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Una cattedra o l'Nba, la seconda vita di Obama 

di Davide Sarsini Novak 
 
Nella vita non c’è nulla di più patetico di un ex presidente“, sosteneva il sesto presidente degli Stati Uniti, John Quincy Adams, che restò al Congresso per 17 anni dopo aver lasciato la Casa Bianca. Questo adagio però potrebbe non valere per Barack Obama: appena 55enne, si lascia alle spalle otto anni di una presidenza comunque storica, con più di metà degli americani che apprezzano il suo operato. Da quello che ha fatto capire, il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti non intende chiamarsi fuori da quella ‘seconda vita’ post-presidenziale che spesso modella l’eredità politica di chi ha guidato l’America. Insomma, non si darà al golf come Gerald Ford o alla pittura come George W. Bush.
 
Tornerò a fare il tipo di lavoro che facevo prima, trovare il modo di aiutare le persone“, aveva anticipato l’anno scorso il primo presidente afroamericano. “Aiutare i giovani a ricevere istruzione, aiutare la gente a trovare lavoro e cercare di portare imprese nei quartieri che non ne hanno abbastanza. Questo è il tipo di lavoro che amo fare”.
 
Intanto si sa che, quando a gennaio cederà la Casa Bianca al suo successore, Obama non cambierà città a differenza dei suoi predecessori: si sposterà con la famiglia di sole due sole miglia, nel quartiere esclusivo di Kalorama, a Washington. La scelta di restare nella capitale è per la figlia Sasha che finirà le scuole superiori nel 2018. Gli Obama hanno affittato una magnifica casa in mattoni del 1928 da 6 milioni di dollari con nove camere e un ampio giardino, di proprietà di Joe Lockhart, ex consigliere di Bill Clinton. 
 
L’ex presidente ha un vitalizio da 205.700 dollari all’anno, assistenza sanitaria gratuita e la scorta 24 ore su 24. Ma Obama ha già detto che si metterà sul “mercato del lavoro”: “Andrò su Linkedin e vedrò cosa viene fuori“, ha scherzato. Potrebbe scegliere di creare una propria fondazione, come il Carter Center per la pace mondiale e la lotta alle malattie o la Clinton Global Initiative che si occupa di cambiamenti climatici, sviluppo e sanità. Dai tempi di Calvin Coolidge, poi, la maggior parte dei presidenti hanno scritto le proprie memorie che spesso si sono rivelate autentici bestseller, come Bill Clinton che nel 2004  per il suo “My Life” ricevette in anticipo 15 milioni di dollari. Dal 2005, Obama ha già guadagnato 15,6 milioni di dollari  dai suoi tre libri precedenti (“Dreams from My Father”, “The Audacity of Hope” e il libro per bambini “Of Thee I Sing”).
Poi c’è il circuito delle conferenze: Bill Clinton guadagna oltre 100.000 dollari a discorso e a volte ne pronuncia più d’uno alla settimana. Stesso discorso per la 52enne Michelle, che non appare destinata a rientrare nell’ombra dopo la popolarità guadagnata da First Lady: anche per lei probabile un libro di memorie e qualche conferenza, senza escludere progetti ancora più ambiziosi, perchè no, anche in politica.
 
Tra gli altri possibili lavori di Obama c’è un ritorno all‘insegnamento del diritto (che era quello che faceva prima di entrare in politica): University of Chicago, Harvard e Columbia University sono gli atenei che potrebbero contenderselo. Non è daescludere neppure che si butti nello sport e nell’amato basket: il sogno è di diventare proprietario di una franchigia Nba, anche se i suoi Chicago Bulls non sono in vendita. Di certo, resterà impegnato al fianco dei giovani, nei progetti educativi, e non smetterà di seguire i temi cruciali delle sue due presidenze come il disarmo nucleare, la lotta ai cambiamenti climatici, la riforma sanitaria, il controllo delle armi, i diritti delle minoranze. 
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