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Un nuovo enfant prodige dell'industria è finito nelle maglie della giustizia cinese

Dopo Anbang, un’altra conglomerata è stata commissariata dal governo cinese: si tratta del colosso dell’energia CEFC China Energy. Lo riferisce il South China Morning Post citando due fonti anonime. Secondo il quotidiano di Hong Kong, l’agenzia di investimento Shanghai Guosheng Group Co., controllata dal governo locale di Shanghai, ha assunto il controllo del management fin dalla settimana scorsa. La notizia giunge a distanza di poche ore dalla smentita da parte del gruppo dell’inchiesta su Ye Jianming, fondatore e Ceo del gruppo. L’indagine, definita priva di “riscontri fattuali” dall’azienda, era stata annunciata ieri da Caixin, una delle riviste più autorevoli nella stampa economico-finanziaria cinese e spesso la prima a rivelare le voci di indagini nei confronti dei grandi nomi, soprattutto della politica. Cefc assicura di essere pienamente operativa.

Il gigante che comprò il 14% della russa Rosneft

Cefc ha fatto parlare di sé lo scorso anno per l’acquisto di una quota del 14% nel gigante russo dell’energia Rosneft, per oltre nove miliardi di dollari, la più grande acquisizione cinese nel settore del greggio dal 2012, ma il gruppo guidato dall’enfant prodige cinese, che quest’anno compirà 41 anni, si è reso protagonista anche di acquisizioni altrove, dal Kazakistan all’Europa orientale. 

Cosa sappiamo delle sorti di Ye

Dal gruppo privato non sono arrivate conferme dirette all’articolo pubblicato da Caixin, anche se, secondo una fonte al corrente delle indagini che preferisce rimanere anonima e che ha parlato con l’agenzia Reuters, Ye sarebbe stato interrogato dalle autorità cinesi, anche se non vengono specificate quali, per sospetti reati economici. Anche secondo fonti citate dal South China Morning Post di Hong Kong, Ye sarebbe sotto indagine e sarebbe stato arrestato nelle scorse settimane. 

Pugno di ferro contro le conglomerate

La vicenda del capo del gruppo privato cinese sembra ricalcare quella di un altro grande uomo d’affari, Wu Xiaohui, ex capo del colosso delle assicurazioni Anbang, commissariato venerdì scorso per un anno dal governo cinese in una mossa da più parti definita senza precedenti in Cina: Wu, indagato dal giugno 2017, dovrà rispondere davanti ai giudici a Shanghai di reati economici e di abuso della propria posizione. Il pugno di ferro contro le conglomerate rivela le ambizioni di Pechino nel contrasto ai rischi di sistema, che hanno visto alcuni grandi gruppi cinesi finire nel mirino delle autorità di controllo già da luglio dello scorso anno, a cominciare da giganti come Fosun, Wanda, e Hna. 

Leggi anche: La strategia di Xi Jinping dietro il commissariamento del colosso delle assicurazioni Anbang

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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