TwitterFacebookGoogle+

Ultimo spettacolo del primo circo, sipario sul Barnum

Dumbo vestito da pagliaccio, solo e triste, zimbello di tutti gli elefanti e dei ragazzini maleducati, ha finalmente consumato la sua vendetta: domenica 21 maggio a Uniondale, nello Stato di New York, cala il sipario sul circo Ringling bros. and Barnum & Bailey. Il circo nato all’inizio del ‘900 dalla fusione di due diversi spettacoli itineranti, quello di Phineas Taylor Barnum, con gli animali e i “fenomeni da baraccone”, e quello dei fratelli Ringling, dopo 146 anni è stato costretto a gettare la spugna, impotente davanti al crollo dei biglietti, dopo che a maggio dell’anno scorso, i proprietari hanno annunciato che avrebbero smesso di usare gli elefanti in conseguenza del fatto che molte città avevano adottato leggi contro gli spettacoli con animali. Sì, gli elefanti: immancabili nelle parate dei tempi d’oro e pronti a prendersela con un cucciolo dalle orecchie troppo grandi. Metafora dell’inclusione, il Dumbo di Disney, primo paladino della lotta all’intolleranza nei confronti della diversità. Inevitabile che arrivasse, alla fine, la rivincita. La Feld entertainment, l’agenzia della famiglia che gestisce gli spettacoli dagli anni Sessanta, è stata costretta ad arrendersi: vendite di biglietti a picco, impossibilità di sostenere i costi. I 43 pachidermi del circo sono già stati trasferiti in una riserva in Florida. E’ il tramonto dell’industria dello stupore che per decenni ha ammaliato famiglie di tutta l’America e che nel 1952 fu raccontata da Cecil B. DeMille in un altro film, “Il più grande spettacolo del mondo”. Vinse due Oscar. Oggi non arriverebbe nemmeno nella short-list.

Un vortice esotico

A quei tempi funzionava così: una mattina in una città sonnolenta e noiosa si presentavano due individui che coprivano i muri con centinaia di manifesti: guarda il leone senza paura, ammira le piramidi umane che camminano sul filo sfidando la morte, spalanca i tuoi occhi e sogna insieme alla donna sul trapezio volante, e poi gli elefanti, veri elefanti vivi che hanno percorso migliaia di chilometri dall’Africa o dall’India. Per gli Stati Uniti era una vera e propria istituzione. Uomini grassi, gemelli siamesi acrobati senza arti, donne barbute nani e giganti, animali domestici ed esotici in gabbie verniciate. Gente comune ‘mostrificata’ nel nome della celebrità contro cui montare l’astio o la compassione del pubblico attraverso schermaglie create ad arte. Un circo anche sexy, che in epoche di maniche lunghe e gambe coperte dava invece la possibilità di ammirare donne in collant e costumi succinti, uomini a torso nudo e con i muscoli increspati. Un vortice esotico che penetrò profondamente nella psicologia americana: generazioni di ragazzi che sognavano di scappare dalla quotidianità per entrare nel gruppo allegro di guerrieri.

Il fondatore

La storia del circo americano è indissolubilmente legata a quella di Phineas Taylor Barnum, il quale, nel 1835 comprò una vecchia schiava, Joice Heth e la mostrò al pubblico dicendo che aveva 160 anni e presentandola come “la balia di George Washington”. Sei anni dopo, sull’onda del successo, acquistò l’American Museum a New York e lo trasformò in un teatro dove esibire i fenomeni, l’elefante gigante Jumbo, i gemelli siamesi Chang & Eng Bunker, la sirena delle Fiji metà pesce e metà scimmia, Buffalo Bill e Toro Seduto. Il circo era diventato itinerante e nel 1844-45 mostrò i suoi fenomeni alla Regina Vittoria nel corso di un tour in Europa. La star era Charles Sherwood Stratton, il bambino nano ribattezzato Generale Tom Thumb-parodia di Napoleone.

Una lunga storia di spettacoli

Dopo aver fondato nel 1871 Barnum “The Greatest Show on Earth”, ‘il principe dei farabutti’, come si faceva chiamare, nel 1881 formò con James Bailey il Barnum & Bailey Circus. Morto lui nel 1891, è Bailey a gestire il circo che tornò in Europa baciato dal successo. Morto Bailey nel 1907, il circo fu acquisito dal Ringling Brothers Circus. Il 1919 è l’anno della fusione nel Ringling Bros. & Barnum & Bailey Circus (RBBB Circus). La famiglia Feld ha acquistato il circo Ringling nel 1967. Nel corso degli anni la durata dello spettacolo era stata ridotta dalle oltre 3 ore a poco più di 2; il numero più lungo era quello della tigre, 12 minuti.

Le battaglie animaliste

La popolarità in calo dei circhi in tutto il mondo ha dovuto fare i conti con l’agguerrita campagna dei movimenti animalisti, secondo i quali gli animali di proprietà di un circo vengono maltrattati. Ingrid Newkirk, la presidente della PETA, l’organizzazione per i diritti degli animali, celebrò l’annuncio della chiusura del circo cone “la fine dello spettacolo più triste sulla terra per gli animali selvatici”. Negli anni ’80 il numero di circhi con animali, che in America davano lavoro a circa 2 milioni di persone, è precipitato da 14.000 a 5. Prima della New Economy, una azione del Barnum a Wall Street era quotata 500 dollari, oggi vale 0,000005 euro e il ‘più grande spettacolo del mond’ ha assistito all’ascesa dell’etico e solidale Cirque du Soleil del Quebec. E nell’epoca attuale delle stimolazioni infinite e dell’intrattenimento on demand, l’evoluzione umana è stata impietosa con chi per decenni è riuscito a spalancare gli occhi dei bambini, ora ipnotizzati dai display degli smarthphone. Dove è difficile trovare anche Dumbo. La vendetta spesso distrugge anche chi la desidera.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.