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Trump e la telefonata al presidente cinese che non c'è ancora stata

Sono 19 i capi di Stato e di governo che hanno parlato con Donald Trump dal giorno del suo insediamento: una lunga lista che va dal presidente ucraino, Petro Poroshenko, al premier neo-zelandese Bill English, ai leader europei (compreso il presidente del Consiglio italiano. Su questa lista manca però un nome, e di un certo peso: il presidente cinese Xi Jinping.

Dal 20 gennaio a oggi nessun contatto diretto

Contrariamente a quanto avvenuto con la passata amministrazione, i due leader non hanno ancora avuto contatti diretti, se non prima che Trump si installasse alla Casa Bianca. Subito dopo il voto dell’8 novembre, infatti, Xi aveva inviato un telegramma di congratulazioni e c’era stata una telefonata tra i due. A questa, erano seguiti gli auguri per le feste, stando a quanto ha riferito il presidente americano in un’intervista al Wall Street Journal il 13 gennaio. 

Ma nessun contatto diretto. E sulla tempistica di una possibile chiamata, lo stesso portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lu Kang, è rimasto vago. In una conferenza stampa del 3 febbraio, si è limitato a dire che le due parti “sono in stretti contatti”.

Focolai di tensione, dal Mar Cinese alla questione di Taiwan

Se telefonate finora non si sono viste, dichiarazioni invece, con toni anche accessi, ma senza mai citazioni dirette e personali, non sono mancate. A metà dicembre, quando era ancora presidente eletto e non insediato, Trump aveva attaccato la Cina a causa di un drone utilizzato dalla Marina Usa per monitorare le acque internazionali del Mar Cinese Meridionale, sequestrato a dicembre da una nave da guerra cinese. “La Cina si tenga il drone che ci ha rubato”, twittò il presidente Usa, cadendo anche in una gaffe linguistica, descrivendolo come un avvenimento “unpresidented” anziché “unprecedented”.

E i rapporti non erano partiti meglio dopo la vittoria elettorale di Trump, a causa della telefonata con la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, che aveva messo sotto stress il pricipio “una Cina, due sistemi”, facendo infuriare la leadership cinese che lo considera “pietra angolare delle relazioni sino-americane”. 

Da ultimo, ma non per importanza, le tensioni sulla penisola coreana, con l’annunciato dispiegamento da parte dei vertici militari americani del sistema anti-missilistico Terminal High Altitude Area Defense (Thaad) in Corea del Sud entro il 2017. 

America first, i timori di un ritorno al protezionismo

Tra i temi caldi sul tavolo, il ritorno al protezionismo annunciato da Trump in campagna elettorale (insieme alla minaccia di imporre dazi del 45% sulle merci cinesi ) ha inquietato Pechino. Che si è affrettata a rispondere. Dal palco del World Economic Forum a Davos, pochi giorni prima dell’insediamento a Washington, il leader cinese ha ricordato alla platea che “nessuno emergerà vincitore in una guerra commerciale” e “perseguire il protezionismo è come rinchiudersi in una stanza buia”. 

Cosa la Cina si aspetta da Trump

 

Se Trump non fa gli auguri per il capodanno cinese, ci pensa Ivanka

L’assenza dei tradizionali contatti si è notata anche nel caso del capodanno cinese, festa particolarmente sentita, alla quale Trump non ha risposto con gli auguri. Ma lì dove non arriva il padre, ci riesce la figlia, Ivanka, volto moderato e rassicurante dell’amministrazione fin dai tempi della campagna elettorale. 

 

Arabella singing a song she learned for #ChineseNewYear. Wishing everyone an amazing year to come during these days of celebration. 新年快乐! pic.twitter.com/jxHHLvhmzm

— Ivanka Trump (@IvankaTrump) 2 febbraio 2017

 

Ivanka ha postato su Twitter il video della figlia Arabella, studentessa di cinese, che canta una canzone per il nuovo anno. Il tutto accompagnato dagli auguri per le feste. Inoltre, la figlia del presidente ha partecipato al ricevimento ospitato dall’ambasciata cinese a Washington in occasioen dei festeggiamenti. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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