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Una tazza di tè in cambio di una idea. Storia di Guisepi (e di Edna Lu, il suo bus)

Sono passati nove anni da quanto The Tea Man ha iniziato il suo lungo viaggio. Lo chiamano così perché, dal 2008, si sposta per il Nord America offrendo tazze di tè agli sconosciuti. Ne ha servito più di 30mila, tutte gratuite, a più di 20mila casuali avventori, con un unico scopo: conoscere le persone, le loro storie, le loro idee. Rallentare e connettere, fidandosi di sconosciuti. The Tea Man è Giuseppe Spadafora, anche se nessuno lo chiama così. Meglio Guisepi. O, se preferite, Tea-sippi, G-sips e G’steepy. Non è italiano anche se il nome tradisce le sue origini. È nato sull’isola di San Juan, nello Stato di Washington, al confine con il Canada, non molto distante da Vancouver. Oggi divide la sua esistenza con uno scuolabus adattato per l’occasione, Edna Lu, che nel 2016 è stato ulteriormente trasformato in una casa su ruote. Piena di bustine e di libri. Una “vera” Tea House.

Da Hollywood alle tazze di té

Holllywood Boulevard, 2006. Guisepi ha appena finito di editare, come tutti i giorni, video e documentari. È il suo lavoro. Con l’attrezzatura sistemata nel camion dove vive. Così, spesso, si ritrova a cucinare sul marciapiede, all’aperto, attirando la curiosità di molte persone. Alcune volte condivide con loro il cibo e scambia due chiacchiere. Un giorno, come altri, serve quella che si rivelerà essere la sua “prima” vera tazza di tè. È in quell’occasione, infatti, che si rende conto della potenza di quel gesto. Nei successivi tre mesi, ogni sera, dopo il lavoro, offrirà una tazza a chi, per caso, si ritroverà a passare davanti al camion. Dal turista giapponese al metallaro tatuato, dal negoziante di quartiere al senzatetto affamato. “Davanti a una bevanda calda e a un po’ di cibo non ci sono differenze o caste. Tutti si sentono a loro agio e tutti hanno qualcosa da raccontare”. Nasce così l’idea di istituire un vero Free Tea Party itinerante. E partire, per davvero. 

L’arrivo di Edna Lu 

Nel 2008 arriva Edna Lu. È uno scuolabus bianco, assai vecchiotto. Classe 1989. È in vendita a San Diego, in California ed è perfetto per affrontare l’avventura che Guisepi ha in mente. In poco tempo il mezzo è come nuovo, con tanto di nome e battesimo. Anche gli interni hanno un nuovo vestito. Legno intagliato, mensole e tazzine, vere o disegnate, ovunque. C’è anche una scatola “Gift and Take”. Sono le donazioni che le persone fanno incontrandolo. Non solo soldi. Anche pensieri e doni. Non sono solo per lui. Chiunque può donare o, trovandosi in difficoltà, prendere.Non è il guadagno a spingere Guisepi a girare l’America (36 sStati visitati) e le province canadesi, tra festival, concerti ed eventi. “Per costruire una comunità vera devi offrire qualcosa di genuino e gratuito alle persone. Devono sapere che non fanno qualcosa in cambio di soldi”. 

Il progetto è autofinanziato. Per limitare i costi Guisepi si serve di alcuni pannelli per sfruttare l’energia solare e raccoglie molta legna, sia per cucinare che per produrre alcuni alimenti, compreso il Kombucha, un tè addolcito e fermentato. Per tutto il resto si affida alla generosità delle persone: “Voglio vivere in mezzo a una cultura meno egoista. La filosofia che sta alla base di tutto non è dettata dal – cosa posso ottenere – ma dal – cosa posso condividere -”.  

Un cartello e un po’ di coraggio

Guisepi sceglie sempre parchi, piazze e strade. È convinto infatti che ci sia un bisogno impellente di riappropriazione degli spazi pubblici come luoghi d’interazione e di conoscenza. Poi prepara il suo set e posiziona il cartello con scritto “Free Tea”. Solitamente nel tardo pomeriggio, l’orario preferito per bere qualcosa di caldo: “ Ci vuole un po’ di tempo ma alla fine qualcuno, vinto dalla curiosità, si siede. Poi arriva un secondo ospite e così via. E si parla. Dalle proprie esperienze allo stato dell’economia mondiale, dalle più complesse  riflessioni sull’umanità a storielle più divertenti”. Con alcuni dei suoi avventori Guisepi è ancora in contatto e si scambiano foto e video. Perché se galeotto fu il tè poi ci sono le nuove tecnologie a mantenere vivi quegli incontri. Un viaggio, iniziato per vincere la solitudine, cha ha dato il via a una vita fatta di interazioni e incontri, solidarietà e parole. E un’immancabile tazza di tè. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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