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Tutti i demoni del Natale

Se noi abbiamo la Befana come contrario di Babbo Natale, altre tradizioni hanno creato dei mostri.

Laura Antonella Carli –

Se l’atmosfera natalizia nella sua accezione più buonista e gioiosa vi sta un po’ stretta, la prima cosa da fare è guardare lo speciale White Christmas di Black mirror, la seconda è considerare il Natale nel suo lato più oscuro, presente in alcune tradizioni natalizie fin dalla loro origine pagana, e che ruota in particolare intorno alla figura del “portatore di doni”, incarnato per noi italiani da Babbo Natale, che deriva da san Nicola – o Nicolò –, vescovo di Myra, e che nei Paesi anglofoni è chiamato Santa Claus da Sinterklaas, nome olandese di San Nicola.

Personaggio tendenzialmente bonario, il “portatore di doni” possiede in molte culture – soprattutto nordiche – un lato cupo, una sorta di controparte oscura che ne incarna l’aspetto punitivo. Insomma, una figura che risponda a questa domanda: «Se Babbo Natale porta regali ai bambini buoni, a quelli cattivi cosa succede?». Da noi c’è la Befana, che rispetto a Babbo Natale è meno univocamente benevola perché oltre a distribuire dolci a bimbi buoni si incarica di recapitare carbone a quelli cattivi. Altre tradizioni però hanno dato vita a figure più inquietanti: dai demoni Krampus, al servo moresco, allo spazzacamino fustigatore.

Questa necessità di reificare una controparte maligna – o quantomeno ambigua – mette in campo una bizzarra compagnia di aiutanti oscuri; un piccolo circo che sembra fondere l’iconografia natalizia e quella di Halloween, e che per lo più viene sguinzagliato il 5 o il 6 dicembre, in occasione della festa di san Nicola. Ecco dunque, per i fan di Nightmare before Christmas, una carrellata di personaggi che rappresentano degnamente il lato oscuro del Natale.

 

I Krampus

Sono i più noti e i più spettacolari tra gli aiutanti maligni di san Nicola: figure faunesche, con corna, peli, volti mostruosi e abiti laceri. In alcune zone di lingua tedesca, da oltre 500 anni, la sera del 5 dicembre accompagnano il santo in una tradizionale sfilata lungo le strade del paese. La sfilata si apre appunto con Nicola, a piedi o su un carro, che avanza distribuendo caramelle ai passanti. Dietro di lui, una frenetica accozzaglia di demoni armati di fruste e catene.

Nonostante l’origine della tradizione si perda – come sempre in questi casi – nella notte dei tempi, la leggenda vuole che tanto tempo fa, nei piccoli paesi di montagna dell’arco alpino, alcuni giovani, spinti dalla carestia, iniziarono a organizzare scorribande nei villaggi vicini travestiti con pellicce, piume, pelli e corna di animali. Un giorno però i ragazzi si accorsero che tra di loro c’era un impostore: niente meno che il diavolo in persona, tradito dai propri piedi caprini. Per scacciare il maligno fu dunque chiamato il vescovo Nicolò (san Nicola), il quale, una volta sconfitto il diavolo, da uomo pratico qual era decise di non punire i giovani saccheggiatori, ma di assoldarli in qualità di aiutanti, con il compito di accompagnarlo nella distribuzione dei doni (e di punire i bambini cattivi a suon di frustate).

Ai giorni nostri, l’annuale sfilata di san Nicola e dei Krampus è ancora celebrata in molte zone dell’Europa di lingua tedesca, soprattutto in Baviera, in Svizzera e in Italia (in Trentino-Alto Adige, nel Friuli e nel bellunese). La sfilata ha naturalmente assunto connotati più moderni: National Geographic la descrive così: «uomini ubriachi vestiti da diavoli che vanno in giro per le strade inseguendo le persone». Particolarmente devoto alla tradizione dei Krampus è per esempio il comune di Tarvisio, in Val Canale, di cui questo video ci offre una sfilata tipo.

 

Gli Stati Uniti però scalpitano per non essere da meno e negli ultimi anni si sono affezionati a questa usanza: ci scrivono articoli, citano i Krampus nelle serie tv (qui in American Dad), organizzano feste a tema e naturalmente producono film horror, che è l’eterno modo hollywoodiano per esorcizzare anche le paure più ancestrali.

Knecht Ruprecht

Anche Knecht Ruprecht («Ruprecht il servo») è un aiutante di san Nicola. Diffuso soprattutto nella Germania settentrionale e centrale, è rappresentato come un monaco, con un lungo mantello e la barba sporca che gli arriva fino ai piedi. In alcune rappresentazioni si muove zoppicando e in quasi tutte è dotato di una frusta con la quale punisce o minaccia i bambini cattivi.

In alcune versioni, il suo compito è chiedere ai bambini di pregare. Se lo fanno vengono ricompensati con dolci e frutta, in caso contrario vengono colpiti con il suo sacco pieno di cenere oppure – negli adattamenti più moderni e rispettosi dei diritti dei minori – si limita a dare loro doni brutti come carbone e pietre. Piccola curiosità: nella versione tedesca dei Simpson il Piccolo aiutante di Babbo Natale si chiama proprio Knecht Ruprecht.

 

Zwarte Piet

«Pietro il moro» è un personaggio del folklore natalizio tipico dei Paesi Bassi e del Belgio ed è alquanto controverso. Anche lui è un aiutante di san Nicola e secondo Wikipedia «ha le sembianze di un servo moresco, salta tra i camini e distribuisce caramelle ai bambini, ma minaccia i bambini cattivi di portarli via, trascinandoli con sé nel suo Paese d’origine: la Spagna».

