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Un gruppo di avvocati potrebbe cambiare la legge elettorale senza passare per il Parlamento

Esiste un piano B per superare lo stallo parlamentare e rendere omogenee le leggi elettorali di Camera e Senato. Lo rivela la Stampa, secondo cui si basa su “un forte presupposto politico-istituzionale e su un solido impianto tecnico-giuridico, un’ottantina di pagine riccamente argomentate”.

L’idea è di coinvolgere di nuovo la Consulta. La Corte sarebbe investita esplicitamente della questione e potrebbe agire chirurgicamente. L’eliminazione di alcune parole in otto articoli della legge del Senato sarebbe sufficiente a uniformarla a quella della Camera. 

I tempi

  • Entro questa settimana deposito della questione di incostituzionalità.
  • Entro il 15 ottobre ordinanza del tribunale che la solleva davanti alla Consulta.
  • Entro il 20 gennaio udienza alla Corte, con possibile sentenza.

Gli effetti politici 

  • Paralizzare le velleità di conclusione repentina della legislatura dopo la legge di bilancio
  • Puntare una pistola alla tempia del Parlamento, che in caso di ulteriore inerzia sarebbe esautorato, per la terza volta in quattro anni, dalla Consulta. 

La procedura

Attualmente le due leggi elettorali sono il frutto delle sentenze con cui la Corte ha sancito l’incostituzionalità del Porcellum (2014) e dell’Italicum (2017). Dalla prima sentenza residua la legge per il Senato, dalla seconda quella della Camera. Le due leggi sono spurie sotto diversi profili.

  1. Alla Camera coalizioni vietate, al Senato permesse
  2. Alla Camera premio di maggioranza alla lista che supera il 40%, Senato senza premio
  3. Alla Camera soglia di sbarramento al 3%, al Senato al 3% per le liste dentro una coalizione che supera il 20% e all’8% per le liste solitarie
  4. Alla Camera capilista bloccati, al Senato preferenze per tutti
  5. Alla Camera garanzia di rappresentanza di genere uomo-donna, al Senato questione non regolata (la Consulta ha dato un’indicazione di massima, mai applicata). 

Perché era intervenuta la Consulta

Le sentenze della Consulta erano nate dai ricorsi di un pool di avvocati che tra il 2015 e il 2016 avevano avviato 23 cause civili in altrettanti tribunali. Presto l’avvocato Enzo Palumbo (ex senatore del Partito Liberale ed ex membro del Csm) potrebbe giocare una nuova carta: un’altra istanza, per sollevare davanti alla Consulta cinque nuove questioni di incostituzionalità delle due leggi spurie: 

  1. soglia di accesso alla Camera,
  2. candidature multiple alla Camera,
  3. soglie al Senato,
  4. vizio nel procedimento di approvazione dell’Italicum.
  5. disomogeneità tra le leggi elettorali. 

Se il tribunale di Messina, dove sarà presentato il ricorso, dovesse accogliere l’istanza e sollevare la nuova questione costituzionale, la palla tornerebbe alla Consulta. Che avrebbe in mano la pistola per sparare il colpo decisivo e rendere i sistemi elettorali omogenei. Resta il problema del premio di maggioranza: se lo prendono due liste diverse alla Camera e al Senato? Questione delicata. Il pool di avvocati invoca ‘uno slancio creativo’: se i vincitori sono diversi nei due rami del Parlamento, i premi non si attribuiscono. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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