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Tutti gli uomini (e le donne) del Presidente, la squadra di Trump

Roma – Il presidente più imprevisto e imprevedibile della storia degli Stati Uniti d’America, Donald ‘The Donald’ Trump, sta preparando la sua squadra, uomini e donne che occuperanno i posti chiave della politica e dell’amministrazione Usa nei prossimi quattro anni. Qualcuno ha ironizzato sul metodo con cui il 45esimo inquilino della Casa Bianca sta procedendo alla selezione, dicendo che sta facendo le sue scelte come le faceva in ‘The Apprentice’, lo show che ha condotto dal 2004 al 2015, dove interpretava se stesso, ossia un imprenditore che deve scegliere i suoi collaboratori selezionandoli tra vari candidati. Al di là del metodo, però, ci sono i nomi. Quelli che già sono stati promossi e quelli ancora in stand-by. 
 
Ecco la squadra di Donald Trump:
 
NOMINATI 
 
Stephen Bannon – consigliere strategico 
 
Stephen Bannon, 62 anni, ex banchiere di Goldman Sachs, ex patron del sito ultraconservatore e populista Breitbart News, ha guidato negli ultimi mesi la campagna elettorale di Trump, contribuendo a rintuzzare gli attacchi di chi, come lo Speaker della Camera, Paul Ryan, guardava con sospetto la stella nascente. Ma per anni è stato l’uomo, che dalla piattaforma di Breitbart News, ha soffiato sul fuoco dei movimenti più estremi nel panorama politico americano e ferocemente ostile ad Hillary Clinton e allo stesso establishment repubblicano. Sarà lo stratega della linea politica, l’uomo di fiducia del Presidente per le grandi questioni americane e internazionali. 
 
Reince Priebus – capo dello staff del Presidente
 
Presidente del partito repubblicano, Reince Priebus, 44 anni, il 20 gennaio diventerà capo dello staff del presidente Trump. Laureato in legge alla University of Miami, ha lavorato come avvocato in Wisconsin, dove la sua famiglia si era trasferita dal New Jersey quando aveva 7 anni. Dopo aver perso nel 2004 un’elezione al Senato del Wisconsin, nel 2007 è stato eletto presidente del partito repubblicano dello Stato, il più giovane nella storia. Sin dalla prima ora tra i pochissimi esponenti del Grand Old Party (Gop) non ostili a Trump. La nomina a Chief of staff,  ruolo che di fatto gestisce la Casa Bianca, l’accesso al presidente e i rapporti col resto dell’amministrazione e con il Congresso, avrà effetto da mezzogiorno del 20 gennaio 2017 quando Trump si insedierà alla Casa Bianca come 45esimo presidente degli Stati Uniti. Priebus è stato per Trump un ponte con l’establishment e il partito, quando si era creata una frattura tra i vertici Gop e la sua campagna elettorale. Fu lui a organizzare l’incontro pacificatore con lo Speaker della Camera, Paul Ryan.
 
Jeff Sessions – ministro della Giustizia
 
Jeff Sessions, 69enne dell’Alabama, ha ricoperto lo stesso incarico a livello statale ed è stato il primissimo sostenitore di Trump alla Camera alta del Congresso, quando ancora il controverso candidato repubblicano era guardato dall’alto in basso dai maggiorenti del partito. Presto è diventato uno dei più ascoltati consiglieri di Trump. E’ un conservatore molto radicale ma rispettato da compagni di partito e avversari per la sua competenza giuridica e la sua integrità. Convinto antiabortista, vuole combattere contro l’immigrazione clandestina e la parità tra coppie etero e omosessuali. Inoltre è favorevole al taglio della spesa pubblica e a una lotta senza quartiere alla criminalità.
 
Mike Pompeo – nominato capo della Cia
 
Mike Pompeo, 52 anni, eletto in Kansas ma nativo della California, chiare origini italiane (i suoi antenati venivano dalla Campania), ha lavorato in uno studio legale e ha fondato una società aerospaziale di successo. Ha avuto un avvicinamento più tortuoso al presidente eletto: diede l’endorsement a Trump senza troppa enfasi dopo aver appoggiato alle primarie Marco Rubio. Più che con il magnate, ha uno stretto rapporto con il suo vice, Mike Pence. E’ favorevole all’abolizione del trattato nucleare con l’Iran, “tanto disastroso con il principale Stato sostenitore del terrorismo al mondo”. 
 
Michael Flynn – consigliere per la Sicurezza nazionale 
 
Il 57enne Michael Flynn è stato advisor di Trump durante la campagna elettorale, dimostrandosi un “perfetto surrogato” – per usare un’espressione del Politico – contro la democratica Hillary Clinton, attaccata per aver messo a rischio informazioni classificate con l’utilizzo di un server di posta privato quando era segretario di Stato.  I democratici lo accusano di essere islamofobo e simpatizzante del presidente russo Vladimir Putin. Registrato tra gli elettori democratici, vanta 33 anni di carriera militare, con posizioni di primo piano, dalla guida di missioni Nato in Afghanistan e in Iraq fino alla direzione della Dia (Defence Intelligence Agency) dal 2012 al 2014, quando è stato licenziato dal presidente Barack Obama.
 
