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Tubercolosi: esperti, vigilanza su anziani e stranieri

Milano – Secondo l’ultimo report dell’OMS (2015) la tubercolosi, con quasi 10 milioni di nuovi casi e 1,5 milioni di decessi nel solo 2014, occupa a livello globale il primo posto fra le cause di morte. In Italia, come in quasi tutti gli altri paesi dell’Europa occidentale a bassa endemia tubercolare, i casi si concentrano soprattutto nelle grandi citta’. Occorre quindi accrescere la rete di controllo e vigilanza, focalizzandosi sia sugli anziani italiani, che possono andare incontro a riattivazione di infezioni contratte in gioventu’, sia sugli stranieri arrivati in Italia negli ultimi anni e le loro successive generazioni. E’ questo l’auspicio che AMCLI – Associazione microbiologi clinici italiani esprime in occasione della Giornata mondiale contro la tubercolosi che si celebra il 24 marzo. Il principale ostacolo all’eliminazione della tubercolosi e’ costituito dalla circolazione dei ceppi multifarmaco resistenti. Finalmente, dopo oltre mezzo secolo di black-out, sono comparsi sul mercato due nuove molecole antitubercolari, bedaquilina e delamanid, riservati proprio ai pazienti per cui non esistano altre opzioni terapeutiche. Allo scopo di scongiurare la comparsa di resistenze tali molecole potranno essere somministrate, sotto stretto controllo dell’Agenzia Italiana del Farmaco, soltanto in centri specializzati individuati dalle Regioni. “Quasi tutte le Regioni italiane hanno un centro di riferimento per la diagnosi della malattia e da anni una collaudata rete di laboratori AMCLI collabora alla notifica dei nuovi casi e fornisce all’Istituto Superiore di Sanita’ dati attendibili su incidenza e farmaco-resistenza. Si tratta di una risorsa professionale fondamentale di cui tutte le componenti della rete sanitaria nazionale debbono poter avere accesso” sottolinea Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI. Nel nostro Paese, piu’ di un caso di tubercolosi su due, riguarda pazienti non nati in Italia ed è proprio da questi ultimi che viene isolata la grande maggioranza (80-90%) dei ceppi multiresistenti. L’Unione europea ha recentemente finanziato un progetto per valutare le procedure ottimali da implementare per la diagnosi rapida della malattia e per lo screening dell’infezione tubercolare nei migranti. Questo progetto, coordinato per la componente italiana dall’Ospedale San Raffaele di Milano, si affianca ad un’importante iniziativa intrapresa dal Ministero della Salute e dalla Regione Sicilia in collaborazione con l’ospedale Garibaldi di Catania.”Attualmente il maggior ostacolo all’eliminazione della TBC è rappresentato dalla presenza di ceppi con resistenze multiple.

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