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Tutti contro Uber accusata di sostenere bando dei profughi

Tutti contro Uber, che collabora con Donald Trump e approfitta dello sciopero di chi si oppone al bando dei profughi. Fioccano sui social media gli inviti a boicottare l’azienda di trasporti privata, il cui amministratore delegato Travis Kalanick fa parte del gruppo di consiglieri economici del Presidente degli Stati Uniti.

 

Bye Bye @Uber #DeleteUber pic.twitter.com/GsoFZzqFQV

— El Comandante! (@jlopezDR) 29 gennaio 2017

 

A far scattare la protesta il modo in cui Uber è intervenuta durante lo sciopero indetto dai tassisti di New York che, in segno di solidarietà con quanti sono stati colpiti dal bando sui profughi voluto da Donald Trump, hanno deciso di non prendere corse dall’aeroporto Jfk tra le 6 e le 7 di sera di sabato. Subito dopo l’inizio dell’azione di solidarietà è partito dal quartiergenerale di Uber, in California, un tweet rivolto alla clientela: “Abbiamo cancellato l’aumento delle tariffe dal Jfk. Questo potrebbe portare all’allungarsi dei tempi d’attesa. Per favore abbiate pazienza”.

Una mossa interpretata dai tassisti, e non solo da loro, come di concorrenza particolarmente scorretta, se non di appoggio alla discussa scelta della Casa Bianca.

Su twitter ha preso a spopolare l’hashtag “deleteuber”, con l’invito a cancellare l’app di Uber dal telefonino. In molti devono aver risposto concretamente all’appello, perché tempo mezz’ora e da Uber è partito un secondo tweet, dai toni concilianti: “Il nostro ultimo tweet non era volto a colpire lo sciopero. C’è un video del nostro amministratore delegato che si oppone al bando sui viaggiatori e si impegna per rifondere chi è stato colpito”. Il riferimento è a quei numerosi autisti che lavorano alle dipendenze dell’azienda californiana e che, essendo provenienti dai sette paesi islamici al centro della misura voluta dalla Caas Bianca, rischiano di non poter rientrare una volta usciti dagli Usa.

Uber, con un post pubblicato questa volta su Facebook, ha fatto sapere che avrà cura di rifondere tutti. Intanto però dovrà vedersela anche con le mosse della diretta concorrenza privata, che ha approfittato dello scivolone. Lyft, la principale azienda competitrice, ha mandato una e-mail ai propri clienti prendendo in tutti i modi le distanze da Uber e dai suoi metodi. Il blocco dei profughi e dei viaggiatori, ha sottolineato, costituisce “l’opposto dei valori di Lyft e della nazione”, per cui un milione di dollari in quattro anni verranno donati all’Unione Americana delle Liberta’ Civili, potentissima organizzazione non governativa che in questi giorni guida la protesta contro il bando.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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