TwitterFacebookGoogle+

Un anno dopo l'intesa sul nucleare in Iran nulla è cambiato

Teheran – Un anno dopo l’accordo sul nucleare iraniano, nulla è cambiato. Non per la popolazione, almeno, che dall’intesa tra Teheran e le sei potenze mondiali si attendeva la fine delle sanzioni e un deciso miglioramneto delle condizioni di vita.In quel 14 Luglio 2014, quando Zarif e Mogherini scandirono sorridenti e stanchi in inglese e in persiano la dichiarazione finale dell’accordo; quando John Kerry aveva passato fuori dagli Stati Uniti 21 giorni, più di ogni altro segretario di Stato americano dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando le piazze di Teheran si riempivano di gente e di macchine che suonavano il clacson, gli iraniani incollati ai televisori pensavano che la situazione economica sarebbe cambiata radicalmente.Hassan Rohani credeva di aver ipotecato il secondo mandato da presidente realizzando la più importante promessa elettorale: ovvero la fine delle sanzioni attraverso “il dialogo” e “la diplomazia”.

Dopo la fine dei festeggiamenti, dei proclami solenni, delle dichiarazioni sul carattere storico degli accordi, l’Iran e’ ripiombato nella sua realtà. E’ vero che Teheran dal giorno stesso degli accordi, anzi da alcuni mesi prima, era divenuta la meta dei ministri, delle delegazioni diplomatiche e di quelle economiche di mezzo mondo, compresa l’Italia. E’ anche vero che dal punto di vista psicologico la notizia dell’accordo ha dato un po’ di slancio a Rohani e alla gente, ma si e’ dovuto aspettare il mese di gennaio 2016 per l’allentamento effettivo di parte delle sanzioni. Sono state restituite all’Iran “briciole” dei soldi bloccati all’estero e gli Stati Uniti, hanno prelevato recentemente altri 2 miliardi di dollari dai conti dell’Iran con la scusa della violazione dei diritti umani da parte di Teheran.Il blocco bancario e’ rimasto (la maggior parte delle grandi banche europee ha paura di stabilire link diretti con l’Iran temendo rappresaglie da parte degli Stati Uniti e del Dipartimento del Tesoro) e il ministero del petrolio dopo una vera e propria guerra sul mercato contro l’Arabia Saudita è riuscito a raddoppiare la vendita del greggio ossigenandio le casse governative.

Ma olte a questo, il governo non ha potuto fare ciò che aveva promesso; Leilaz, massimo economista e teorico dei riformisti, ha risposto alle critiche con una metafora fiabesca: non abbiamo la bacchetta magica per trasformare le zucche in carrozze e i topi in cocchieri.L’inflazione vola al 15%, la disoccupazione e’ al 10% e la produzione industriale e’ addirittura in una fase di stagnazione.A complicare la vita a Rohani le notizie che ogni giorno giungono dall’Occidente; il Congresso Usa ha votato una legge che potrebbe bloccare l’acquisto di aerei dalla Boeing e così nemmeno gli aerei che erano stati promessi all’Iran potrebbero più arrivare. Inoltre Washington non ha smesso di accusare l’Iran di violazione di diritti umani, di sostegno al terrorismo e di perseguire un programma missilistico pericoloso.Il presidente Rohani, a 11 mesi dalle elezioni presidenziali rischia di fare una magra figura davanti alla sua popolazione con un bel niente in mano dopo aver rinunciato quasi a tutto il programma nucleare. (AGI) 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.