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Tutti a piedi. Piazze pulite, la svolta di Marino

Articolo di Tomaso Montanari (Fatto 6.8.14)

«La cuccagna è pur finita / dei rasciammi di Navona / benché più d’una persona / pianga ognor questa partita”. Così comincia la lunghissima Canzonetta nuova per lo sfratto di Navona, stampata a Roma nel luglio del 1651: quando, cioè, papa Innocenzo X Pamphili cacciò i venditori abusivi (i “rasciammi”, cioè i furbastri, della canzonetta) da Piazza Navona, che egli aveva reso magnifica ricostruendo il palazzo e la chiesa di famiglia, e affidando a Gian Lorenzo Bernini l’invenzione e la realizzazione della Fontana dei Quattro Fiumi. È dunque assai lunga la storia della “liberazione” di Piazza Navona dalle attività commerciali, spesso di men che infimo livello, che da secoli la ingombrano: una battaglia combattuta, apparentemente vinta e poi infine perduta quasi da ogni pontefice, e quindi da ogni sindaco di Roma.
Oggi è il turno dell’amministrazione di Ignazio Marino, che riesce ad aver ragione dei “rasciammi” d’oggidì grazie a un provvedimento del Tar del Lazio che ha dato torto (una volta tanto) a chi sperava di eludere la legge e il buon senso grazie al solito cavillo. Almeno fino al 15 gennaio prossimo (quando il Tar entrerà nel merito), i cosiddetti dehors e i tavolini dei caffé e dei ristoranti di Piazza Navona dovranno rispettare la legge. Bella conquista , direbbe un marziano piovuto per caso in Italia: ma qui rispettare la legge è davvero una conquista, come dimostra il fatto che la metà dei dehors e ben 340 tavolini fossero illegali, abusivi, pirati.
Dopo che i vigili urbani avevano fatto il loro dovere, è però esplosa la protesta dei dipendenti dei locali, che temono di perdere il posto a causa del ridimensionamento del giro d’affari conseguente al ripristino della legalità. Naturalmente tutti speriamo che ciò non avvenga, e l’amministrazione comunale ha il dovere di seguire attentamente la vicenda (anche per evitare strumentalizzazioni da parte dei titolari degli esercizi): ma deve essere chiaro che è assurdo e insensato opporre il diritto al lavoro al diritto dei cittadini a vivere in città governate dalla legge, e non ridotte a giungla dove prevale il più prepotente. Il punto chiave, però, è che questo rifiuto della corsa al ribasso deve valere per tutti. In altre parole, è difficile imporsi sui bar di Piazza Navona se contemporaneamente l’amministrazione di turno trasforma il Circo Massimo in una location per concerti rock, Ponte Vecchio a Firenze in una sala da pranzo privata per ricchi, piazza del Plebiscito a Napoli in un outlet della Nutella. L’ha capito perfino il renzianissimo sindaco di Firenze Dario Nardella, che ha impedito all’Opera del Duomo di coprire il Battistero con cartelloni pubblicitari utili a finanziare il restauro: “Non possiamo mercificare tutto”, ha finalmente detto Nardella. Ecco il punto: non è possibile trasformare tutto lo spazio pubblico in un mercato continuo. E questo deve valere per tutti: piccoli o grandi, privati o istituzioni.
Sempre l’amministrazione comunale di Roma ha messo a segno contemporaneamente un altro importante e analogo successo: proprio lunedì Piazza di Spagna è stata pedonalizzata. Un altro luogo simbolo del barocco romano, dove la Barcaccia della flotta papale getta dai cannoni non fuoco ma acqua, torna al godimento pieno dei romani e dei turisti. Anche qui non sono mancate le polemiche (stavolta dei trasportatori che devono fare le consegne nei negozi), ma il sindaco Marino sembra voler tirar diritto, ed entro novembre anche Via del Babuino e Via di Ripetta saranno in buona parte chiuse al traffico. In queste ore si apprende, poi, che è stata finalmente nominata la commissione mista Comune-Mibact che dovrà, tra l’altro, decidere la sorte di via dei Fori Imperiali. Non mancheranno le polemiche per qualche nome non felicissimo, ma l’importante è che si arrivi presto allo smantellamento del vialone fascista e alla realizzazione di una passeggiata archeologica che congiunga il cuore di Roma all’Appia, come voleva Antonio Cederna.
Almeno sulla restituzione degli spazi pubblici di Roma ai cittadini, il sindaco Marino sta dunque facendo bene. Parafrasando San Paolo, secondo il quale la carità copre una moltitudine di peccati, si potrebbe dire che restituire le piazze ai cittadini fa perdonare a Marino una moltitudine di errori politici e incapacità amministrative.
Perché gli spazi pubblici monumentali e storici non sono – specialmente in Italia – un problema estetico, sono il luogo fondamentale per l’esercizio di una cittadinanza fondata sull’eguaglianza, e sulla parità di accesso.””

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