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Turchia, rilasciati 1.200 soldati arrestati dopo fallito golpe

Ankara – Le autorita’ turche hanno rimesso in liberta’ 1.200 militari che erano stati arrestati sulla scia del fallito colpo di stato del 15 luglio: lo ha annunciato il procuratore capo di Ankara, Harun Kodalak, precisando che gli inquirenti stanno cercando di distinguere in tempi rapidi coloro che hanno aperto il fuoco sulla popolazione da chi invece non porta tale responsabilita’. “Nessun innocente sara’ punito, e le decisioni saranno prese dai tribunali”, hanno aggiunto fonti giudiziarie in via riservata. I beneficiari del rilascio, il primo di massa in otto giorni di repressione, sono tutti soldati semplici, nessun ufficiale o sottufficiale.

Intanto, però, il giro di vite contro gli oppositori del presidente Recep Tayyp Erdogan non si ferma neppure a una settimana dal fallito golpe. E’ stato reso noto che il fermo di polizia senza convalida degli arresti in Turchia potra’ durare fino a 30 giorni. Lo stabilisce il primo decreto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dopo la proclamazione dello stato d’emergenza in seguito al fallito golpe. Secondo la nuova disposizione i contatti tra detenuti e legali potrebbero subire restrizioni e potrebberomessere registrati. I detenuti potranno vedere solo i coniugi e i parenti di secondo grado. Il decreto e’ entrato in vigore oggi e nessuna delle sue disposizioni puo’ essere modificata da tribunali. In Turchia sono state chiuse anche 35 fondazioni mediche, 19 sedi sindacali e 15 fondazioni universitarie. Inoltre verranno chiuse 1.043 scuole private e 1.229 tra associazioni e fondazioni, si legge nel decreto.

Il vice primo ministro Mehmet Simsek ha assicurato che la Turchia rispetta i principi della democrazia e dello stato di diritto.Parlando all’inizio del G20 finanziario di Chengdu, in Cina, Simsek ha affermato che Ankara continuerà a rispettare con forza i principi democratici e ad applicare lo Stato di diritto, sottolinenando “che non molto è cambiato” nel Paese. Simsek ha poi detto di essere a conoscenza dei dubbi che persistono sulla situazione nel Paese, che ha causato contraccolpi anche sul versante finanziario e valutario. Già nei giorni scorsi il vice primo ministro turco aveva cercato di rassicurare i mercati, spiegando che la Turchia sarebbe sopravvissuta allo shock degli ultimi giorni. 

Un appello alla Turchia a fermare la repressione e’ arrivato da Matteo Renzi: “Diciamo con forza alle istituzioni turche”ha dichiarato il premier al’Assemblea del Pd, “che, proprio per il rapporto stretto con la Turchia avviato dieci anni fa, un Paese che mette in carcere i propri professori e i propri giornalisti sta mettendo in carcere il futuro e non c’e’ accordo sull’immigrazione che possa giocarsi sui diritti umani”. (AGI)
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