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Trump-Clinton, già 4 milioni di dollari raccolti online per ricontare i voti

Roma – Raccolta fondi da record per finanziare il riconteggio dei voti in Pennsylvania, Wisconsin e Michigan, i tre Stati chiave che hanno portato alla vittoria di Donald Trump. Stati di tradizione democratica, su cui si concentrano sospetti di anomalie nel voto per le presidenziali Usa dell’8 novembre. La candidata dei Verdi per la Casa Bianca, Jill Stein, è riuscita a superare in 48 ore i 4 milioni e 600mila dollari, superando la cifra necessaria per il riconteggio in Wisconsin e in Pennsylvania, e punta ora a raggiungere quota 6-7 milioni, per coprire le spese per la verifica negli Stati ‘incriminati’.

Perché in molti pensano che gli hacker russi abbiano fatto vincere Trump (e la Clinton può ancora fare ricorso)

Sulla pagina web aperta per il crowdfunding le donazioni continuano ad aumentare minuto per minuto e sono stati raccolti oltre 4 milioni e 600mila dollari. “Esperti hanno identificato, in modo indipendente, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin come Stati in cui anomalie statistiche causano preoccupazione”, si legge nel testo della raccolta fondi, in cui si chiarisce che il riconteggio dei voti “non è teso ad aiutare Hillary Clinton“, la candidata democratica sconfitta da Donald Trump, ma fa parte di un movimento per “tentare di mettere in luce l’inaffidabilità del sistema elettorale americano”.

Le scadenze per presentare le mozioni 

Stein ha spiegato che tutti i soldi raccolti saranno destinati a coprire le spese per il riconteggio dei voti nei tre Stati, a cominciare dal Wisconsin, dove la scadenza per la presentazione del ricorso è venerdì 25 novembre. Per la Pennsylvania il termine è scaduto, ma è possibile presentare la richiesta dietro petizione di almeno tre elettori e il pagamento di 50 dollari. In ogni caso, deve avvenire entro 5 giorni dalla diffusione dei risultati ufficiali, quindi entro lunedì 28 novembre. Per il Michigan la data ultima è il 30 novembre. “Non possiamo assicurare che avvenga il riconteggio in ognuno di questi Stati, possiamo solo promettere che presenteremo la richiesta”, ha assicurato l’ex candidata dei Verdi alle presidenziali.

La mappatura del web

I ricercatori hanno analizzato capillarmente i contenuti del web per risalire alle origini dei tweet e ‘mappare’ le connessioni tra gli account dei social media e hanno scoperto che spesso i messaggi erano sincronizzati. Non solo: i codici web qualche volta rivelavano una proprietà comune e in altri casi addirittura intere frasi venivano rilanciate dai siti e dai social media in rapida successione, confermando l’esistenza di reti collegate e controllate da un unico soggetto. 

Cosa si è scoperto

C’era la macchina della propaganda russa dietro la storia fasulla di un manifestante anti-Trump pagato migliaia di dollari per partecipare ai comizi (una storia tirata fuori per primo da un polemista, ma poi ‘cavalcata’ e rilanciata dalla campagna di Trump). Le ultime settimane prima del voto sono state inondate da notizie su presunte irregolarità elettorali, accuse di brogli, e persino voci di rischi di violenze in caso di vittoria di Clinton. 

La propaganda russa

Secondo l’ex ambasciatore Usa in Russia Michael A. McFaul, è stato sorprendente lo smaccato sostegno di RT e Sputnik a Trump, anche attraverso l’utilizzo dell’hashtag #CrookedHillary, Hillary corrotta, spinto dal candidato repubblicano. Del resto, ha rilevato ancora l’ambasciatore, attualmente direttore del Freeman Spogli Institute for International Studies della Standford University, non è una novità che la propaganda russa lavori sistematicamente per indebolire i nemici.

Il Washington Post cita un rapporto, denominato Rand, che ha rintracciato lo stesso tipo di propaganda anche nella guerra tra Russia e Georgia nel 2008; nel 2014 per l‘annessione della Crimea e per giustificare l’intervento militare in Siria; e addirittura nella campagna elettorale pro-Brexit che ha preceduto il referendum in Gran Bretagna.

Ma il momento cruciale è stato nel 2011 quando il partito di Putin fu accusato di aver truccato le elezioni: ne nacquero proteste per le quali Putin accusò l’amministrazione Obama (e l’allora segretario di Stato Hillary Clinton). Putin, ex agente del Kgb, annunciò allora, durante una visita alla RT, che all’epoca era conosciuta come Russia Today, di voler rompere il “monopolio anglosassone sul flusso dell’informazione globale”.

Tra l’altro RT trasmette in tutto il mondo in diverse lingue, ma soprattutto on-line; e il suo canale in inglese su YouTube ha 1.85 milioni di abbonati e ha avuto un totale di 1.8 miliardi di visualizzazioni, piu’ visto del canale Cnn di YouTube. Considerato un organo di propaganda, il sito ha via via guadagnato credibilità negli ambienti conservatori americani. Secondo Tubular Labs, i video di Next News Network, uno dei siti che maggiormente promuove i messaggi del movimento alt-right, sospinti dalle manovre russe, solo in ottobre sono stati visualizzati 56 milioni di volte. 

 

Per approfondire:

Aggiornato alle 12.15 del 25 novembre

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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