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È ufficiale: viviamo nell'era geologica dell'Antropocene. La prova è questo albero

L’Antropocene, cioè l’era geologica attuale – ma non ancora ufficiale – caratterizzata dal forte condizionamento dell’uomo, ha una data di inizio precisa. È il quarto trimestre del 1965 – tra ottobre e dicembre quindi – il periodo dei test nucleari del secondo dopoguerra. Lo ha stabilito Nature, la rivista scientifica inglese, su cui è appena stata pubblicata una ricerca che fissa a quella data il golden spike, ovvero l’evento in grado di segnare il cambio da un’era all’altra.

L’albero più solitario del mondo

Oggi, ufficialmente, ci troviamo ancora nell’era chiamata Olocene, iniziata circa 11.700 anni fa in seguito alla Glaciazione Würm. Da più di trent’anni gli studiosi di geologia stanno cercando le prove per affermare che siamo oramai entrati in una nuova fase, l’antropocene. Per farlo “serve una firma globale sincrona all’interno dei materiali di formazione geologica”, si legge nella ricerca guidata dal ricercatore australiano Chris Turney dell’università del Nuovo Galles del Sud. In altre parole, è necessario risalire a tracce naturali in grado di rivelare informazioni fisiche, chimiche e paleontologiche che confermino il salto contemporaneo di era in tutto il pianeta. La traccia che mancava ora sembra esserci, e si trova sull’isola Campbell, 600 chilometri a sud della Nuova Zelanda. Su questo sperduto e incontaminato territorio vive un unico albero – “il più solitario al mondo”, perché non ve ne sono di più vicini nell’arco di 200 chilometri. È un peccio di Sitka, una pianta che normalmente si trova a latitudini più a nord, ma che secondo la Bbc è stata portata su quell’isola intorno al 1905.

La prova che mancava

L’albero è stato analizzato con il metodo del carbonio-14. Nei suoi anelli è imprigionato un picco di isotopi del carbonio che, secondo gli studiosi, proviene dai test nucleari dell’emisfero settentrionale avvenuti tra 1950 e 1960. E in particolare il picco è avvenuto negli ultimi mesi del 1965, “in concomitanza con la ‘Grande Accelerazione’ della produzione industriale e del consumo”, si legge nella ricerca. Intervistato dalla Bbc, il professor Turner ha spiegato perché un albero del sud del mondo dovrebbe rappresentare una traccia così importante, quando la maggior parte delle attività umane si concentrano in altre aree: “Il problema con ogni prova dell’emisfero nord è proprio il fatto che lì avvengono la maggior parte delle azioni umane. Il peccio di Sitka invece è in un luogo incontaminato: è difficile pensare a un posto più sperduto di quello”.

Quella pianta è cioè la testimonianza di quanto sia globale l’intervento umano sull’ambiente. Per poter essere accettata come prova, che in gergo si chiama Global Boundary Stratotype Section and Point (GSSP), il marcatore deve poter essere verificabile dagli scienziati anche tra decine di migliaia di anni: il radiocarbonio si preserva per circa 50/60 mila anni ma, garantisce Turner, “le tracce delle bombe atomiche rimarranno nel terreno anche più tardi”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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