Nikki Haley – ambasciatore Usa all’Onu
 
Nikki Haley è il nuovo ambasciatore Usa alle Nazioni Unite. Governatore della Carolina del Sud, 44 anni, di origini indiane e di famiglia sikh immigrata dal Punjab, è la prima donna ad assumere un ruolo di rilievo nella nuova amministrazione del presidente eletto Donald Trump, in fase di formazione. Sposata, con due figli, dal 2010 governatore del South Carolina, sarebbe sponsorizzata dal genero di Trump, l’influente Jared Kushner. La Haley viene indicata come un’esponente dell’ala più intransigente e conservatrice del Partito repubblicano ed era stata inserita anche in una ristretta rosa.di candidati per il ruolo di segretario di Stato.
 
Betsy DeVos – segretario all’Istruzione
 
La miliardaria Betsy DeVos, sorella del fondatore del’agenzia di contractor Blackwater, convinta del sostegno alla scuola privata è il nuovo segretariodell’Istruzione. Arriva dal Michigan, dove ha militato con entusiasmo nel movimento che sostiene l’opzione fiscale e quella dei voucher per permettere ai genitori di scegliere la scuola privata per i propri figli. La DeVos è presidente del gruppo di investimento Windquest, il cui core business è l’energia pulita, e guida sia la ‘Dick and Betsy DeVos Family Foundation‘, sia la ‘American Federation for Children‘, che si batte per “rompere le barriere alla scelta nell’istruzione”.
 
RUOLI IN VIA DI DEFINIZIONE: I FAVORITI  
 
Segretario di Stato, una poltrona per tre 
 
  • Ex candidato repubblicano alla presidenza Mitt Romney
Mitt Romney, 69 anni, mormone e candidato alle presidenziali del 2012, è a sorpresa il favorito a guidare la politica estera americana come successore di John Kerry. In campagna elettorale, infatti, Romney è stato l’avversario più duro per Trump alle primarie e lo ha apostrofato come “falso e cialtrone”. La risposta di Truimp è stata altrettanto dura: nel 2012 “avrebbe dovuto battere facilmente il presidente Barack Obama e ha fallito miseramente. Ha rappresentato un imbarazzo per tutti, compreso il partito repubblicano”. La clamorosa riconciliazione sembra dettata da una necessità di realpolitik: un gesto di riconciliazione con l’establishment repubblicana che avrebbe anche il pregio di rassicurare molte democrazie occidentali.
 
  • Ex sindaco di New York Rudy Giuliani 
Rudolph William Louis Giuliani, 72 anni, politico, avvocato e imprenditore statunitense di origine italiana, è stato sindaco repubblicano di New York dal 1º gennaio 1994 al 31 dicembre 2001. Durante il suo mandato ha attuato una politica di repressione del crimine definita ‘Tolleranza zero’, che ha ridotto il numero di crimini commessi migliorando la situazione newyorkese. Sostenitore della prima ora di Donald Trump e suo primo supporter, si è autocandidato alla successione di John Kerry indispettendo i fedelissimi del neopresidente.  Fino pochi giorni fa era il favorito per le sue idee in politica estera: la priorità è sconfiggere l’Isis, possibile l’intesa con Putin. Ma il suo nome ha creato divisioni e si sono schierati contro la sua nomina i rappresentanti dell’establishment repubblicano. Così sembra che l’ex sindaco di New York sia destinano ad altro incarico: si parla di direttore dell’Intelligence nazionale, ossia il capo di tutti servizi segreti Usa.
 
  • Ex ambasciatore Usa all’Onu John Bolton
Il falco John Bolton, 67 anni, ex ambasciatore all’Onu, neo-conservatore, ha ricoperto vari incarichi nell’amministrazione Reagan e sotto i due presidenti Bush padre e Bush figlio. Acceso sostenitore dell’invasione dell’Iraq nel 2003, nel 2005 fu nominato ambasciatore all’Onu. Durò solo un anno, poi il Congresso non convalidò il secondo mandato. Negli ultimi anni ha svolto attività di lobbista nell’area iper conservatrice e su posizioni fortemente filo-israeliane. 
 
