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Trump: chi è  Betsy DeVos, sorella fondatore di Blackwater

Washington – Betsy DeVos si aggiunge a Nikki Haley, designata come inviata all’Onu, in una giornata che ha visto la squadra che cura la transizione alla Casa Bianca indicare due donne in altrettante cariche istituzionali.

DeVos, sorella di Erik Prince, fondatore della chiacchierata compagnia di sicurezza Blackwater, è nota come uno dei più grandi donatori del partito repubblicano: arriva dal Michigan, dove ha militato con entusiasmo nel movimento che sostiene l’opzione fiscale e quella dei voucher per permettere ai genitori di scegliere la scuola privata per i propri figli.

“Guidati da lei – ha detto Trump – riformeremo il sistema di istruzione americano e spezzeremo quella burocrazia che ha frenato la crescita dei nostri bambini”. Betsy DeVos è presidente del gruppo di investimento Windquest, il cui core business è l’energia pulita, e guida sia la ‘Dick and Betsy DeVos Family Foundation’, sia la ‘American Federation for Children’, che si batte per “rompere le barriere alla scelta nell’istruzione”, ma il suo nome viene già associato tramite quello del fratello (che secondo la rivista ‘Intercept’, dell’ex giornalista del Guardian Glenn Greenwald, è indagato negli Usa per riciclaggio e vendita illegale di servizi ai militari a governi stranieri), sui Twitter liberal americani, all’azienda che forniva mercenari per la guerra in Iraq e che finì per creare non pochi problemi alla famiglia Bush quando i contractors uccisero a tradimento diciassette civili, tra cui diversi bambini, nella piazza Nisur i Baghad durante la guerra in Iraq. Era il 16 settembre del 2007. La strage provocò rabbia e risentimento fra gli iracheni, che revocarono la licenza alla compagnia statunitense, poi rinominata Xe Services e Accademi nel 2011. Nove anni dopo quel fatto, che ha visto arrivare a ottobre dello scorso anno quattro condanne (tre a 30 anni e una all’ergastolo), Blackwater, cacciata dalla porta della Casa Bianca nel 2009 con l’arrivo di Barack Obama, sembra rientrare dalla finestra del nepotismo incorniciata nell’edificio che Donald Trump sta costruendo. Erik Prince, d’altronde, non aspettava altro che questo: “Avrei potuto far combattere i miei contractors in Siria – ha dichiarato nel settembre del 2014 – se Obama non avesse distrutto il mio business”.

Per approfondire:

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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