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Turchia nel caos, Erdogan, "ripristiniamo pena di morte"

Istanbul – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che il parlamento potrebbe discutere la reintroduzione della pena di morte per chi commette atti di tradimento nei confronti dello Stato.Erdogan ha pronunciato queste parole in seguito ai funerali per le vittime degli scontri del tentato golpe del 15 luglio, mentre poche ore prima il premier Binali Yildirim dichiarava il ritorno alla normalita’. “Una minaccia e’ stata sventata, ora e’ il momento di fare pulizia” Yildirim, alla folla che chiedeva la condanna a morte per gli autori del golpe, ha assicurato che il governo ha “recepito il messaggio” e che presto “sara’ fatto quanto necessario”. La Turchia, con Erdogan premier, aveva abolito la pena di morte nel 2004, uno dei requisiti chiesti dall’Ue affinche’ Ankara potesse aspirare all’ingresso tra i Ventotto. Ora questa aspirazione, peraltro sempre meno sentita da Erdogan di cui l’Ue ha disperatamente bisogno per tenere a bada lo tsunami di profughi in fuga dalla Siria, passa in secondo piano rispetto al regolamento di conti con i protagonisti di questo tentato golpe. “In una democrazia le decisioni sono assunte sulla base di quello che vuole il popolo. Io penso che il nostro governo parlera’ con l’opposizione e (alla fine) assumera’ una decisione” sulla reintroduzione della pena capitale, ha spiegato Erdogan aggiungendo che “non possiamo perdere altro tempo perche’ in questo Paese chi lancia un golpe deve pagarne il prezzo”.

Intervista a Federica Mogherini: “sembrava di essere tornati indietro di un secolo”

Secondo fonti del governo il numero finale delle vittime e’ destinato a superare quota 290 (ultima cifra fornita in precedenza) di cui “oltre 100 golpisti” e “almeno 190” pro-Erdogan. Ieri  il ministro della Giustizia turco, Bekir Bozdag, ha reso noto che  “ci sono stati circa 6 mila arresti, e ce ne saranno altrettanti, continuiamo a fare pulizia” Il Consiglio supremo dei giudici e procuratori turchi (Hsyk) ha ordinato l’arresto dei 2.745 magistrati rimossi dall’incarico perche’ considerati coinvolti nel fallito golpe. Di questi, 426 sono gia’ stati arrestati, tra cui due giudici della Corte costituzionale, Alparslan Altan e Erdal Tercan. Sono finiti in manette inoltre 58 membri del Consiglio di Stato. Mandati d’arresto sono stati emessi per 140 membri della Suprema corte d’Appello, 11 dei quali sono stati gia’ eseguiti.

Foto di soldati legati e seminudi rinchiusi in una palestra

Oggi le autorita’ saudite hanno arrestatol’addetto militare turco presso l’ambasciata del Kuwait surichiesta di Ankara. Secondo la stampa saudita, il militaresarebbe legato al tentato golpe avvenuto nel fine settimanain Turchia. Il fermo e’ avvenuto presso l’aeroporto di Dammam, nella zona orientale dell’Arabia Saudita. Ilmilitare turco, secondo il sito web al Awsat, stava tentandodi fuggire verso la Germania.

Federica Mogherini da Bruxelles dichiara che anche se “in quella notte tragica sono stata la prima a dire che le istituzioni legittime della Turchia dovevano essere protette”, ora “non ci sono scuse per nessuna deroga allo Stato di diritto”. Lo ha sottolineato il capo della diplomazia europea al suo arrivo al Consiglio europeo, dove oggi presiede la riunione dei ministri degli Esteri Ue preceduta da un incontro con il segretario di Stato Usa John Kerry. “Oggi daremo un forte messaggio sul fatto che il rispetto dello stato di diritto e del sistema di divisione dei poteri devono essere protetti e rispettati per il bene della Turchia stessa”. Infatti, ha aggiunto l’alto rappresentante, “il paese rischia divisioni molto profonde, le sta gia’ vivendo, e il modo migliore per gestire la difficile situazione e’ il rispetto dello stato di diritto. Non ci sono scuse per nessuna deroga”.

Erdogan è determinato a vendicarsi di chi ha tentato di metterlo alla porta, ma su tutti vuole la testa dell’arcinemico Fethullah Gulen, in esilio negli Stati Uniti. E ha chiesto a Washington di estradarlo “perche’ implicato nel tentativo di golpe”. Parlando a migliaia di sostenitori radunatisi in piazza, Erdogan si è rivlto direttamente agli Stati Uniti: “dovete estradare questa persona”, ha affermato. “Sto chiedendo all’America e al presidente (Obama) di estradare o consegnarci questa persona che vive su 400 acri di terreno in Pennsylvania”, ha detto Erdogan senza ma citare il nome di Guelen, aggiungendo: “Vi ho detto che e’ coinvolto nell’organizzazione di colpi di Stato, ma non sono stato ascoltato. Ora ancora oggi dopo il golpe vi chiedo ancora di darci questo uomo”.

Dipartimento di Stato Usa sconsiglia viaggi in Turchia

Il segretario di Stato americano John Kerry ha confermato che gli Usa assisteranno la Turchia nell’inchiesta sul fallito golpe ma ha chiesto ad Ankara di fornire le prove contro Gulen.

 

 

 

Un tempo sodale di Erdogan e ora suo nemico numero uno, parlando al britannico Guardian ha sostenuto che il golpe di ieri “potrebbe essere stato orchestrato” dal presidente turco “per lanciare nuove accuse (contro i suoi fedelissimi, ndr”, ha dichiarato da Saylosburg in Pennsylvania il religioso. Gulen, che non rilasciava dichiarazioni alla stampa dal 2014, ha smentito l’accusa lanciata da Erdogan e ha sostenuto di aver sofferto personalmente ogni volta che la Turchia ha subito un golpe (1960, 1971 e 1980) e di essere convinto che “ormai il Paese ha imboccato la strada della democrazia e non potra’ tornare indietro”.

(AGI)

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