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Trump avanza, è testa a testa con la Clinton

Roma – Segna meno otto giorni il contatore per le elezioni alla presidenza degli Stati Uniti dell’8 novembre. E più incerto si fa, stando ai sondaggi, il confronto tra i due candidati. La democratica Hillary Clinton, dopo la riapertura dell’inchiesta Fbi sulle sue mail, ha sofferto un nuovo calo rispetto a Donald Trump, il candidato repubblicano: i due ormai sono testa a testa. Al fianco di quest’ultimo, in vista dell’8 novembre, torna in campo dopo una lunga assenza la moglie Melania, che ha annunciato un intervento pubblico per giovedì. Ma intanto crescono i dubbi sulla tempistica della nuova inchiesta avviata dall’Fbi sulle email di Hillary Clinton. Gli agenti dell’Fbi trovarono la mole di messaggi di posta elettronica nel computer di Anthony Weiner ai primi di ottobre. Weiner è l’ex marito della donna che, da anni, è il braccio destro di Clinton, Huma Abedin; e tra quelle e-mail c’erano anche i messaggi appartenenti alla Abedin. Gli agenti dell’Fbi aspettarono settimane per informare il direttore James Comey: gli hanno fornito un aggiornamento completo solo giovedì scorso e lui il giorno dopo ha preso la decisione di informare i membri del Congresso. I democratici sono adesso furiosi del passo fatto in dirittura d’arrivo della campagna elettorale e si interrogano sulla scelta dei tempi.

SONDAGGI AMARI, MA LO STAFF DI HILLARY OSTENTA OTTIMISMO

Secondo Abc News/Washington Post, il vantaggio della Clinton si è assottigliato a un solo punto percentuale su Trump: 46 a 45. Circa un terzo dei 1.600 elettori americani intervistati si è dichiarato meno propenso a sostenere la candidata democratica dopo la nuova inchiesta sulle mail. Un buon 63%, tuttavia, si dice convinto che l’indagine non produrrà conseguenze. Non ai soli cittadini, ma un pò a tutti (dai media al ministro della Giustizia) è apparsa inusuale la richiesta al Congresso fatta dal capo della Fbi, James Comey, di riaprire una inchiesta che pareva chiusa a luglio scorso.

Via libera a Fbi per e-mail collegate alla Clinton

Il capo della campagna elettorale della Clinton, tuttavia, ha assorbito con disinvoltura e rilancia con ottimismo, in una trasmissione domenicale sulla Nbc: Robby Mook, in particolare, si dice soddisfatto dell’andamento del voto anticipato, che è – lo attesterebbero gli oltre cinquantamila volontari che lui ha sparso per l’America – a favore della Clinton. I numeri, ha rilevato, mostrano una “partecipazione senza precedenti”. Che il voto anticipato – ammesso in varie forme in tutti gli Stati americani, di persona o per corrispondenza, con o senza motivo scritto – favorisca il candidato più organizzato sembra ormai stabilito. Ma forse Mook forza un pò per ostentare che nulla, neanche l’emailgate, può inceppare la corsa di Hillary.

TRUMP E IL JOLLY MELANIA

La carta jolly, per il candidato repubblicano, potrebbe essere la moglie Melania, l’ex modella sposata nel 2005 e che dimostra verso il coniuge un sostegno incondizionato. Terrà un discorso giovedì 3 novembre in Pennsylvania, ha annunciato oggi con un tweet la coordinatrice della campagna di Trump, Kellyanne Conway. Melania parteciperà a un meeting nei pressi di Philadelphia, come aveva annunciato Donald nei giorni scorsi forzando l’apparente ritrosia della moglie che si diceva finora più intenta alle cure del figlio Baron. Quello di giovedì prossimo sarà il primo importante intervento pubblico di Melania dopo lo scandalo che scoppiò a luglio scorso durante la Convention Repubblicana, quando fu accusata di avere plagiato il discorso tenuto dall’attuale first lady, Michelle Obama, alla Convention Democratica del 2008. Successivamente la responsabile dei discorsi di Trump, Meredith McIver, si assunse la responsabilità dell’accaduto e mise l’incarico a disposizione. Stavolta c’è da credere che le frasi di Melania, parola per parola, avranno il bollino della originalità. Non si rischia, a cinque giorni dal voto. (AGI)

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