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Una Pasqua di duemila anni fa

9-GESU-E-BARABBAI Vangeli collocano l’arresto e la crocifissione di Gesù nei giorni intorno alla Pasqua, la principale festività ebraica, di duemila anni fa.

Questo episodio viene trattato dalla quasi totalità degli storici come un fatto veramente avvenuto, lasciando la risurrezione alla fede di ciascuno, oppure, dalle correnti miticiste che vogliono che Gesù non sia mai esistito, come un fatto allegorico con diverse interpretazioni.

Dirò subito che queste brevi note vogliono propugnare questa seconda ipotesi, ma forse in un modo alquanto originale perché si seguiranno le indicazioni, presentate in altri precedenti articoli, che il racconto evangelico sia basato su un canovaccio allegorico avente contenuti di una teologia solare, ovvero di una astrologia. (Si veda ad esempio l’articolo I Vangeli erano, e sono, racconti allegorici).

Torniamo, quindi, alla Pasqua descritta nei Vangeli cristiani e cerchiamo di capire l’allegoria in essi contenuta.

Prima dell’arresto di Gesù avviene l’ultima cena e Gesù si preoccupa di trovare un posto per l’occasione.

In Mc 14,13-14 leggiamo: “Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli“.

Il termine Pasqua, in Ebraico Pesach, significa passare, scavalcare, salvare (si riferisce infatti all’angelo che preserva gli ebrei dalla strage dei primogeniti in Egitto) ed è quindi simbolo di salvezza e gratitudine verso il loro Dio, ma gli ebrei l’hanno importata dall’Egitto in cui veniva celebrata con la processione della Festa del vascello di Iside, come ci dice Apuleio nelle Metamorfosi. Questa festa, arrivata anche a Roma nei primi secoli, veniva celebrata dagli Egizi ogni anno, con la luna piena dopo l’equinozio di primavera, perché voleva essere un auspicio per il nuovo anno di navigazione e di commercio che iniziava in quel giorno, quando, cioè, la luce sopravanza le tenebre, finisce l’inverno e avviene la rinascita della natura. Sopra la bianca vela della navicella erano impressi i voti per cominciare una felice navigazione, ma era anche il modo per ricordare il mitologico viaggio fatto da Iside (Luna) per recuperare i pezzi dispersi di Osiride (Sole) per farlo risorgere (Si veda anche il capitolo Spiegazione dei viaggi di Iside in La Favola di Cristo, Quattro capitoli estratti da L’origine di tutti i culti di Charles Francois Dupuis).

La Pasqua degli Ebrei, come quella egizia festeggiata nel giorno della prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, era anche un punto fermo del loro calendario perché esso si riadattava ogni anno dovendo ricorrere sempre il 14 Nisan, il quattordicesimo giorno del ciclo lunare in cui avviene l’equinozio di primavera, primo mese dell’anno. I Cristiani la sposteranno poi alla domenica successiva per mettere in risalto la risurrezione rispetto alla morte avvenuta di venerdì.

Ma perché questo giorno di luna piena aveva un così importante significato?

Esso deriva dalla   sizigia fra Iside e Osiride, della Luna e del Sole, che si uniscono e la loro unione raggiunge l’apice nel quattordicesimo giorno del ciclo lunare, quello in cui la Luna-Iside si riempie della Luce del suo sposo Sole-Osiride. Ciò avviene ogni mese ma la sizigia all’equinozio di primavera era considerata sacra perché in quel mese risorge la natura.

Questo quattordicesimo giorno corrisponde all’ultimo pezzo di Osiride ritrovato, il pene fecondante.

Ci dice infatti Plutarco, Iside e Osiride, IV,11: “Festeggiano il plenilunio del mese “Famenoth” chiamandolo “entrata d’Osiride nella Luna”, che è il principio di primavera; e cosi riponendo la virtù d’Osiride nella Luna dicono che Iside (significante la generazione) si congiunge con lui”.

Da questa unione la terra ne trarrà il beneficio di essere anch’essa fecondata e potrà generare i suoi frutti che permetteranno di continuare a nutrirsi dopo un inverno freddo e sterile.

La Pasqua è quindi simbolo di risurrezione per la natura ma lo è anche per il suo responsabile, il Sole. Infatti dopo l’equinozio di primavera, dopo Pasqua, il sole giovane e ancora inefficace, chiamato dagli egizi Arpocrate, viene sostituito da un sole maturo che esplica tutta la sua potenza generativa: Horus vecchio. (Questa alternanza è anche descritta nei vangeli cristiani con la morte di Gesù e la liberazione di Barabba; si veda a tale proposito l’articolo Barabba: https://www.academia.edu/11862196/Barabba

L’inizio della primavera è stato festeggiato da tutti i popoli in tutti i tempi, non solo dagli egizi e dagli ebrei ma anche dai Greci, dai Romani (carrus navalis), dai popoli nord europei. Nel IV secolo la festa cristiana fu scissa in due, la parte dei festeggiamenti sfrenati fu anticipata di quaranta giorni e nacque il carnevale.

Il passo di Marco, citato all’inizio, è invece l’indizio di un’altra allegoria rinchiusa nei Vangeli: Gesù è il Messia di una nuova Era gnostica. Infatti l’uomo con la brocca d’acqua è un riferimento alla costellazione dell’Acquario, il passaggio alla prossima Era: il sacrificio di Gesù nell’era dei Pesci, nella sua crocifissione a Pasqua, permetterà il passaggio alla vita eterna nel tempo che verrà (l’Era dell’Acquario), il passaggio dal mondo delle tenebre al mondo della luce (esseno), dalla morte alla risurrezione (egiziano), dalla dannazione alla salvazione (cristiano).   (Altri dettagli in Cristianesimo e Mitraismo)

Luce-tenebre, bene-male, vita-morte sono tutte dicotomie associate a giorno-notte e estate-inverno che cadenzano il ritmo della vita. Fra di esse, una sola è una trasformazione irreversibile: vita-morte, e da sempre tutte le religioni hanno cercato di renderla reversibile: morte-risurrezione.

Pier Tulip

Estratto dal libro

KRST – Gesù un Mito solare, Una nuova esegesi svela contenuti mitici e allegorici dei Vangeli. Nuova ipotesi sul Gesù storico

disponibile sia in versione cartacea che pdf e epub.

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