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Un po’ di effetto Macron per le urne

Di ilsimplicissimus –

Salta agli occhi la straordinaria attività delle destre fasciste da Casapound a forza nuova in queste ultime settimane di campagna elettorale. Manifestazioni nere ampiamente permesse e contromanifestazioni invece blindate da Minniti e in qualche modo criminalizzate dal regime, difesa di tentata strage, assalti e persino singolari e ambigui episodi in cui un picchiatore fascista viene picchiato non si sa da chi, con la tecnica dei video fabbricati usata ampiamente nell’ultimo decennio dalla Libia alla Siria per accreditare la verità del potere. Ora tutto questo ha davvero poco senso perché in vista del voto ci si aspetterebbe proprio il contrario ovvero un minore attivismo della violenza e dei suoi correlati non foss’altro che per non spaventare la cospiscua componente bottegaia e piccolo borghese nella quale sguazza il pesce nero.

Dunque la metanfetamina pre elettorale dell’estrema destra pare proprio sia in parte iniettata dal potere che magari fa baluginare ricompense future, tutt’altro che estranee alle pratiche neoliberiste e per altro verso amplificata dai media di regime per indurre parte del gregge piddino a tornare negli stazzi del voto utile , senza disertare le urne, farsi tentare dai Cinque stelle o – Dio non voglia – passare a quello che viene grottescamente presentato come estremismo opposto, ovvero Potere al Popolo. Insomma una sorta di operazione Macron in sedicesimo e prodotta con i materiali di risulta che sono a disposizione: non si capirebbe infatti come un potere che nel suo complesso ha fatto enormi regali ai fascisti negli ultimi decenni sotto forma di concessioni materiali e legali, omissioni e opportune distrazioni, ora scopra che i fascisti esistono e nel modo prelatesco e ambiguo che lo contraddistingue cerca di farne una sorta di tema prioritario.

Non stupisce l’improvvisa certo la crescita esponenziale di provocazioni nella speranza che essa inducano l’altra parte a reagire  e porsi come opposto estremismo. Qualcosa che comunque all’occorrenza può anche essere adeguatamente simulato per portare i cittadini a votare per i propri “pacifici” nemici e in senso più ampio per evitare  che essi possano accorgersi della totale finzione delle alternative presentate dalla politica. Che è un primo passo per comprendere come la battaglia vera non sia tra  l’immutabile, eterno status quo neoliberista e il nazifascismo contemporaneo, ma in generale tra il neoliberismo, oligarchico, non rappresentativo, in prospettiva schiavista e la civiltà.

Per il momento però si utilizzano le destre estreme per cercare di ridurre i salassi nel Pd, che è come dire nella principale forza dello status quo, cercando di suscitare il timore di turbolenze e violenze o comunque di una sorta di scontro fra estremismi opposti e dunque tamponare l’emorragia di credibilità e di voto. Il problema è come contenere il cosiddetto populismo che nessuno sa definire, ma che suona bene nelle bocche indignate e ottuse degli speaker perché in realtà con questa parola si vuole indicare l’esatto contrario, ossia la consapevolezza, sia pure vaga, non tematizzata, delle contraddizioni del sistema e della sottrazione della rappresentanza, cosa che costituisce un grado di lucidità maggiore di chi è totalmente implicato nel vacuo rosario dell’ideologismo liberista.

Ora bisognerà vedere che intensità raggiungerà questa campagna alla quale collabora una vasta galassia di vero qualunquismo governativo, quanto sarà alta la capacità di resistere alle provocazioni e quanto ci si spingerà sulla strada delle simulazioni. E quanti penseranno di combattere il fascismo di nicchia dando il voto al fascismo globale.

Un po’ di effetto Macron per le urne

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