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Turchia contro il Papa, nelle parole su genocidio "mentalità delle crociate"

Ankara – La Turchia ha condannato le dichiarazioni “molto infelici” del Papa sul genocidio degli armeni, che Ankara non riconosce, intravedendo nelle parole del pontefice tracce della “mentalita’ delle crociate”. “Non è stata una dichiarazione obiettiva ne’ conforme con la realtà”, ha commentato il vicepremier Nurettin Canlikli, citato dall’agenzia Anatolia. “Nelle attività del Papa è possibile vedere tutte le caratteristiche o le riflessioni della mentalità delle crociate”, ha affermato Canlikli.

Intanto a Erevan proisegue la visita del Pontefice. Nei diversi discorsi rivolti a Papa Francesco nel corso della visita che si conclude oggi, Karekin II ha espresso dolore “per le vittime dei conflitti in Medio Oriente e degli atti di terrorismo che si sono verificati nelle principali città europee, in Russia, negli Stati Uniti, in Asia e in Africa, dei luoghi sacri profanati in Siria, Iraq e altri Paesi”. Ma non ha rilanciato l’appello alla pace senza condizioni nel Nagorno Karabakh pronunciato s abato da Francesco nell’incontro ecumenico in piazza della Repubblica.

“La missione delle Chiese cristiane e dei leader religiosi – ha aggiunto il patriarca supremo di tutti gli armeni – non si può limitare a consolare e aiutare le vittime: occorre prevenire il male, favorendo lo spirito di amore, la solidarietà e la cooperazione nelle società  attraverso il dialogo ecumenico e interreligioso”. E ricordando il Genocidio armeno “con un milione e mezzo di martiri innocenti”, Karekin II ha auspicato “un miglioramento delle relazioni con la Turchia con la fine dei contrasti di ieri e di oggi”.

“Ma la pace – ha affermato – non può essere realizzata senza la giustizia, le vite umane non possono diventare oggetto di speculazioni e non possono essere trascurate”. “Solo la giustizia che affonda le sue radici nella tutela dei diritti degli individui e delle nazioni, può diventare una solida base per la prevenzione dei crimini commessi contro l’umanità e la risoluzione completa dei conflitti”, sottolinea parlando anche dell’attuale difficile situazione che vive l’Armenia, “una guerra non dichiarata per difendere il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh, in maggioranza armena, a vivere in liberta’” e si sofferma sui contrasti con l’Azerbaigian descrivendo “i villaggi armeni bombardati e distrutti, di civili uccisi”. Non una parola pero’ per le vittime azere del conflitto silente che si trascina da oltre 25 anni ed e’ riesploso la scorsa primavera, con 300 morti.

Papa Francesco e il Catolicos Karekin II, supremo patriarca di tutti gli armeni, firmeranno una dichiarazione congiunta prima della conclusione della visita del Pontefice Romano in Armenia. Il portavoce della Santa Sede non aveva confermato fino ad ora l’esistenza di tale documento. (AGI) 

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