TwitterFacebookGoogle+

Tumori: modello matematico spiega recidiva carcinoma prostatico

(AGI) – Roma, 7 set. – L’elevato tasso di ricaduta che
caratterizza il tumore alla prostata potrebbe essere
attribuibile anche agli effetti delle terapie ormonali
impiegate per contrastarlo. A sostenerlo, attraverso l’analisi
di un modello matematico elaborato per simulare il decorso
della malattia, e’ uno studio condotto da un team dell’Istituto
di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche
(Icb-Cnr) di Napoli in collaborazione con il dipartimento di
matematica dell’Universita’ di Portsmouth, in Inghilterra,
pubblicato su Cancer Research e segnalato nei “Research
Highlights” di Nature Review Urology. “Nella pratica clinica la
crescita del carcinoma prostatico si contrasta mediante terapie
mirate a sopprimere la produzione degli ormoni maschili
(androgeni) responsabili sia dello sviluppo dell’apparato
genitale sia della progressione della malattia. Tuttavia,
questo tipo di tumore spesso sviluppa una resistenza a questi
trattamenti ormonali, ovviamente associata a una ripresa della
malattia”, ha spiegato Alessia Ligresti dell’Icb-Cnr. a In tale
refrattarieta’ del tumore verso le cure, si riteneva gia’ – ha
continuato – che un ruolo fondamentale fosse svolto
dall’attivita’ delle cellule neuroendocrine formatesi a partire
da quelle tumorali. L’obiettivo della nostra ricerca, quindi,
era quello di fare chiarezza sui meccanismi biologici alla base
di questo fenomeno”. Un particolare protocollo di
differenziamento neuroendocrino messo a punto dai ricercatori
ha permesso di riprodurre in vitro quello che accade nei
pazienti sottoposti a terapie ormonali. “Le cellule tumorali
sottoposte a lungo a deprivazione androgenica, cioe’
all’abbassamento dei livelli di androgeno, si sono
differenziate in cellule di tipo neuroendocrino apparentemente
benigne, simulando quanto avviene nella fase di regressione
della malattia”, ha detto Ligresti. “L’analisi Nmr (Risonanza
magnetica nucleare) ha poi evidenziato che le cellule benigne,
a differenza di quelle tumorali, producono – ha proseguito –
un’abbondante quantita’ di un precursore dell’androgeno. Grazie
allo sviluppo di un modello matematico e’ stato possibile
predire il comportamento di queste cellule per tempi piu’
lunghi (400 giorni) di quelli sperimentali e dimostrare che,
quando i livelli di androgeno prodotti dalle cellule
neuroendocrine sane raggiungono livelli critici, si osserva la
ripresa delle cellule tumorali residue. In questo modo i
ricercatori hanno potuto costatare come quello che inizialmente
sembra essere un effetto positivo dei trattamenti ormonali, e
cioe’ la trasformazione delle cellule malate in cellule sane,
potrebbe in realta’ promuovere la successiva ricomparsa del
carcinoma nella forma resistente”. I ricercatori intendono
confermare tale ipotesi utilizzando modelli animali e campioni
biologici di origine umana.
.

Vai sul sito di AGI.it

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.