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Turchia: uccide marito, "per una volta non e' donna a morire"

(AGI) – Istanbul 10 lug – “Nessun rimpianto”, queste le parole pronunciate da Cilem Dogan, la ventottenne turca che ad Adana,nel sud della Turchia ha ucciso il proprio marito “per mantenere intatto l’onore”, quello che sarebbe stato inevitabilmente leso se la donna avesse accettato di intraprendere la strada della prostituzione, verso la quale la spingeva il marito. “Sono sempre le donne a morire, per una volta puo’ essere il contrario” ha detto Cilem alla polizia accorsa ieri sul luogo del delitto del trentatreenne marito, Hasan Karabulut. In base alla ricostruzione dell’accaduto l’uomo sarebbe deceduto in seguito ai 6 colpi di pistola esplosi al suo indirizzo da parte della donna, divorziata dall’uomo che tuttavia viveva ancora nella medesima casa insieme alla figlia della coppia. In base a quanto trapelato, la donna avrebbe piu’ volte denunciato alla polizia di Adana maltrattamenti e percosse in passato, prima dell’episodio che ha portato alla tragedia. “E’arrivato al mattino, ha dormito poche ore e poi mi ha chiesto di fargli la valigia, io ho chiesto spiegazioni e lui mi ha risposto che andavamo ad Antalya dove avrei lavorato come prostituta”. Alla ferma opposizione della donna l’uomo avrebbe risposto colpendola ripetutamente, la donna sarebbe caduta vicino il letto, dove si e’ ricordata della pistola nascosta sotto il cuscino: “L’ho afferrata e ho premuto ripetutamente il grilletto, dopo ho preso mia figlia e sono andata via”. Quella di Cilem e’ una storia a parti invertite in Turchia, dove il problema dei delitti d’onore “e’ ben lungi dall’essere risolto” secondo Ayse Onal, giornalista autrice del libro “Delitti d’onore” che porta alla luce una realta’ fatta di violenze, minacce, percosse e pressioni verso il suicidio. “Piu’ che l’eliminazione della attenuante dell’onore leso” cosa avvenuta in Turchia, “servirebbe un cambiamento di mentalita’” prosegue la Onal. Nei soli primi sei mesi del 2015 piu’ di 100 donne sono state uccise dai propri parenti in Turchia per questioni legate a lesioni dell’onore. .
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