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Un nuovo orizzonte politico

Di Marcello Vigli – 11.04.2018 –
Forse nessuno aveva previsto che la legge elettorale, costruita per isolare i grillini, avrebbe prodotto l’attuale stallo nella designazione del candidato premier. L’aumento dei voti ottenuto dalla lista leghista ha infatti sconvolto il rapporto interno allo schieramento di centrodestra, mentre lo sfaldamento dell’elettorato diessino e il fallimento dell’esperimento dei Liberi e uguali hanno creato grande scompiglio a sinistra.

Se e quando sarà possibile formare in Parlamento una maggioranza di governo, e quale potrà essere, sono interrogativi le cui risposte non costituiscono l’oggetto di questa riflessione, volta, invece, ad interpretare le condizioni sociali che hanno determinato questa situazione.

La divisione fra nord e sud non era mai apparsa così netta. Non c’è dubbio che possa aver influito il tipo di legge elettorale a determinarla, ma è innegabile che pur rivelandosi, da un lato, frutto di un diffuso interesse per la politica, dall’altro, evidenzia modi diversi di rapportarsi della società con le forze politiche.

C’è subito da osservare che poco meno del 73% degli elettori si è recato a votare, più che sufficienti per riconoscere infondata la più volte proclamata disaffezione dei cittadini alla politica. La stragrande maggioranza ha espresso un voto valido ben distribuito nelle diverse fasce di età. Fa eccezione il Movimento cinque stelle votato per oltre l’ottanta per cento da elettori di età inferiore ai 45 anni. A nord si è votato per la destra, a sud si è affermato il voto per il Movimento cinque stelle. Se si considera che i programmi elettorali proponevano soluzioni opposte per superare la crisi economica si conferma un’Italia radicalmente divisa in due: un’Italia soddisfatta della sua condizione, preoccupata di difenderla dalle incursioni migratorie e stanca di doverne dividere i benefici con un’altra Italia arretrata e non autosufficiente che, invece, si considera, sfruttata e svantaggiata per esserle stata aggregata con la forza.

Costrette a convivere nella stessa realtà statuale, stentano a definire regole e condizioni per una gestione comune del potere.

Resta fuori da questo confronto il Pd scompaginato non solo dai risultati elettorali, ma anche e ancor più dalle difficoltà create al Gruppo, chiamato a gestirne la direzione dopo le polemiche dimissioni di Renzi, dal “solerte” impegno di quest’ultimo e del suo cerchio magico volto a creare ostacoli e condizionamenti. Il Gruppo non ha sviluppato un’analisi collegiale del voto, mentre diversi capicorrente, più o meno improvvisati, promuovono iniziative per acquisire spazi di manovra nel superamento della crisi interna seguita alla sconfitta elettorale e, al tempo stesso, nella definizione della linea da seguire per interloquire nella ricerca di un nuovo assetto governativo.

A completare questo quadro, non è priva d’interesse l’assenza di attenzione alla dislocazione del “voto cattolico”, di cui è ormai così evidente l’irrilevanza da essere considerato definitivamente privo di una sua specificità. Sono, piuttosto, i partiti a cercare il “voto dei cattolici” come emerge dal rosario esibito da Salvini in un comizio a piazza del Duomo a Milano, da lui concluso giurando sul Vangelo oltre che sulla Costituzione.

Ne sono consapevoli anche i vescovi che, come già rilevato, si sono limitati ad esortare i cattolici a non disertare le urne, ed oggi, a urne chiuse, a sollecitare i partiti a provvedere al più presto l’Italia di un governo.

C’è da sperare che, alla già avviata de-ideologizzazione della lotta politica, segua progressivamente una sua piena de-confessionalizzazione

Sarà anche un nuovo rapporto fra Stato e Chiesa oltre un una nuova dialettica fra i partiti a caratterizzare l’avvento della “terza” Repubblica.

http://www.italialaica.it/news/editoriali/58413

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