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Trump, 100 giorni per ridare grandezza all'America

“Make America Great again”: sul Mall di Washington i venditori asiatici di magliette e cappelli da baseball trovano che lo slogan funziona ancora, e gli affari tirano. Trump l’ha promesso, ma in questi 100 giorni non è riuscito a fare il miracolo di Franklin Delano Roosevelt, che per l’appunto in 100 giorni lanciò il New Deal e rifece grande l’America. Da sinistra. Questo il diario del suo impatto con gli impegni connaturati all’essere l’uomo più potente della Terra.

20 gennaio – Con il solenne giuramento al Campidoglio si inaugura la presidenza Trump. Il 45esimo leader del mondo libero dichiara la fine della “carneficina americana”. Feroce battaglia sui numeri della folla all’insediamento. I media parlano di un evidente calo di presenze rispetto alle cerimonie di Obama. Sean Spicer esordisce, nelle ore successive, come portavoce ufficiale della Casa Bianca e definisce l’inaugurazione Trump la più seguita di persona e in tv. “Punto!”. La chiusa resta nella storia: è il segno del tesissimo e conflittuale rapporto tra media e amministrazione.

21 gennaio – Quasi un milione di donne invade la capitale. Nel mondo sono forse tre milioni. Numeri senza precedenti. “La marcia delle donne” è la risposta più forte e plastica all’inizio dell’era Trump.

22 gennaio – Kellyanne Conway, potentissima consigliera del presidente, tra le vere artefici del suo trionfo elettorale, in una intervista conia la leggendaria espressione “alternative facts“, i fatti alternativi: l’altro lato della realtà.

23 gennaio – Il presidente firma un ordine esecutivo che cancella l’accordo commerciale sulla Trans-Pacific Partnership (TPP). Trump blocca anche i finanziamenti federali alle organizzazioni internazionali non governative che praticano interruzioni di gravidanza. Prende il via un metodico smantellamento dell’eredità di Barack Obama.

25 gennaio –Una nazione senza confini, non è una nazione“. Con queste parole il presidente rilancia una delle promesse elettorale più amate dalla sua base e autorizza la progettazione del muro ai confini con il Messico. Due gli ordini esecutivi. Nel mirino anche le cosiddette “città santuario”, ovvero quelle come New York e Los Angeles che offrono protezione ai clandestini. Quest’ultimo provvedimento sarà bloccato da un giudice federale di San Francisco.

27 gennaio – E’ il giorno del famigerato “muslim ban“, l’ordine esecutivo che impedisce per novanta giorni l’ingresso negli Stati Uniti a persone provenienti da Iran, Iraq, Siria, Yemen, Sudan, Libia e Somalia, tutte nazioni a maggioranza islamica. Le proteste fanno il paio con il caos agli aeroporti. Braccio di ferro tra giudici e amministrazione. Il bando è successivamente sospeso. Intanto Trump accoglie il primo capo di Stato, si tratta del primo ministro Theresa May. 

1 febbraio – Trump ospita a Mar-a-Lago, il suo resort di lusso a Palm Beach, il primo ministro giapponese Shinzo Abe. Il buen retiro in Florida diventa per il presidente la “Casa Bianca invernale”.

13 febbraio – Il generale Michael Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale, si dimette a seguito dell’affaire legato ai suoi contatti con l’ambasciatore russo a Washington. Ha mentito al vicepresidente Mike Pence dicendo di non aver mai discusso di sanzioni. Sarà in seguito sostituito dal generale H.R. McMaster. Il Russiagate è solo agli inizi. Aperte inchieste del Congresso e dell’Fbi. Il ruolo del Cremlino nelle elezioni presidenziali non è ancora chiaro.

15 febbraio – Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, viene ricevuto alla Casa Bianca. “Che gli stati siano uno o due, per me va bene” dichiara Trump.

28 febbraio – Primo discorso al Congresso a cui Trump – decisamente più presidenziale – promette un ritorno alla “grandezza americana”.

4 marzo – Trump accusa Obama di aver fatto intercettare i telefoni della Trump Tower. L’FBI e l’intelligence negano. Trump incolperà anche gli 007 britannici. In molti leggono in questa mossa un tentativo di distogliere l’attenzione dal Russiagate.

6 marzo – Nuovo “travel ban”. Questa volta le nazioni nel mirino sono sei; l’Iraq è stato escluso dal provvedimento che vieta l’ingresso in Usa per 90 giorni. Sara’ in seguito bloccato da un giudice hawaiano.

17 marzo – Prima visita ufficiale della cancelliera tedesca Angela Merkel. Abissali le differenze di vedute. Fredda l’accoglienza.

20 marzo – Il direttore dell’FBI James Comey conferma le indagini in corso sulle interferenze del Cremlino e le presunte connessioni tra lo staff della campagna di Trump e agenti russi.

24 marzo – E’ il giorno della disfatta di Paul Ryan. Dopo settimane di trattative e negoziati, la resa: i repubblicani non hanno i numeri per votare la riforma sanitaria. Proposta di legge ritirata e voto sospeso. Durissimo il colpo: il mantra in campagna elettorale era stato “repeal and replace”, abrogazione e sostituzione immediata dell’Obamacare.

