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Tumori in calo per la prima volta in Italia

Roma – I tumori in Italia fanno un po’ meno paura. Per la prima volta in assoluto nel 2015 si registra una diminuzione dei casi, e in dieci anni si riscontra un +15% di guarigioni. E’ quanto sottolineano gli oncologi dell’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica),che partecipano al congresso Asco di Chicago, il piu’ grande appuntamento mondiale di oncologia. Nel mondo nel 2014 sono stati spesi circa 100 miliardi di dollari per i farmaci anti-cancro, il 33% in piu’ rispetto alla fine degli anni Novanta. La spesa globale per queste terapie e’ cresciuta a un tasso annuo del 6,5% fino al 2013 e del 10,4% nel 2014.

A fronte di questi cifre, che mettono a rischio la sostenibilita’ dei sistemi sanitari, la sopravvivenza e’ migliorata in modo significativo: oggi il 70% dei pazienti colpiti dai tumori piu’ frequenti puo’ affermare di aver superato la malattia. E per la prima volta nel nostro Paese, come detto, si e’ registrata una diminuzione dei nuovi casi, 363.300 nel 2015 rispetto ai 365.500 nel 2014, dovuta soprattutto al minor numero di diagnosi fra gli uomini. Ma questi risultati, sottolineano gli oncologi, rischiano di essere vanificati se non si interviene quanto prima con modifiche strutturali e con un Fondo Nazionale per l’Oncologia per garantire l’accesso alle terapie piu’ efficaci a tutti i pazienti. Il tema della sostenibilita’ dei sistemi sanitari e’ non a caso al centro dell’agenda dell’Asco.

“Rilanciamo la richiesta di un Fondo Nazionale per l’Oncologia, da finanziare con le accise sul tabacco, 1 centesimo in piu’ a sigaretta, per colpire una delle cause del tumore al polmone, tra le forme piu’ diffuse, con circa 41.000 nuove diagnosi registrate nel 2015 – afferma il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Aiom – la spesa sanitaria totale nel nostro Paese e’ pari all’8,9% del Prodotto interno lordo, inferiore rispetto alla media (9,8%) degli altri Big UE (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna). Numeri molto distanti da quelli degli USA, dove il costo per la salute costituisce il 16,5% del PIL. Investiamo meno risorse rispetto ad altri Paesi, pero’ otteniamo risultati migliori perche’ il nostro sistema, basato sul principio di universalita’, e’ efficiente.

Oggi in Italia sono disponibili 132 farmaci antitumorali, 63 sono stati immessi sul mercato negli ultimi 15 anni. Per continuare a garantire a tutti i migliori trattamenti in oncologia e’ essenziale individuare risorse aggiuntive. Solo cosi’ potremo far fronte alle necessita’ di quell’esercito di persone, circa 3 milioni di italiani, che combattono contro il cancro. Gli Stati Uniti e i 5 Paesi europei piu’ grandi (Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna) coprono i 2/3 della spesa mondiale per le terapie anti-cancro. L’oncologia rappresenta un capitolo di spesa consistente per i sistemi sanitari di tutto il mondo e si prevede che entro il 2017 costituira’ la prima voce di spesa farmacologica nei Paesi industrializzati”. L’accesso alle terapie innovative sta diventando una questione centrale. “Un obiettivo da raggiungere anche grazie all’appropriatezza – continua il prof. Pinto -. Vanno evitati gli sprechi determinati da trattamenti di non comprovata efficacia, esami e test diagnostici non appropriati. Almeno il 15% degli esami strumentali e’ utilizzato in maniera impropria, vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro e il peso delle visite di controllo e’ pari a 400 milioni. Un esempio emblematico e’ quello dei marcatori tumorali, spesso impiegati a scopo diagnostico in persone non colpite dalla malattia. Nel 2012 sono infatti stati eseguiti oltre 13 milioni di questi test a fronte di 2 milioni e 300mila italiani che vivevano dopo la diagnosi (oggi sono piu’ di 3 milioni).

Ad oggi nessun marcatore tumorale si e’ dimostrato utile per la diagnosi precoce dei tumori e quindi non devono essere utilizzati al di fuori dell’ambito strettamente clinico, dove sono impiegati in pazienti che hanno gia’ avuto una diagnosi di specifiche neoplasie e solo in due situazioni: per la valutazione della risposta al trattamento e per la diagnosi di recidiva di malattia in pazienti gia’ trattati”. (AGI) 

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