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Un concistoro sul Medio Oriente

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Un concistoro sul Medio Oriente(©Ansa) Il dramma dei profughi cristiani.

Redazione –
Roma –

Lunedì 20 ottobre è stato convocato un concistoro ordinario che affronterà la situazione nel Medio oriente, sulla base dei materiali e delle considerazioni emerse dall’incontro svoltosi nei giorni scorsi in Vaticano con i rappresentanti pontifici della regione. L’annuncio è stato dato all’inizio dei lavori della terza congregazione, dalla sede della presidenza. Al concistoro il Papa ha invitato i cardinali che saranno a Roma in quel momento — non è infatti un concistoro straordinario — insieme ai patriarchi del Medio oriente. Punto centrale della giornata di incontro sarà l’intervento del cardinale segretario di Stato  Pietro Parolin.

 

 

Dunque la questione della guerra, vista anche dalla parte delle famiglie, ha fatto irruzione nei lavori dell’assemblea. Difatti stamani, martedì 7 — alla presenza del Papa, con 184 padri sinodali e la presidenza di turno del cardinale Tagle — il dramma di tante famiglie cristiane nel vortice delle violenze è stato denunciato con forza e dettagli in diversi interventi. Così è stato messo in risalto come i terroristi di Boko Haram non hanno nulla a che vedere con la visione che in Nigeria, anche da parte dei musulmani stessi, si ha del valore della famiglia. Mentre a Baghdad, è stato reso noto, nonostante tutti i problemi, oltre 1.500 bambini sono accompagnati dai genitori, ogni venerdì, al corso di catechismo: è stata così anche rimarcata la testimonianza di fede e di unità delle famiglie cristiane rimaste in Iraq. Accompagnata pure dall’auspicio che venga sempre rispettato il loro credo come un diritto fondamentale della persona e così non ci debba essere timore nel testimoniarlo. Un discorso simile è stato proposto, poi, a proposito dell’Iran, dove ci sono appena cinquemila cristiani a fronte di settantacinque milioni di musulmani che, è stato affermato, non appartengono al fondamentalismo dell’Is.

 

 

Della testimonianza delle famiglie cristiane in contesti di violenza e di difficoltà — ma anche del traffico di esseri umani — si è parlato, stamani, con riguardo pure alla Colombia, al Bangladesh, alla persecuzione comunista in Romania e soprattutto alla Bosnia ed Erzegovina, dove la guerra degli anni Novanta del secolo scorso ha letteralmente distrutto famiglie e comunità parrocchiali, provocando una vera e propria fuga all’estero dei giovani. Le famiglie cristiane però, è la convinzione espressa, possono essere il punto di ripartenza contro questo sistematico sradicamento di un popolo.

 

 

Già nell’omelia dell’ora terza, che ha aperto la congregazione, il cardinale haitiano Langlois ha pregato perché abbiano finalmente fine «le ingiustizie, le violenze e le guerre di ogni sorta». E ha parlato espressamente di quanto sta accadendo in Siria, in Iraq, in Africa, senza ovviamente dimenticare la realtà della sua Haiti. Così la mattinata è iniziata espressamente con la preghiera per le famiglie che soffrono per la povertà e varie forme di violenza.

 

 

Trenta gli interventi. Hanno presto la parola, tra gli altri, i cardinali Versaldi, Piacenza, Filoni, Grocholewski, Vingt-Trois, Thottunkal, Ezzati Andrello, Amato, Sarah, Ouédraogo e Bozanić; il patriarca Tarmouni; l’arcivescovo segretario speciale Forte; il preposito generale dei gesuiti e il ministro generale dei frati minori. Si è parlato, tra l’altro, dell’importanza di percorrere la strada della testimonianza per una preparazione al matrimonio efficace, senza preoccuparsi se un percorso formativo più severo farà diminuire il numero degli sposi. Ma si deve fare in modo, è stato detto, che la Chiesa da “ospedale da campo” non diventi “obitorio” in cui si moltiplicano autopsie di matrimoni defunti.

Fonte

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