Pentagono, l’astro nascente contro l’ex marine
 
  • Senatore dell’Arkansas Tom Cotton
Veterano delle guerre di Iraq e Afghanistan, il senatore repubblicano dell’Arkansas Tom Cotton, 39 anni, potrebbe essere il prescelto per il dipartimento della Difesa. Cresciuto in Arkansas, si è laureato in legge a Harvard e poi ha ottenuto un master nel 2002. Dopo un periodo in uno studio legale, nel 2005 si è arruolato nell’esercito ed è stato in missione in Iraq e poi nell’Afghanistan orientale. Eletto alla Camera nel 2012, due anni più tardi ha strappato il seggio al senatore democratico Mark Pryor, confermandosi come astro nascente del partito repubblicano.
 
  • James Mattis, generale in pensione veterano di guerra 
James Mattis, soprannominato “Mad Dog”, cane pazzo, il generale in pensione ha sempre detto di vedere nell’Iran una minaccia e di non condividere l’accordo del luglio 2015 sul suo programma nucleare, proprio come Trump. Mattis gode della stima dell’intero corpo dei Marines, di cui ha fatto parte per 44 anni, spesso guidando le truppe in guerra come nel sud dell’Afghanistan nel 2001 e in Iraq dal 2003, dove si distinse nella durissima battaglia di Falluja dell’anno dopo. Nel 2010 approdò alla guida del Central Command, posto da cui controllava tutte le forze americane in Medio Oriente. Da uomo di prima linea, però, il generale a quattro stelle ha usato a volte un linguaggio fin troppo diretto, in stile George Smith Patton: nel 2005 a una conferenza a San Diego affermò che “è un gran divertimento sparare a uomini che schiaffeggiano le loro donne per cinque anni perché non portano il velo”, come in Afghanistan. Nel 2003 alle sue truppe impegnate in Iraq aveva detto: “Siate gentili, siate professionali ma dovete avere un piano per uccidere chiunque incontriate”.
 
Tom Price favorito per il ministero della Salute
 
Deputato repubblicano della Georgia, 62 anni, è candidato soprattutto perché è stato uno dei grandi oppositori della riforma sanitaria di Barack Obama. Medico, eletto in Congresso nel 2004, Price è contrario all’aborto e al controllo delle armi ed è presidente della commissione Budget della Camera. Si è schierato a favore dell’estensione del Patriot Act, la legge contro il terrorismo arrivata in risposta all’11 settembre (che violava la privacy dei cittadini e che è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 2007). La sua nomina comporterebbe inevitabilmente lo smantellamento dell’Obamacare.
 
Il banchiere Steven Mnuchin verso il Tesoro
 
Steven Mnuchin, 53 anni, laureato a Yale, fa parte di una delle famiglie di origine ebrea più in vista della finanza newyorkese. Ex banchiere di Goldman Sachs, oggi numero uno della finanziaria Dune Capital e presidente finanziario della campagna elettorale di Trump. Mnuchin, dopo aver accumulato milioni di dollari con Goldman Sachs si è dato alla produzione di film e ha fondato una società che ha finanziato tra l’altro la produzione di successi del botteghino come ‘Avatar’ e ‘American Sniper’.  
 
Wilbur Ross e Dan Di Micco in corsa per la carica di segretario al Commercio
 
Due uomini della finanza e del settore privato potrebbero occupare un’altra casella chiave per l’economia Usa, quella di segretario al Commercio: in corsa ci sono il miliardario Wilbur Ross (del New Jersey, 79 anni, patrimonio personale di 2,9 miliardi di dollari creato ristrutturando imprese dell’acciaio, del carbone, delle telecomunicazioni) e Dan Di Micco, ex amministratore delegato del colosso dell’acciaio Nucor Corp. Entrambi sono consiglieri di Donald Trump 
 
Il petroliere Harold Hamm favorito per il ministero dell’Energia
 
Al dicastero dell’Energia, snodo strategico per l’annunciato ritorno agli idrocarburi e al carbone, dovrebbe andare Harold Hamm, 70 anni, Ceo di Continental Resources. un miliardario del petrolio dell’Oklahoma, ex consigliere per l’energia di Mitt Romey durante la campagna presidenziale del 2012. Secondo Forbes il suo patrimonio nel 2016 ammonta a 13,1 miliardi di dollari. È fra i principali responsabili dell’affermazione dello shale gas, grazie al quale ha fatto fortuna in North Dakota e ha rivoluzionato l’economia del Paese. Inoltre è uno strenuo oppositore dell’oleodotto Keystone, che dovrebbe pompare greggio attraverso il Nord America, dai giacimenti dell’Alberta, in Canada, alle raffinerie del Texas.
 
Joe Arpaio favorito per la carica di ministro dell’Interno
 
Joseph Michael ‘Joe’ Arpaio, sceriffo di Maricopa County in Arizona, 84 anni, deciso a utilizzare il pugno di ferro contro l’immigrazione illegale. Famoso per le proposte-choc e le inchieste sul certificato di nascita di Barack Obama, appare il favorito alla carica di capo dell’Homeland Security. Unico ostacolo sembra essere la sua età. 
 
Ultimo aggiornamento 24 novembre 2016

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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