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Trump a Cuba, cambiare accordo o salta tutto

Washington – Donald Trump lancia un ultimatum al regime di Raul Castro: “Metterò fine all’accordo con Cuba, se questo non verrà migliorato nell’interesse del popolo cubano, dei cubani-americani e degli Stati Uniti”, ha scritto su Twitter il neo eletto presidente americano, che durante la campagna elettorale non aveva nascosto l’intenzione di interrompere l’apertura delle relazioni diplomatiche con l’isola inaugurata dall’amministrazione Obama. Nei giorni scorsi Trump aveva definito un “brutale dittatore” Fidel Castro, il cui annuncio della scomparsa è stato dato il 26 novembre. 

 

If Cuba is unwilling to make a better deal for the Cuban people, the Cuban/American people and the U.S. as a whole, I will terminate deal.

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 28 novembre 2016

 

 

  • L’avvio del disgelo e la visita di Obama 
    Negli ultimi due anni Usa e Cuba sono stati protagonisti di un disgelo che ha portato alla normalizzazione delle relazioni a lungo congelate dopo la Guerra Fredda: il culmine è stata la visita del presidente Barack Obama a Cuba nel 2016, la prima di un presidente americano nell’isola dopo quella di Calvin Coolidge nel 1928. Gradualmente le aziende americane, a lungo escluse da un mercato di 8 milioni di persone, hanno cominciato a guardare a Cuba: numerose compagnie aeree hanno inaugurato rotte verso l’Avana, aziende telefoniche hanno firmato accordi di roaming, Marriott ha avviato una joint venture per gestire alcuni alberghi locali, una nave crociera ha cominciato a salpare verso i porti cubani.


     

  • Cosa potrebbe fare Trump per frenare il processo
    Se volesse fermare l’operazione ‘reset’, potrebbe innanzitutto declassare la rappresentanza diplomatica all’Avana (non più ‘ambasciata’ ma di nuovo ‘Sezione di Interessi degli Stati Uniti’). Inoltre, limitare i viaggi dei cittadini americani verso l’isola, penalizzare le aziende che fanno affari con Cuba, limitare l’immigrazione verso gli Usa. Infine potrebbe anche reimporre limiti all’import di sigari e rum, e attenersi alla promessa di mantenere (se non rafforzare) l’embargo nel prossimo futuro.
     
  • Il pressing degli esuli
    Il pressing della comunità cubana americana, ferocemente anticastrista, è forte e gli chiede di mantenere l’impegno di “far marcia indietro sugli ordini esecutivi di Obama”. Pepe Hernandez, storico capo della Fnca, la fondazione cubano-americana e veterano della Baia dei Porci, ha detto di recente a Fox News che l’associazione sta facendo pressione sul ‘transition team’ per avere un incontro. Sono moltissimi gli esuli balzati giù dal letto il 26 novembre alla notizia della morte di Fidel Castro che si sono riversati per le strade di Miami e nei piccoli centri della Florida. A decine si sono ritrovati sventolando bandiere di fronte al caffè Versailles di Miami, il famoso bar – che è un po’ il simbolo degli esuli di Cuba – scenario di festeggiamenti simili ogni volta che negli anni, si vociferava la morte di Castro o che venivano organizzate manifestazioni di protesta o riunione degli esuli.

4 da madrugada em Miami

Cubanos nas ruas comemorando a morte do ditador genocida Fidel Castro pic.twitter.com/lMwGic3egL

— Corotinho (@Corotenho) 26 novembre 2016

 

 

  • Che cosa ha detto Trump in campagna elettorale
    “Le concessioni” dell’amministrazione Obama possono essere facilmente riviste (molte sono state prese con ordini esecutivi). Per questo Trump le spazzerà via se non avrà risposte adeguate; risposte alle domande di “liberta’ religiosa e politica per il popolo cubano e di libertà per i prigionieri politici”.
     
  • Il voto cubano importante per conquista Florida
    Secondo un sondaggio New York Times-Siena, a settembre il sostegno per Trump è passato dal 33 al 52 per cento. Il presidente eletto si trova dunque nella posizione di chi deve rispondere alle attese.
     
  • A chi fa gola il business con i Caraibi 
    Negli States sono molte le ziende americane che fanno affari con il mercato caraibico (e impiegano molti di coloro che hanno votato Trump); è probabile che, se le sanzioni fossero ristabilite, molte aprirebbero contenziosi con il governo, gli agricoltori del Midwest non vedono l’ora di vendere i loro prodotti a Cuba. Non solo. Secondo la rivista Bloomberg Businessweek, chi vuole fare affari con Cuba è anche una società di Trump: i manager di Trump Organization -che gestisce 18 campi da golf in 4 Paesi, tra cui Scozia e Emirati Arabi Uniti- hanno messo gli occhi sull’isola da tempo. Nel marzo scorso, la Cnn ha chiesto direttamente a Trump se fosse interessato ad aprire un hotel sull’isola e lui ha riposto affermativamente. “Vorrei, vorrei… Al momento giusto, quando sarà consentito. Al momento, no”. Questo non ha impedito però ai suoi manager di andare a Cuba nel 2012 e nel 2013, e addirittura anche nel 2015, aggirando l’embargo.

 

Per approfondire:

CNN – Fidel Castro dies: What now for US-Cuba relations?
CNN- Trump backs U.S.-Cuba diplomatic relations

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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