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Una nuova storia alternativa della filosofia

Critiche laiche

Cibo per la mente. L’ultimo saggio di Costanzo Preve pur approfondito e articolatissimo offre la rara possibilità, a chi ha voglia di pensare, di essere agilmente compreso.


lunedì 13 gennaio 2014 13:31


di Bruno Vergani Non avverto la necessità e non dispongo di competenza per recensire, nel merito, l’opera. Mi limiterò, dunque, a una condensata esposizione, a caldo, di personali note di lettura. Note indirizzate a chi “non studioso” e non professionista della filosofia si approccia a essa per puro piacere e/o per necessità esistenziale e politica.

Il saggio storico-filosofico di Costanzo Preve (1943-2013) “Una nuova storia alternativa della filosofia” con sottotitolo “Il cammino ontologico-sociale della filosofia” è opera non semplice che chiede impegno e concentrazione da parte del lettore. La fatica ha inizio ancor prima di aprire il libro per problemi di distribuzione: introvabile nelle librerie va richiesto direttamente dall’editore, tuttavia sollecito nella spedizione. Un libro da meritarsi. Nel testo, purtroppo, qualche refuso di stampa agilmente superabile.

Il saggio pur complessivamente unitario nel descrivere la storia filosofica occidentale, oltre a cenni sull’antica Cina, India, e Islam, è tanto articolato e intrecciato che, oltre alla versione cartacea, sarebbe utile anche una versione ebook, così da permettere in successivi approfondimenti – non è un libro da leggere una volta sola, ma un riferimento a oltranza – la ricerca di lemmi specifici in tutto il testo. Storia della filosofia “nuova e alternativa” estranea ai consueti manuali scolastici, quelli dossografici che asettici espongono in rassegna i filosofi più significativi della storia d’Occidente come un succedersi casuale di opinioni: blasoni, più o meno di valore, da appendere alla parete del soggiorno. Opera che, invece, dice in modo partecipato, approfondito e sensato, gli autori e le tendenze filosofiche attraverso una sistematica deduzione delle categorie di pensiero derivanti dai processi storici e sociali. Non si tratta di un banale tematizzare storico che colloca in un determinato contesto sociale i filosofi occidentali, ma di un approccio ontologico dove l’originalità del pensiero di ogni autore trova essere nella storia e nel contempo dà essere alla storia, così come trova essere dai contesti politico-sociali e nel contempo li plasma.

Una originalità di metodo, quella di Preve, proficua ma anche insidiosa per il lettore non filosofo, o filosofo di strada come il sottoscritto: il saggio nell’emanciparsi da un approccio dossografico, da una parte produce un clima di freschezza e di proficuo coinvolgimento per il lettore poco erudito, dall’altro lo spiazza, specialmente nei capitoli centrali del libro, quelli su Kant e l’onnipresente Hegel, dove Preve si attarda per quest’ultimo in una personale articolata apologia.

Un opificio vigoroso, produttore di tanti e tali argomenti da richiedere, in alcuni passaggi, una attenzione snervante e dove, se sprovvisti di una approfondita precedente conoscenza degli autori trattati, il testo appare inevitabilmente criptico. Vero che nel serrato procedimento dialettico, esposto nel saggio, è pur possibile, di rimando e per deduzione, apprendere e comprendere i tratti salienti di tutti i filosofi trattati, ma la fatica di tale “cammino a ritroso” talvolta è tanto in salita da consigliare, perlomeno, lo studio di un buon testo scolastico di storia della filosofia, insieme alla lettura dei testi autografi dei filosofi in oggetto, prima di affrontare il previano approccio alternativo: dispiacerebbe trovarsi confusi, smarriti in vicoli secondari, così da perdere, inutilmente esausti, superstrade davvero proficue presenti nel libro, non tanto per un incremento di erudizione, ma per una vita migliore, e personale e sociale, che l’opera offre. Ma per chi intende ben vivere e per farlo non vuole aspettare di essere erudito, il saggio storico-filosofico pur approfondito e articolatissimo offre, comunque – a chicchessia se pensante – di essere agilmente compreso, perlomeno nei passaggi fondamentali.

L’Autore stesso propone una traccia di lettura per alleggerire il percorso, ripetendo e ricapitolando, sistematicamente e più volte, i punti cruciali del suo dialettico pensiero, evitando nel contempo di soffermarsi più del necessario su nodi e aspetti meno importanti – sovente rinchiudendoli letteralmente tra parentesi -, anche se numerosi. Moderati i motivi di perplessità che sorgono riguardo la laicità che Preve riduce a ‘laicismo’ e ai suoi esponenti italiani. ‘Laicismo’ che – per l’Autore – nel combattere l’innocua religione, ma indifferente al crudele capitalismo dilagante, diviene connivente e alleato del capitalismo stesso. In questo contesto la religione cattolica, Magistero ecclesiale incluso, è interpretata come un potenziale e utile freno alla dismisura capitalistica dilagante. Vero che più i gruppi, laici e non, si caratterizzano ideologicamente più tendono inevitabilmente a clericalizzarsi, a identificarsi nelle idee e nelle comunità di appartenenza. Da qui il rischio di una laicità sacralizzata, ideologico giudizio di valore dove l’originale pensiero personale vira in liturgie conformi alle linee programmatiche imposte.

Nel riconoscere al “comunista” Preve nella sua critica al laicismo nostrano una coraggiosa visione originale e anticonformista annoto, tuttavia, che ogni uomo pensante e un minimo onesto respingerebbe con l’Autore il ‘laicismo’ per come esposto nel saggio, percependosi invece laico perchè capace di pensiero soggettivo: se la testa del soggetto è sana tale definizione di laicità, nella sua elementarità, si rivela precisa e congrua: primato del pensiero e della persona. Soggetto pensante e soggetto laico, dunque, coincidenti. Ingeneroso, nel contesto, il giudizio – forse estemporaneamente più ideologico che filosofico – di Preve nei confronti del percorso filosofico di Karl Löwith. Preve riesce, in ogni caso, a onorare, lui per primo, l’invito che rivolge al lettore – nell’ultimo XL Capitolo – quando lo sollecita, con riferimento a Socrate, alla pratica comunitaria della filosofia vissuta.

L’opera, capace di accurata distinzione fra filosofia e ideologia risulta un atto politico efficace perché frutto di pensiero, mai di pregiudizio, e terminata la lettura ci si percepirà con più precisa chiarezza nel mondo, si dirà “comunismo” sapendo quello che si dice; più capaci di inediti innesti storici tra epoche lontane; si sarà più consapevoli che il bene e il male esistono e la scienza filosofica è capace di individuarli e anche definirli: bene è senso del limite e della misura, male è smodata dismisura; la sfera di Parmenide da uovo sodo sarà attuale metafora della permanenza circolare e eterna della buona legislazione e il telegiornale delle 20 lo si interpreterà in modo migliore di prima: si sentirà la puzza del “politicamente corretto” a chilometri di distanza, e “imperialismo” diverrà termine purtroppo attualissimo.

Costanzo Preve Una nuova storia alternativa della filosofia. Il cammino ontologico-sociale della filosofia. pp. 544 Petite Plaisance, 2013

Articolo originale

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