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Un dj ha svelato l'identità di Banksy. Forse

Il più grande mistero nel mondo dell’arte visuale potrebbe essere stato svelato…Per colpa di un gaffe. E’ successo al dj britannico Goldie che durante una trasmissione in cui si parlava di Banksy, il celebre artista la cui identità viene tenuta rigorosamente celata,
 
Per quanto Goldie si sia affrettato a cambiare discorso, la sua uscita non è passata inosservata e per molti ha confermato l’ipotesi che circola in giro da molte tempo, ovvero che dietro il geniale street artist le cui opere ironiche e graffianti appaiono nottetempo sui muri di mezzo mondo ci sia Robert Del Naja, frontman della band trip-hop Massive Attack.
 
Un legame, quello tra Banksy e Del Naja, rivendicato alla luce del sole da tempo, ma come due identità distinte. Entrambi di Bristol, entrambi graffitari, lo stesso Banksy ha detto più volte di aver subito l’influsso artistico di Del Naja, che a sua volta ha collaborato con lui.
 
C’è persino una prefazione di Banksy al volume “3D & the art of Massive Attack” (2015) dove si legge che “quando avevo dieci anni, un ragazzo di nome 3D faceva graffiti per le strade, poi smise e formò la band dei Massive Attack, cosa buona per lui, anche se ha implicato una brutta perdita per l’arte della città”. Ma il dubbio che si stia parlando di una persona sola resta.

Gli indizi che portano a Del Naja…

Il primo a suggerirlo, in maniera ‘scientifica’, è stato il giornalista Craig Williams, mettendo insieme le date dei concerti della band britannica con l’apparizione dei murales. Ne venne fuori un mosaico in cui i pezzi si incastravano quasi perfettamente, dagli eventi a San Francisco nel maggio 2010 – che si tradusse nel murales ‘This Will Look Nice When It’s Framed’ – a quelli in Canada, fino ad arrivare addirittura alla partita della C1 Napoli-Cittadella nel capoluogo partenopeo (Del Naja è nato a Bristol ma il padre era napoletano ed è un tifoso accanito della squadra della città) giocata nel settembre 2004 in concomitanza con l’apparizione della ‘Madonna con la pistola’.

…e l’ipotesi alternativa

Ma non è l’unico nome circolato negli anni. Tra i più insistenti c’è quello di Robin Gunnigham, altro artista di strada, la cui identità venne accostata a quella di Banksy da un gruppo di criminologi della Queen Mary University di Londra usando il ‘geographic profiling’, tecnica di analisi statistica utilizzata per individuare delinquenti recidivi.
 
In pratica hanno creato una correlazione tra la posizione di 192 opere di Banksy e gli spostamenti di Gunnisham. Non solo, in un video del 1995 rilanciato da Artnet si vede un uomo con occhiali e capelli scuri che parla della sua vita da street artist: il volto è sfocato ma le opere sono tutte a firma Banksy. E in quell’uomo alcuni ci videro proprio Gunningham.
 
Che sia oppure frutto del lavoro di un collettivo, o di una donna, tutte ipotesi uscite nel tempo, sono vent’anni che le opere di Banksy animano le coscienze: dai graffiti per le proteste nel Regno Unito nel 2003 a quelli in occasione della Brexit, all’ inquietante parco dei divertimenti “Dismaland” nell’Inghilterra sud-occidentale fino all’hotel aperto a Betlemme in Cisgiordania qualche mese fa. Guerra, corruzione, diritti, non c’è tema sociale o di politica internazionale che lo street artist non abbia messo a fuoco su un muro.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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