28 marzo – Inizia una “nuova era” per la produzione di energia in America. E’ con queste parole che il presidente Trump revisiona di fatto il Clean Power Plan voluto dal presidente Obama per limitare le emissioni di anidride carbonica. Il cambiamento climatico era stato al centro delle politiche ambientali del suo predecessore. Il presidente firma l’ordine esecutivo circondato – simbolicamente – da una delegazione di minatori. Un insperato revival del carbone.

29 marzo – Richard Burr e Mark Warner, presidente repubblicano e capogruppo democratico della Commissione intelligence del Senato incaricata di indagare sul ruolo del Cremlino nelle elezioni americane, assicurano che le indagini saranno rigorose. Secondo Warner, sarebbero un migliaio i troll e hacker russi che avrebbero disseminato notizie false su Hillary Clinton in stati chiave come Wisconsin, Michigan e Pennsylvania, favorendo la vittoria Trump. Burr e Warner prendono così le distanze dal caso di Devin Nunes, presidente dell’omologa Commissione alla Camera, i cui stretti legami con l’amministrazione Trump gettano dubbi sulla sua capacità di condurre indagini obiettive. Ma è anche il giorno in cui Ivanka, potentissima first daughter, è assunta ufficialmente dalla Casa Bianca con il titolo di assistente. Come suo marito Jared Kushner, che invece svolge la funzione di consigliere, non percepira’ stipendio. La coppia domina oramai la politica della capitale.

31 marzo – Trump firma due decreti esecutivi che dovrebbero ridare vigore al made in Usa e soprattutto colpire gli importatori stranieri. Il primo richiede l’avvio di un’indagine per individuare le cause del disavanzo. Lo studio, i cui risultati sono attesi entro novanta giorni, si focalizzerà sui 16 Paesi con cui gli Stati Uniti hanno avuto l’anno scorso un significativo segno meno. Il secondo decreto invece mira a rafforzare il potere delle agenzie doganali per combattere le pratiche di dumping. L’obiettivo rimane “America first”, virata in chiave protezionista.

5 aprile – E’ il giorno dell’umiliazione di Steve Bannon. Il consigliere di Trump perde il suo posto nel Consiglio di sicurezza nazionale. In tanti lo consideravano il presidente ombra. A decretare la fine politica del controverso ex direttore di Breitbart e suprematista bianco, sarebbe il rivale di sempre: Jared Kushner, giovane e politicamente inesperto, eppure assai influente. La battaglia tra le due anime dell’amministrazione – quella estremista e quella moderata – continua senza esclusione di colpi. L’equilibrio è precario.

6 aprile – A due giorni dall’uso di armi chimiche in Siria, il presidente degli Stati Uniti ordina un attacco militare. L’esercito americano lancia 59 missili Tomahawk sulla base siriana di Al Shayrat. “Un atto di aggressione” lo definisce la Russia. è gelo tra Washington e Mosca. Intanto Trump incontra il presidente cinese Xi Jinping a Mar-a-Lago, in Florida. Sul tavolo le relazioni commerciali Cina-Usa, ma anche le delicate relazioni con la Corea del Nord e le ambizioni nucleari di Pyongyang.

7 aprile – Neil Gorsuch è il centotredicesimo giudice della Corte Suprema americana. Occuperà il posto di Antonin Scalia, vacante da quattordici mesi. E’ la prima vera vittoria dell’amministrazione Trump. La ratifica della sua nomina arriva dopo una lunga battaglia in Senato. Dopo l’ostruzionismo democratico, i repubblicani utilizzano la cosiddetta opzione nucleare, ovvero il cambiamento del regolamento che permette l’approvazione con maggioranza semplice, non più qualificata.

12 aprile – Tesissimo incontro a Mosca tra Rex Tillerson, Segretario di Stato americano ed il presidente russo Vladimir Putin. Le relazioni sono ad un punto “mai così basso”.

13 aprile – Arriva l’inequivocabile prova di forza dell’esercito americano con il lancio della GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast – la “madre di tutte le bombe” – in Afghanistan, sulla provincia Nangarhar al confine con il Pakistan.

16 aprile – Il vicepresidente Mike Pence vola in Corea del Sud, dove inizia un viaggio diplomatico in Asia di dieci giorni. Il numero due delle Casa Bianca invita Pyongyang a non mettere alla prova la pazienza di Trump. Intanto le relazioni con la Cina sono sempre più distese: il presidente non ritiene più che Pechino manipoli la valuta. Tanti i cambiamenti di rotta nel corso dei primi giorni della presidenza.

20 aprile – Trump incontra il premier italiano Paolo Gentiloni a cui chiede di rispettare l’impegno economico con la Nato. Il presidente americano intanto annuncia di “non vedere l’ora di incontrare il papa”. Più tardi Sean Spicer preciserà che l’incontro non è ancora confermato.

23 aprile –Il Messico pagherà per il muro” anche se non subito. Trump conferma in un tweet il progetto del muro ai confini che dovrebbe costare circa 21 miliardi. Non è chiaro se chiederà che i fondi necessari siano inclusi nell’attuale legge di spesa, al voto nei prossimi giorni. Nel caso in cui non dovesse essere approvata, il rischio è quello dello “shutdown”, la paralisi delle attività del governo.

24 aprile – Tensioni nei rapporti con il Canada. Washington vuole imporre una tariffa doganale del 20% sulle importazioni di legno. A rischio anche i prodotti caseari. Sullo sfondo gli accordi del Nafta e la loro revisione. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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