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Perché il Ciad è stato inserito da Donald Trump nella lista nera dei Paesi i cui cittadini non possono entrare negli Usa? Insieme a lui, ci sono nazioni del calibro di Iran, Siria, Libia e Corea del Nord. Cosa ha a che spartire con loro? Allo stupore genuino delle autorità di N’Djamena, da tempo prezioso alleato in Africa nella lotta al terrorismo, si è aggiunto quello di analisti, esperti e giornalisti, tutti a chiedersi cosa abbia spinto l’amministrazione Usa a colpire così il Paese.  

La spiegazione ufficiale in una nota sostiene che, sebbene sia un partner “importante e di valore” nella lotta contro il terrorismo islamico, N’Djamena “non condivide adeguatamente informazioni relative alla sicurezza pubblica e al terrorismo”. A questo si aggiunge che ci sono “diversi gruppi terroristici attivi all’interno del Ciad o nella regione circostante, inclusi elementi di Boko Haram, l’Isis nell’Africa occidentale e al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim)”. La messa al bando quindi è giustificata dal “significativo rischio legato al terrorismo proveniente da questo Paese”. Ma, obiettano in molti, a guardare i vicini africani la situazione in Ciad non sembra così critica, anzi. Basti pensare alla Nigeria sotto i colpi di Boko Haram o il Mali dove i caschi blu sono spesso oggetto di attacchi di miliziani.

Un Paese in prima linea contro il terrorismo

Al contrario, il Ciad ospita a N’Djamena il quartier generale della Multinational Joint Task Force (Mnjtf) contro Boko Haram ed è stato coinvolto nelle operazioni militari in Mali e Repubblica Centrafricana. Per non parlare del fatto che ha ospitato per tre volte le esercitazioni militari annuali a guida Usa nell’Africa occidentale ed è sede anche delle truppe francesi impegnate nell’Operazione Barkhane. “La reazione è stata di sorpresa e poi indignazione: non capiamo come il nostro Paese abbia guadagnato questa mancanza di fiducia da parte degli Stati Uniti”, ha commentato Nour Ibedou, direttore dell’Associazione ciadiana dei diritti umani. “Dal mio punto di vita, non ha assolutamente alcun senso”, ha confermato John Campbell, ex ambasciatore americano in Nigeria. Da parte sua il governo ciadiano – esprimendo “incomprensione” – ha chiesto a Trump di rivedere la scelta che “danneggia seriamente l’immagine del Ciad e le buone relazioni tra i due Paesi”. Le ragioni ufficiali, ha aggiunto, “contrastano con gli sforzi e l’impegno del Paese nella lotta contro il terrorismo”.  

Come ha sottolineato Richard Moncrieff, direttore per l’Africa Centrale all’International Crisis Group, “non abbiamo nessuna indicazione significativa di altre violente attività estremiste (oltre Boko Haram), quindi da questo punto di vista è completamente sconcertante”. Senza contare che “Ue, Francia e Stati Uniti in particolare oggi considerano il presidente ciadiano Idriss Déby come il loro principale partner nella lotta contro il terrorismo nel Sahel”. Ma Washington difende la decisione. Secondo Dave Lapan, portavoce del dipartimento per la Sicurezza nazionale americano, “tutti i Paesi sono stati misurati rispetto agli stessi criteri, quindi sono stati sanzionati in conformità con il loro mancato rispetto di tali criteri. Paesi che hanno soddisfatto i requisiti – e in alcuni casi inizialmente non l’avevano fatto ma poi hanno alzato l’asticella – non devono affrontare restrizioni”. Diverso il destino per quei Paesi che non ci riescono, “a prescindere dal numero di cittadini che viaggiano verso gli Stati Uniti”.

Il Sudan, invece, ora è fuori dal ‘travel ban’

  A rendere ancora più ‘dolorosa’ per N’Djamena l’inclusione nella lista nera è il fatto che il vicino Sudan, definito fin dal 1997 Paese sponsor del terrorismo e finito nel mirino della comunità internazionale per la crisi in Darfur, è stato invece ritirato dal ‘Travel Ban’ americano e potrebbe presto vedere la revoca delle sanzioni economiche. La Bbc ha ricordato il tentativo l’anno scorso delle autorità di N’Djamena di riscuotere una multa da 74 miliardi di dollari da Exxon Mobil, accusato di non pagare le royalty dovute. All’epoca, il gigante petrolifero americano era guidato da Rex Tillerson, oggi segretario di Stato americano. La cifra astronomica non venne sborsata perché le parti trovarono un accordo, ma la stessa emittente britannica sottolinea che “è poco per suggerire che sia questa la causa della messa al bando”. Intanto, la decisione non solo ha gettato nello sconcerto l’alleato ciadiano ma ha suscitato obiezioni anche di funzionari del Pentagono e del dipartimento di Stato, preoccupati – ha riferito il New York Times – che questa possa danneggiare gli interessi di sicurezza americani a lungo termine.  

“La confusione sul trattamento di un alleato chiave americano nella lotta al terrorismo invia il messaggio che degli Stati Uniti non ci si può fidare come partner affidabili”, ha sottolineato Monde Muyangwa, direttore del programma sull’Africa al Woodrow Wilson International Center for Scholars. Trump ha accettato la raccomandazione di Elaine C. Duke, segretario per la Sicurezza nazionale, convinta che il Paese africano abbia fatto troppo poco per sconfiggere gli estremisti islamici. Non tutto è perduto, però, o almeno è così che ha lasciato intendere il consigliere per la Sicurezza nazionale, il generale Herbert Raymond McMaster, sostenendo che “la lista non è immutabile. Sul Ciad, c’è stato un vero dibattito”. Il tasto dolente è la condivisione di informazioni, ha spiegato, ma “forse in un paio di mesi” N’Djamena potrebbe soddisfare i requisiti americani.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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