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Una nuova 'Grande Coalizione', il piano del Ppe per arginare gli euroscettici

Una nuova ‘Grosse Koalition’ europea che veda il Partito Popolare Europeo, il Partito Socialista Europeo e altri raggruppamenti tornare a collaborare nell’emiciclo di Strasburgo per arginare la marea euroscettica. È il progetto del tedesco Manfred Weber, capogruppo della maggioranza conservatrice al Parlamento Europeo, che guarda già alle elezioni del 2019, ritenendo che i consensi raccolti da formazioni come il Front National e Alternative Fur Deutschland non sia destinato a esaurirsi presto. Weber, che proviene dalle file della Csu di Angela Merkel, ha spiegato a ‘Politico’ di aver già intrattenuto colloqui informali con i leader di altri cinque gruppi parlamentari, tra i quali il numero uno del Pse nell’Europarlamento, Gianni Pittella, per “continuare a far andare avanti la macchina legislativa”.

Il tramonto del ‘G5’

La collaborazione tra Ppe e Pse in funzione antieuroscettica non è affatto una novità. Il vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, aveva lanciato negli anni scorsi il formato del ‘G5’. Una o due volte al mese il capo dell’esecutivo comunitario, Jean-Claude Juncker, l’ex presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, Timmermans, Weber e Pittella si riunivano nel ristorante dello Stanhop Hotel di Bruxelles per mettere a punto, in una cornice informale, le strategie della politica europea. A far naufragare il sodalizio furono le dimissioni di Schulz, che ora sfiderà Merkel per la cancelleria tedesca. L’accordo informale avrebbe previsto che, dopo un socialista, sarebbe stato il turno di un conservatore. Ppe e Pse non riuscirono però a trovare una sintesi e presentarono entrambi un proprio candidato, in un derby tutto italiano che vide Antonio Tajani contrapporsi allo stesso Pittella. Come sappiamo, la spuntò Tajani e la sorte della ‘Grande Coalizione’ di Strasburgo sembrò segnata. Weber, però, non ha alcuna intenzione di arrendersi.

I numeri delle forze in campo

“Sono molto rattristato”, era stata la reazione di Weber alla rottura del sodalizio, “ora abbiamo un’atmosfera di politiche di partito e divisioni ideologiche”. Negli ambienti del Ppe si tende a scaricare tutta la colpa sui socialisti. “Non possiamo avere nulla che somigli al G5 perché irriterebbe Pittella”, ha confidato una fonte. Con 217 seggi contro i 189 del Pse, i Popolari hanno però tutti i numeri per guidare i giochi, anche grazie all’indebolimento dei liberali dell’Alde, che contano 68 deputati e hanno spesso collaborato con il ‘G5’.

Il tentativo abortito e confuso di far entrare nel proprio raggruppamento il Movimento Cinque Stelle avrebbe però inferto danni irreparabili alla credibilità di Guy Verhofstadt, leader della formazione. D’altro canto, le formazioni di sinistra, pur opposte alla destra nazionalista, non sembrano molto disposte a collaborare con “forze neoliberali pro-globaliste”. A usare queste parole è Philippe Lamberts, presidente del gruppo dei Verdi (51 rappresentanti), il quale ha ricordato che partiti contrari a una maggiore integrazione siedono anche tra le file del Ppe, come Fidesz, il partito del primo ministro ungherese Viktor Orban.

Il fronte euroscettico è diviso

La strategia di Weber potrebbe però fare leva sulle divisioni tra le formazioni euroscettiche. Il numero uno del Ppe ha fatto sapere di aver contattato altri cinque gruppi parlamentari. Oltre al Ppe, è possibile intuire che gli altri quattro siano Pse, Alde, Verdi e la sinistra (Gue-Ngl). Quale sarà il quinto? Sicuramente non i due gruppi nel mirino di Weber: l’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (Efd) – che include il Movimento 5 Stelle, l’Ukip di Farage e altre formazioni marginali – e l’Europa delle Nazioni e della Libertà (Efn), che comprende il Front National, la Lega Nord e il Partito della Libertà dell’olandese Geert Wilders. Per esclusione, il quinto gruppo citato non può che essere quello degli “euroscettici moderati” dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr).

Il fronte antifederalista, infatti, è tutt’altro che compatto. Il tentativo dei Cinque Stelle di passare ad Alde, ad esempio, era stato sintomatico di quanto stia stretta l’alleanza con Farage a un partito che, nella maggior parte dei casi, vota insieme ai Verdi. Ancora più peculiare il caso di Alternative Fur Deutschland, che conta due europarlamentari in due gruppi diversi: uno nell’Efd, Beatrix Von Storch, e uno nell’Efn, Marcus Pretzell. Entrambi avevano iniziato il loro mandato in un altro raggruppamento ancora, lo stesso Ecr, che lo scorso agosto li aveva allontanati per le posizioni estremiste assunte dal partito in seguito all’arrivo di Frauke Petry alla guida del partito e al conseguente addio del fondatore Bernd Lucke.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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