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Trump chiama Scaramucci, l'uomo che “licenziò” tre reporter della Cnn

Terremoto alla Casa Bianca: il portavoce Sean Spicer ha rassegnato le dimissioni dopo che il presidente Donald Trump ha nominato il finanziere Anthony Scaramucci nuovo direttore delle comunicazione.  

Anthony Scaramucci, l’uomo voluto da Ivanka

Scaramucci, 53 anni, milionario che ha iniziato la sua carriera a Goldman Sachs, repubblicano di ferro (malgrado abbia votato per sua ammisisione Barack Obama e sostenuto la Clinton), salendo sul palco in sala stampa ha immediatamente annunciato che a sostituire Spicer sarà Sarah Huckabee Sanders, già vice portavoce. Il presidente ha chiesto a Spicer di restare ma lui ha rifiutato perché contrario alla nomina di Scaramucci che sarebbe diventato il suo capo.

La scelta di Scaramucci era caldeggiata dalla figlia del presidente, Ivanka Trump e dal marito, Jared Kushner, e osteggiata dal capo stratega, Steve Bannon, e dal capo di gabinetto, Reince Pribus. La Casa Bianca era senza un direttore della comunicazione dallo scorso maggio, quando Mike Dubke si dimise nell’ambito del primo rimpasto dell’amministrazione.

Scaramucci costrinse alle dimissioni tre giornalisti della Cnn che in un articolo lo avevano collegato a fondi di investimento russi al centro di una presunta indagine a Washington. “Non mi piacciono le fake news”, ha affermato Scaramucci presentandosi quasi come un surrogato del presidente che ricorda molto anche nel look, compresa la capigliatura, sebbene sia moro.

Spicer: “Mi dimetto per garantire un nuovo inizio”

Spicer ha spiegato di essersi dimesso per garantire al presidente “un nuovo inizio” mentre la Sanders ha tenuto a puntualizzare che il suo ex capo aveva “capito” che Trump voleva cambiare la squadra. La stessa nuova piortavoce del presidente ha letto un messaggio di Trump in cui dichiara: “Sono grato per il lavoro di Spicer, a nome della mia amministrazione e del popolo americano. Gli auguro successo mentre si muoverà nella ricerca di nuove opportunità. Guardate solo ai suoi rating televisivi”.

Durante i suoi primo sei mesi in carica, però, il presidente non ha risparmiato a Spicer umiliazioni, costringendolo a false verità o smentendolo via Twitter. Lo smacco più clamoroso fu quando lo tagliò fuori dalla delegazione della Casa Bianca ricevuta dal Papa, a Roma. Spicer, che è cattolico, ci teneva molto. 

“E’ stato un onore e un privilegio servire” il presidente Donald Trump “e questo incredibile Paese. Continuerò il mio servizio fino ad agosto”, ha dichiarato Spicer via Twitter.

It’s been an honor & a privilege to serve @POTUS @realDonaldTrump & this amazing country. I will continue my service through August

— Sean Spicer (@PressSec) 21 luglio 2017

Il nuovo terremoto segnala, ancora una volta, una guerra di fazioni in seno alla Casa Bianca ma Scaramucci ha minimizzato, dicendo che gli sarebbe piaciuto se Spicer fosse rimasto. “Non ho alcun tipo di frizione con Sean. Non ho alcun tipo di frizione con Reince”, ha tenuto a sottolineare. “Spero che Spicer faccia un sacco di soldi”, ha poi aggiunto.

La parabola di Spicer: le 5 gaffe più famose 

Sean Spicer, con il suo fare aggressivo è diventato una caricatura, spopolando in tv come personaggio tra i più imitati. Ripercorriamo le sue gaffe più clamorose:

  1. Memorabile fu l’esordio sul podio della sala stampa, quando con fare rabbioso, accusò i media di aver ridimensionato il numero di persone che hanno seguito l’inaugurazione di Trump. “E’ stata l’inaugurazione più seguita della storia. Punto”, aveva tuonato.
  2. Una delle sue gaffe più clamorose fu quando disse che neppure Adolf Hitler aveva usato il gas per uccidere, come aveva fatto il presidente siriano Bashar al-Assad con le armi chimiche contro la sua gente.
  3. Nel comunicato della Casa Bianca, nel ‘Giorno della Memoria‘ per l’Olocausto, dimenticò di menzionare gli ebrei.
  4. Sul “Muslim ban”, che vieta l’ingresso in Usa ai cittadini provenienti da 6 Paesi a maggioranza islamica, disse che non era un bando, anche se il presidente in persona lo aveva definito tale. Incalzato rispose: “il presidente ha usato le stesse parole che usano i media”.
  5. Per non parlare di quando entrò in sala stampa con la spilletta della bandiera americana a testa in giù.

Il ruolo di Spicer con i giornalisti era già stato ridimensionato, con la vice Sanders che ha preso il suo posto nei briefing quotidiani.

Scaramucci ex grande fan di Obama e Hillary

L’appena designato capo della comunicazione della Casa Bianca, l’italo americano Anthony Scaramucci non è sempre stato un fan di Donald Trump. Anzi. Tutt’altro. In passato ha fatto donazioni per Barack Obama (che ha anche votato) e Hillary Clinton e solo poche ore prima di accettare l’incarico ha cancellato dal suo account twitter @Scaramucci, vecchi cinguettii in cui criticava il suo attuale capo. Lo riferisce il Daily Beast citando vari tweet scoperti dal reporter Josh Billinson e poi candellati da Scaramucci che, quando era solo un finanziare di Wall Street, donò alle campagne presidenziali di Obama e Clinton nel 2008, rispettivamente 5.600 dollari al primo e 4.600 alla seconda.

Anthony Scaramucci Loved #Hillary, Gave to #Obama, and Deleted Anti-#Trump Tweets https://t.co/oQtEG5bL4e via @thedailybeast

— AM Joy w/Joy Reid (@amjoyshow) 21 luglio 2017

Cronologia di tweet che imbarazzano Scaramucci:

  • Novembre 2011 – Afferma che aveva votato per Obama e prima per Bill Clinton
  • 1 febbraio 2012 – Commenta il “sostegno di Trump a (Newt) Gingrich (esponente conservatore repubblicano). Strano ragazzo. Così intelligente ma con scarso senso del giudizio”, parlando dell’attuale presidente.
  • 16 aprile 2012 – Scrive su Twitter: “Spero che Hillary Clinton si candidi nel 2016. E’ così incredibilmente competente”.
  • Agosto 2015 – In un’apparizione sulla Fox News definisce Donald Trump “un politico dilettante” la cui retorica “è antiamericana e molto, molto divisiva” e gli consiglia di cambiare subito atteggiamento.
  • 1 dicembre 2015 – Scaramucci critica Trump per il suo progetto di costruire un muro lungo il confine con il Messico: “I muri non funzionano. Non lo hanno mai fatto. Il muro di Berlino 1961-1989 non è caduto da solo”, cinguetta sopra una foto della vecchia barriera che separa in due l’attuale capitale tedesca.  

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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