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Un microinsetto salverà Roma dall'invasione delle cimici asiatiche

Da Roma in su gli italiani sono terrorizzati dalle cimici. Nessuna fobia da intercettazioni: si tratta di un vero e proprio allarme per l’invasione delle cimici asiatiche. Il loro nome ufficiale è “Halyomorpha halys” e, a differenza di quelle che conosciamo bene e che rilasciano solo un pessimo odore, le cimici asiatiche vanno ghiotte di mele, pere e albicocche. Ma non disdegnano gli altri frutti e ortaggi.

Al punto che secondo il Crea, nel 2016 in Italia è stato perso oltre il 40% di pere e kiwi, con danni pesanti anche a mele, pesche, uva, pomodoro, noci, nocciole, mais, soia. Come riconoscerle? Anziché avere un bel colore verde smeraldo, sono grigio-marrone.

Cosa è a rischio

“Sono circa 300 – ha detto a “Repubblica”  Lorenzo Bazzana, responsabile economico della Coldiretti – le colture che possono essere colpite. Questo insetto ha un apparato boccale pungente e succhiante e con la saliva provoca necrosi e deformazione nei frutti. In ogni fase di vita, dalle uova alla maturità, riesce comunque a fare danni. L’invasione è stata ed è veloce e altrettanto pronta deve essere la reazione, con fondi per la ricerca e per strumenti di difesa passiva”.

Un invasore di vecchia data

Da giorni i quotidiani riportano gli allarmi lanciati dai coltivatori del Nord Italia, mentre domenica la caccia all’insetto è scattata anche nel quartiere Prati, a Roma, dove si moltiplicano le segnalazioni dei residenti che parlano di “interi appartamenti infestati dalle cimici”.

Da via Candia a via Germanico, questi insetti si attaccano alle grate delle finestre e non è raro vedere alcuni esemplari morti su terrazze e marciapiedi. Tuttavia la loro invasione non è affatto una cosa nuova: comparse per la prima volta in Emilia Romagna circa un lustro fa, nel 2013 colpirono Piemonte e Lombardia.

L’anno successivo toccò a Liguria e Toscana, mentre nel 2015 fu la volta di Trentino e Marche. E per raggiungere l’Italia compiono un viaggio lunghissimo da diverse zone della Cina e della Corea.

Come fermarle

Fermarle non è affatto facile. “È davvero tremenda”, ha detto sempre a Repubblica  Lara Maistrello, entomologa dell’Università di Modena e Reggio Emilia e responsabile scientifica del Psr (Programma sviluppo rurale) della Regione Emilia Romagna contro la cimice asiatica.

“È capace di volare per 2,5/5 chilometri al giorno e attacca ogni frutto. Abbiamo accertato che una femmina riesce a deporre in media 285 uova all’anno, e dopo le madri, nella stessa stagione, depongono le figlie. Fermarle è difficilissimo. Trovi le cimici, prepari il trattamento, ne ammazzi una parte e le altre cambiano “banchetto”.

Il trattamento non dura in eterno, il giorno dopo l’albero è già accessibile. Anche con l’uso di neonicotinoidi, piretroidi e fosforganici non si sono raggiunti grandi risultati: non puoi insistere perché ammazzi anche gli insetti utili, come gli impollinatori”.

Una soluzione è allevare i nemici naturali delle cimici, come un minuscolo imenottero parassita delle uova. L’encyrtus telenomicida, di dimensioni inferiori ad 1 mm, allevabile in biofabbriche, offre, secondo il Crea, buone prospettive per il controllo biologico della Cimice asiatica. I  test in laboratori hanno mostrato che una sola femmina dell’imenotero può distruggere il 35% di una produzione di uova e che più femmine possono annientarla. L’imenottero si è quindi dimostrato come un efficace rimedio naturale per il controllo biologico dell’insetto infestante in Centro Nord Italia in un contesto di controllo integrato. I Ricercatori del CREA, in collaborazione con Servizi Fitosanitari Regionali hanno predisposto un Progetto per l’allevamento di massa, la liberazione e la verifica diretta sul campo delle possibilità di utilizzo di questo agente di controllo biologico.

I rimedi ‘fai-da-te’

La Regione Emilia Romagna ha stanziato 10 milioni e la Lombardia ne ha destinati 2,5, per mettere delle reti di protezione antiisetto. “Potranno essere messe – spiega l’entomologo Massimo Bariselli, del Servizio fitosanitario dell’Emilia Romagna – soprattutto nei frutteti che hanno già le reti anti-grandine, come bande laterali. Le prime sono già in funzione, molte altre saranno montate a inizio 2018. Facciamo di tutto, per salvare i frutteti. Pensiamo anche a colture-trappola, come il favino, la soia, il pisello, che piacciono alle cimici e dovrebbero distrarle da colture più costose. L’importante è fare rete, fra Regioni ed enti di ricerca (università, Crea, Cnr), con i tecnici sul territorio e gli agricoltori. Speriamo di farcela”.

Intanto a Prati, scrive il “Corriere della Sera”, i residenti lamentano di aver scritto al Comune per chiedere una disinfestazione immediata. L’Ama ha risposto il 6 ottobre affermando che la problematica non è di sua competenza, mentre l’ufficio Gestione specie sinantropiche del Comune ha risposto l’11 ottobre che la questione sarebbe stata esaminata ma occorreva un mese per un riscontro”. I cittadini hanno, poi, contattato anche “il Dipartimento Ambiente che non ha risposto”.

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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