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Tutte le volte che Mark Zuckerberg ha sbagliato e si è scusato

Non è la prima volta che il fondatore di Facebook è costretto a chiarire i limiti della piattaforma. La storia del social network è anche una lunga serie di scuse. Quelle di ieri, seguite a 4 giorni di silenzio dopo lo scandalo dei dati usati da Cambridge Analytica per la campagna elettorale di Donald Trump, sono state le più fragorose. E il futuro della piattaforma social più forte e potente del mondo è ancora tutto da decifrare. Mark Zuckerberg ha sbagliato altre volte, per sua stessa ammissione e si è scusato.

Novembre 2003: Facemash 

Le scuse di Zuckerberg iniziano ancor prima della fondazione di Facebook, con il suo antenato: Facemash. È un sito popolato con le facce prese dall’annuario universitario. Ne propone due per volta e invita gli utenti a scegliere la più bella. Una sorta di torneo tra i più attraenti (e i più brutti) del campus. è la nascita del “like”, ma dura poco. Quel gioco si trasforma in un fenomeno, ma viene chiuso da Zuckerberg dopo poche ore. Perchè – come ammesso al giornale universitario Harvard Crimson – “c’erano problemi di privacy insuperabili” e “la preoccupazione di ferire i sentimenti delle persone”. In sostanza, spiega Zuckerberg, il progetto gli era sfuggito di mano, diventando virale in pochi minuti. Ecco allora il suo primo mea culpa: “Mi scuso per qualsiasi danno causato”. 

Settembre 2006: NewsFeed

Quando Facebook lancia il NewsFeed e apre oltre il circuito universitario, alcuni utenti protestano perchè preoccupati della propria privacy. Il 5 settembre Zuckerberg li rassicura, dicendo che le impostazioni consentono di gestire le proprie informazioni, proibendo l’accesso a chi non faccia parte della propria cerchia. Un anno dopo, però, cambierà idea: “Mi scuso perchè non siamo riusciti a costruire un sistema di controllo della privacy appropriato”. E annuncia l’arrivo di nuove impostazioni, più precise, nella pagina dedicata alla riservatezza sul social network. 

Dicembre 2007: i Beacon

Facebook sta provando a monetizzare la sua platea. E introduce Beacon, una tecnologia che, senza il consenso esplicito dell’utente, comunicava la sua attività su alcuni siti terzi. Zuckerberg ammetterà di aver fatto “errori” e “un cattivo lavoro con questa funzione”. Anche in questo caso arrivano le scuse: “Mi dispiace”. La funzione sarebbe poi stata rimossa, anche perchè nel mirino di una class-action.

Maggio 2010: Tracciamento utenti

Un articolo del Wall Street Journal rivela che Facebook avrebbe venduto agli inserzionisti la “traccia informatica” di alcuni utenti (il loro ID) in modo da permettere di tracciarli anche su altri siti. Zuckerberg ammette l’errore, chiedendo comprensione per gli sbagli di un social passato da una stanza di Harvard alla platea globale nel giro di tre anni.

Novembre 2017: Le elezioni Usa

Il social network viene accusato di aver condizionato le elezioni presidenziali americane. Il fondatore di Facebook nega: “L’idea che le fake news, che rappresentano solo una minima porzione dei contenuti pubblicati, abbiano influenzato il voto è folle”. Le persone, aggiunge, “sono intelligenti e sanno cos’è importante per loro”. Scenario e parole sarebbe cambiati presto.

Febbraio 2017: in disaccordo con se stesso

L’onda delle fake news non si abbassa. E Zuckerberg cambia atteggiamento. Ammette di aver fatto errori nella classificazione dei post. Se tre mesi prima reagiva con sdegno, adesso dice (in un’intervista a Cnbc) di essere “spesso d’accordo con chi dice che stiamo facendo degli errori”. –

Settembre 2017: la marcia indietro

L’inversione di tendenza rispetto all’anno precedente si consuma adesso. Zuckerberg conferma che Facebook sia uno spazio libero, ma ammette di aver sbagliato a definire le ingerenze politiche un’idea folle. “Me ne pento: è un tema troppo importante per essere sminuito”. Qualche giorno dopo promette di “lavorare meglio” e si scusa perchè il suo social “è stata utilizzato per dividere le persone e non per avvicinarle”.

Ottobre 2017: l’uragano

L’uragano Maria ha appena devastato Porto Rico. Zuckerberg presenta Spaces, una nuova funzionalità che trasforma gli utenti in avatar 3D. Lo fa “teletrasportandosi” proprio nelle strade spazzate da Maria. L’obiettivo, dirà, era dimostrare vicinanza alla popolazione. Ma le immagini in stile fumetto stridono con il contesto. Rete e giornali lo criticano. “Leggendo alcuni commenti – dice Zuckerberg – mi sono reso conto che le mie intenzioni non erano chiare e mi scuso con chiunque si sia sentito offeso”. –

Gennaio 2018: il lavoro futuro

Facebook sta esplorando diversi modi per limitare la proliferazione di bufale. I risultati però non arrivano. Zuckerberg ammette di aver fatto “molti errori” e che “ci sarà molto lavoro da fare”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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