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Una penisola di Passioni tra antiche devozioni e app

Cristianesimo e motivi pagani si mescolano nelle processioni che anticipano la Pasqua, con un tocco di tecnologia digitale

Procida, un momento della processione del Venerdì Santo con i carri chiamati Misteri.

Pubblicato il 13/04/2017 –
domenico agasso jr –

Dagli incappucciati delle confraternite ai carri chiamati «Misteri» che gli spettatori possono scoprire «live» con un’app dello smartphone. Da quella con la «zingara» a quella della «Madonna che scappa». Oltre che con i riti, le funzioni e le Messe previsti dalla liturgia, la Settimana santa, culmine dell’anno cristiano, viene celebrata in tutta Italia anche con rievocazioni e manifestazioni pubbliche che uniscono fede, culto, tradizione e folklore, e che spesso richiamano turisti anche dall’estero.

Ecco che a Romagnano Sesia (Novara) la sacra rappresentazione è composta da duecento figuranti, due greggi, i soldati a cavallo, un grande palcoscenico di 18 metri per i quadri più significativi. La prima edizione risale al 17 aprile 1729, ma le radici arrivano al tardo Medioevo. Gli organizzatori stanno preparando la domanda per fare diventare la manifestazione patrimonio dell’Unesco.

A Enna, in Sicilia, tutto è iniziato nel 1500 dalle confraternite, la prima delle quali è datata 1261: nel corso dei secoli si sono moltiplicate, in concomitanza con la dominazione spagnola, che governò l’Isola dal XV secolo fino al 1700. E nel terzo millennio, ogni anno migliaia di turisti si uniscono agli abitanti della città siciliana nel momento-clou: la Processione del Venerdì santo, durante la quale sfilano circa 2.500 confrati – di 16 confraternite – incappucciati, che portano i fercoli (lettighe) di Gesù morto e della Madonna Addolorata.

Sull’isola di Procida (Napoli) si entra in clima pasquale alcune settimane prima, con la preparazione dei «Misteri»: si tratta dei celeberrimi carri – la loro vicenda deriva dal ‘600 – con le rappresentazioni plastiche che raffigurano episodi biblici. I Misteri sono realizzati con gesso, foglie, rami, manichini, cartapesta, legna. Vengono portati, con la processione degli «Apostoli incappucciati», nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo sulla «Terra Murata», il punto di partenza della sfilata, che inizia alle prime luci dell’alba e che si conclude a Marina Grande, dopo avere percorso le principali vie dell’isola. Ci sono pure gli «angioletti», i bimbi portati in braccio dai confratelli. Quest’anno c’è anche una novità tecnologica: a ogni carro sarà applicato un codice Qr, così, puntando la fotocamera del proprio smartphone si potrà leggere «live» la descrizione del Mistero, grazie a un’app realizzata da ragazzi procidani.

A Barile (Potenza), sono almeno un centinaio i figuranti in costume, protagonisti degli avvenimenti della Passione che si snoda per 5 chilometri e dura 4 ore; a essi si aggiungono personaggi pagani, come una «Zingara», che secondo la tradizione popolare fornì i chiodi per crocifiggere Cristo, e il «Moro», caratterizzato da collane appariscenti. La Zingara, la più bella ragazza del paese, veste un abito scintillante ed è ricoperta dei gioielli della gente più facoltosa di Barile. È un richiamo alle origini albanesi del paese. Questa ricostruzione storica risale alla metà del 1600, quando il clero stava cercando di adattare le usanze locali al cristianesimo.

Alla Passione di Sulmona (L’Aquila), l’apice è la processione di Pasqua, chiamata «la Madonna che scappa». Il motivo? Perché la statua della Madonna corre – letteralmente – incontro a quella di Gesù Risorto, abbandonando il pianto e il lutto e passando alla gioia (Alleluia) dell’abbraccio ritrovato grazie alla Risurrezione.

http://www.lastampa.it/2017/04/13/cultura/una-penisola-di-passioni-tra-antiche-devozioni-e-app-xoRw4As2B645nLd8hyNYlM/pagina.html

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