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Trump ballerino per Lie Lie Land (il paese delle bugie)

Al posto di Ryan Gosling c’è Donald Trump, mentre Emma Stone è rimpiazzata dal primo ministro britannico Theresa May; i due leader politici ballano leggiadri lo swing, mentre sulle loro teste compare la scritta “Lie Lie Land” (Il Paese delle bugie): è l’ultimo graffito dedicato a Trump della street artist britannica Bambi che ha preso in prestito la locandina di “La La Land”, film di Damien Chazelle vincitore di 7 Golden Globe e candidato a 14 premi Oscar.

Il murale ha fatto la sua comparsa mercoledì a Islington, un bordo nella parte nord di Londra. L’ispirazione Bambi l’ha presa proprio dalle moltissime locandine che tappezzano Londra. “Una coppia felice danza nel mondo senza problemi. Il film è stato realizzato durante un periodo buio per la politica del nostro mondo, quando il nostro governo ha mentito”, ha spiegato all’Huffington Post l’artista, secondo cui la Gran Bretagna ha “letteralmente tenuto per mano Trump nella sua ascesa al potere“. 

L’opera arriva all’indomani della decisione del governo inglese di rigettare ufficialmente la petizione firmata da 1,85 milioni di persone per cancellare la visita di Stato di Trump annunciata a fine gennaio. Un invito arrivato troppo presto, è la contestazione dei firmatari, che hanno chiesto un eventuale declassamento della visita di Stato a semplice visita internazionale. 

“Il femminile di Banksy” o il “maschile di Bambi”?

Apprezzata da star del calibro di Robbie Williams, Adele, Rihanna e Kanye West, Bambi è considerata “il femminile di Banksy“. E come lui è gelosissima della sua identità che, sin dalla comparsa nel 2010 del primo graffito firmato, è tutt’ora un mistero. “E’ frustrante essere considerata il femminile di Banksy piuttosto che un’artista e basta”, ha dichiarato in un’intervista al Guardian in cui si è detta una “convinta femminista”.

“E’ l’esempio perfetto di come la nostra sia una società dominata dagli uomini”, ha detto “i maschi fissano gli standard e le donne vengono misurate in base a essi”. E sebbene sia una fan di Banksy (che nell’intervista chiama il “maschile di Bambi”) il suo idolo è Emily Davison, “una suffragetta che ha dato la sua vita per la causa”.

A nove anni la prima bomboletta

Nata e cresciuta a Londra, Bambi ha raccontato al Guardian i suoi esordi. “Credo che la mia carriera sia inziata a nove anni, quando per il mio compleanno mi regalarono la prima bomboletta spray. Dopo aver colorato tutti i preziosi oggetti di mia madre, comprese le sue porcellane, sono uscita fuori casa e con degli stencil ho disegnato una serie di stelle sul cofano di una Rolls Royce parcheggiata fuori casa dei miei”. 

L’anonimato che ossessiona la Gran Bretagna

In breve tempo le auto furono sostuite con i muri del West End. Ma non senza conseguenze. “Ho deciso di mantenere l’anonimato perché una volta sono stata in cella e non è piacevole“. Una decisione che l’ha costretta a dire di no alla proposta di Harry Styles degli One Direction di pitturare un muro della sua casa. 

Proprio come accade per Banski, l’anonimato di bambi è diventato un’ossessione per i media, soprattutto dopo una dichiarazione della street artist in cui alludeva a una carriera parallela come cantante pop. Da Geri Hallywell ad Adele, il nome di Bambi è stato affiancato a quello di tutte le principali cantanti inglesi. 

L’arte secondo Bambi

“E’ fantastico che i graffiti e gli street artist stiano avendo questo successo. E’ un’arte con un messaggio sociale che può essere realizzata da chiunque sappia maneggiare una bomboletta spray e voglia rischiare l’arresto”, ha spiegato Bambi. “L’arte dovrebbe essere fatta dalle persone per le altre persone, e dovrebbe essere gratis”. 

Per approfondire:

L’articolo del Guardian – Bambi: graffiti artist on why she’s more than just a ‘female Banksy

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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