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Trump al mondo arabo: “Fate la vostra scelta contro l'estremismo”

Il Bene è Riad, che va armata fino ai denti; il Male è Teheran, che ha scelto il dialogo con l’Occidente. Donald Trump rispolvera la visione del clan Bush e, seppellendo quella di Barack Obama, ignora il risultato elettorale iraniano, che due giorni fa ha consegnato la vittoria al fronte del disgelo con la comunità internazionale incarnato dal presidente Hassan Rohani.

Trump porta “messaggio di amicizia e amore”

Lontano anni luce (ma solo apparentemente) dal giorno in cui si inventò il bando all’ingresso dei musulmani di sette paesi negli Stati Uniti, il presidente americano ha portato a una platea di capi di Stato e di governo musulmani riuniti a Riad un messaggio di “amicizia, speranza e amore”, ma con un obiettivo: la nascita di “una coalizione di nazioni che estirpi l’estremismo”. L’ambizione di Washington è la stessa espressa da ogni presidente americano almeno da George Bush in poi: “Questo incontro deve segnare l’inizio della fine per il terrorismo e l’inizio della pace per il Medio oriente”, ha detto Trump, che senza entrare nel merito dei temi rendono la ricerca della pace un groviglio abbastanza complicato, e forse troppo faticoso da affrontare, ha esortato la platea: “Cacciate via gli estremisti, cacciateli dalle vostre comunità, dalla vostra terra santa, non rendete la vostra terra un loro santuario. Chiunque si trovi in questa sala, deve fare la propria parte”.

L’accusa di Trump: “L’Iran finanzia il terrorismo”

Non è e non poteva essere, dunque, un appello contro l’Islam, l’atteso discorso di Trump, ma l’offerta di una alleanza, magari solo con una parte di esso contro l’altra: “La lotta – ha sottolineato – non è tra fedi diverse, ma tra criminali che vogliono cancellare la vita umana e persone di tutte le religioni che cercano di proteggerla”. “Questa – ha continuato – è una lotta tra il bene e il male”, dove il ‘male’, è, appunto, incarnato dalla Repubblica islamica dell’Iran, indicato prima dal re saudita Salman come il Paese che “è alla testa del terrorismo nel mondo”. “L’Iran – ha ribadito Trump – finanzia gruppi estremisti che hanno diffuso caos in tutta la regione. Per decenni l’Iran ha portato distruzione in Israele e morte in America. Uno degli atti più destabilizzanti dell’Iran è in Siria”, dove sostiene gli attacchi chimici di Bashar Assad.

Il direttore della Stampa: La svolta strategica nel Golfo

“Il regime iraniano ha fatto soffrire troppo il proprio popolo, tutte le nazioni dovranno isolarlo e pregare per il giorno in cui il popolo iraniano avrà il governo giusto, il governo che merita”, ha aggiunto Trump, che poco prima aveva assicurato: “Non siamo qui per dire come gli altri popoli devono vivere. Siamo qui per offrire una collaborazione, basata su interessi e valori condivisi”

“Le nazioni del Medio Oriente decidano che futuro vogliono”

Tutti contro Teheran, dunque, e contro l’estremismo: gli Stati Uniti, ha proseguito il presidente americano ignorando pericolosamente la complessità dello scisma tra sunniti e sciiti, “sono pronti a schierarsi al vostro fianco ma le nazioni del Medio Oriente non possono attendere la potenza americana per annientare un loro nemico” e “devono decidere che genere di futuro vogliono per se stesse, i propri paesi i propri bambini”. Quello americano, ha spiegato, “è un realismo fondato sui principi”: Washington “non interferirà, ma cercherà riforme graduali. Laddove possibile”. In ogni caso, ha assicurato Trump, “i nostri amici non dovranno mai dubitare del nostro sostegno, della nostra determinazione”. L’alleanza contro il terrorismo parte dal taglio dei finanziamenti al terrorismo. Per questo, ha annunciato Trumpp, Washington ha siglato un’intesa in questa direzione con i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. “Uniti non falliremo, non possiamo fallire”, ha concluso il presidente americano, che in circa 34 minuti non ha minimamente toccato le responsabilità nel terrorismo internazionale e nelle guerre in Medio Oriente di gran parte degli uomini di fronte a lui. Soprattutto, accanto a lui, a partire proprio dal re saudita, ammirato da Trump per la sua “incredibile e potente leadership”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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