L’eziologia del personaggio – per alcuni uno schiavo etiope, per altri un soldato dell’inquisizione spagnola – non è univoca. La ragione delle controversie è, invece, facilmente intuibile: gli attori che interpretano questo personaggio durante le parate sono in genere uomini bianchi con il volto truccato secondo un immaginario coloniale: parrucca riccia, labbra rosse e faccia dipinta di scuro. E nonostante alcuni sostengano che Pietro il moro non sia altro che uno spazzacamino italiano, non sono i pochi quelli che lo interpretano come il retaggio di una tradizione razzista e obsoleta, soprattutto tra i discendenti degli abitanti delle ex colonie, che negli ultimi anni hanno dato vita a diverse manifestazioni per criticare questa maschera nazionale.

Naturalmente c’è anche chi lo vede come un’innocua tradizione di lunga data. Ma nessuna trazione è immutabile e deve anzi fare i conti con il tempo che passa, le diverse dinamiche sociali e i mutamenti di sensibilità che ne derivano.

 

Hans Trapp e Père Fouettard

A partire dal XVI secolo, nelle zone dell’Alsazia e della Lorena, la figura di san Nicola è stata affiancata da un cupo aiutante: Hans Trapp, il “castigamatti”, il cui compito è appunto quello di punire i bambini cattivi. Ha l’aspetto di un uomo anziano, ricoperto di pelli animali e la sua origine si lega almeno in parte a un personaggio realmente vissuto: un cavaliere-brigante del XV secolo di nome Hans von Trotha. Secondo la tradizione, Hans Trapp chiede ai bambini che incontra di recitare una poesia e se non lo sanno fare li prende a frustate – ma esistono anche versioni più truci della leggenda.

Molto simile ad Hans Trapp è Père Fouettard, figura del folklore francese. Il nome “Fouettard” deriva da fouet e fouetter, che significano “frusta” e “frustare” ed è esattamente quello che fa Père ai bambini cattivi, oltre a tirare loro delle arance.

 

Belsnickel

Secondo le leggende della Germania sud-occidentale (diffuse anche in Pennsylvania) una o due settimane prima di Natale si può ricevere la visita di un ambiguo personaggio. Belsnickel è un individuo dall’aspetto cencioso, la faccia sporca, a volte coperta da una maschera. Tiene in una mano una frusta e nell’altra un sacco pieno di noci e dolcetti. Uno per uno, chiama i bambini della casa chiedendo loro di recitare una poesia, un versetto della Bibbia o di risolvere un’equazione matematica. Poi butta i dolci sul pavimento, ma se i bambini si dimenticano le buone maniere gettandosi sui regali con troppa avidità sentiranno la frusta di Belsnickel, anche se alcune versioni sostengono che in realtà egli si limiti a spaventare i bambini senza punirli effettivamente, solo stimolandoli a comportarsi bene in previsione dell’arrivo di Babbo Natale.

 

Schmutzli

Abbiamo a che fare nuovamente con una variante di Père Fouettard e quindi di Hans Trapp. Schmutzli è l’aiutante di San Nicola secondo il folklore svizzero e porta con sé una frasca di ramoscelli per punire i bambini che non si sono comportati a dovere. Nel corso degli anni, però, pur mantenendo il suo aspetto inquietante, Schmutzli si è trasformato in una figura più benigna.

Secondo Kurt Lussi, curatore della sezione sul folklore religioso al Museo di Storia di Lucerna, l’usanza di San Nicola in Svizzera è intrecciata a doppio filo con un’antica festa pagana, e la figura di Schmutzli rappresenterebbe gli spiriti maligni che queste antiche feste cercavano di scacciare con una combinazione di rumori forti e luci: infatti le processioni invernali imbastite su fracasso e lanterne sono ancora oggi alla base delle celebrazioni che coinvolgono gli “aiutanti oscuri”.

La figura di Schmutzli (schmutz significa “sporcizia”) deriva probabilmente dalla Perchtenlaufen, una festa tradizionale tipica di alcune zone di lingua germanica attraverso la quale si procedeva alla cacciata dei demoni, e secondo antiche illustrazioni la sua immagine – come quella di altri aiutanti oscuri – era spesso associata a quella di demone rapitore di bambini.

«La tradizionale parata del 6 dicembre – spiega l’etnologo Paul Hugger – era in origine un modo per permettere ai giovani di “sfogarsi”, un’occasione per loro di mascherarsi e fare un sacco di rumore. Più tardi la Chiesa cattolica ha cercato di “civilizzare” questa usanza turbolenta affiancandola al personaggio di san Nicola Vescovo. E Schmutzli divenne il suo compagno». Questa figura, sostiene Hugger, fino alla Seconda guerra mondiale era conosciuta solo in area cattolica – soprattutto nel centro e nel sud della Svizzera – ma col tempo si è diffusa perché è pittoresca: «porta un tocco di paura, il che rende il tutto più interessante. E fornisce un contrasto con la figura di san Nicola». Hugger è quindi del parere che occorra una controparte tenebrosa e meno stucchevole da affiancare al benigno san Nicola, per aggiungere mistero alla festa.

È di questa opinione anche Kurt Lussi, che da storico del folklore è legato all’aspetto più ancestrale dei riti natalizi, in particolare al timore che suscitava l’arrivo della stagione fredda. Interpellato sulla parziale sovrapposizione che si sta sviluppando tra san Nicola e il Santa Claus globalizzato, Lussi confessa di non vedere di buon occhio questa seconda iconografia, a suo dire «buona per i centri commerciali». A suo parere, nella vecchia Europa non potrà mai prendere il posto di san Nicola e della selvaggia cacciata degli spiriti maligni dell’inverno.

http://www.linkiesta.it/demoni-del-natale

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