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Trump si sfila dalla globalizzazione, arriva la Cina di Xi

Pechino –  “Nessuno emergerà vincitore in una guerra commerciale” e “perseguire il protezionismo è come rinchiudersi in una stanza buia”. E’ il duro attacco al ritorno del protezionismo lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, dal palco del World Economic Forum di Davos, in Svizzera. In vista dell’insediamento ufficiale alla Casa Bianca di Donald Trump, venerdì 20 gennaio, Xi Jinping ha sottolineato il ruolo della globalizzazione economica, che è “un vasto mare da cui non si può sfuggire”. Un tempo, ha spiegato Xi agli oltre tremila delegati del forum di Davos, “anche la Cina aveva dubbi sulla globalizzazione, ma siamo arrivati alla conclusione che l’integrazione è un trend storico”, e la Cina deve avere la forza di nuotare “nel vasto mare dei mercati globali”.   

Quella attuale è un’epoca di contraddizioni, ha spiegato Xi, che nel discorso ha citato Charles Dickens (“Erano i tempi migliori, erano i tempi peggiori”, incipit di “Una storia di due città” del romanziere britannico) ma la globalizzazione economica non è un “vaso di Pandora” e “non è da incolpare per i problemi del mondo” di oggi. Xi ha citato ad esempio i rifugiati dal Medio Oriente e dal Nord Africa che sono stati creati non dalla globalizzazione, ma da “guerre, turbolenze e conflitti regionali” e la soluzione sta nel “promuovere la pace, la riconciliazione e restaurare la stabilità”.

Neppure la crisi finanziaria internazionale viene vista dal presidente cinese come “un risultato inevitabile” della globalizzazione, ma come la conseguenza di “un’eccessiva ricerca del profitto da parte del capitale finanziario e il grande fallimento delle regolamentazioni finanziarie”. Xi si è poi soffermato a parlare della Cina e del suo modello di sviluppo, che da 35 anni persegue la via delle riforme e delle aperture. “Tutte le strade portano a Roma”, ha detto, rivendicando l’unicità del modello cinese. “Nessun Paese dovrebbe vedere il proprio modello di sviluppo come l’unico”.

La Cina ha incontrato “difficoltà e ostacoli” nelle riforme, ma lo sviluppo della Cina ha portato benefici anche al resto del mondo. “Dall’inizio della crisi finanziaria globale, la Cina ha contribuito, in media, per oltre il 30% della crescita globale ogni anno. Queste cifre sono tra le più alte al mondo e parlano per se stesse. Lo sviluppo della Cina è un’opportunità per il mondo”. Lo scorso anno, ha proseguito Xi concentrandosi sui dati dell’economia, attesi per venerdì prossimo, “la Cina è entrata nella nuova normalità”, ovvero nella fase di rallentamento dell’economia unita all’attenzione per la qualità della crescita, “ma i fondamenti economici che sostengono la crescita rimangono inalterati. Nonostante la fiacca crescita globale, la Cina è prevista al 6,7% nel 2016, tra le più alte al mondo”.

Prima di chiudere il suo discorso, Xi ha poi mandato un ultimo messaggio indiretto a Trump, che in più occasioni ha accusato Pechino di manipolare la propria valuta per sostenere le esportazioni. “La Cina non ha intenzione di aumentare la propria competitività svalutando il renminbi”, la valuta cinese, ha dichiarato Xi Jinping, poco prima di abbandonare il palco del Wef di Davos.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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