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Un’altra America, fra gli Amish senza hi-tech

Nel cuore della più grande comunità del mondo di chi vive come 200 anni fa.

30/05/2016 –
marina palumbo –

Lo sguardo dell’Italia sugli Stati Uniti per molti di noi equivale all’immagine che ne esce dalla tivù. Vediamo da decenni fiction e telefilm ambientati nelle grandi città, tra i grattacieli e i taxi che sfrecciano veloci, nelle sfide di Wall Street o nei palazzi del potere. Ma l’America, come ben sa chi l’ha girata, somiglia più spesso alla Cabot Cove della Signora in giallo e al ranch di Dallas, piuttosto che allo sfavillio delle viste dall’alto sulle skyline di New York e Los Angeles.

Con un territorio così vasto e in molte aree poco densamente abitato, i boschi, le colline e i prati coltivati sono la norma in gran parte degli Stati Uniti e in molte zone il modernismo entusiasta in giacca e cravatta (o tailleur e tacchi a spillo) lascia il posto al tradizionalismo di salopette e scarponi.

 

 

C’è persino, conosciuta da pochi, una parte affascinante degli Stati Uniti che può offrire al viaggiatore la vertigine di piombare con tutte le scarpe nel 1800. Anzi, a ben pensarci, persino prima.

 

A guardarla da un’altra angolazione, quello di cui stiamo parlando é un modello di società alternativa, forse persino un modello dello spirito. Perché occorre dirlo: al primo impatto con l’Amish Country, gli occhi si perdono nel senso di bellezza e di armonia del paesaggio e in qualche modo quell’armonia ti entra dentro, lasciandoti stupefatto a guardare per minuti interi i declivi ornati dalle staccionate bianche, i cavalli che brucano in un recinto, la compostezza allegra dei fienili dipinti di rosso.

 

 

Le persone che abitano qui, tra Berlin e Millersburg, in Ohio, hanno fatto dell’immersione nella natura un’arte, l’arte del lasciarsi andare, guidati dai ritmi del sole che sorge e tramonta, l’arte del coltivare le cose piccole e importanti della vita: la tenerezza di una nidiata di conigli, il sorriso dei bambini che restano incantati a guardarli, la capacità di camminare insieme ad un cavallo o una mucca fianco a fianco senza briglie o altro perché – come spiega da sotto la barba un signore con un sorriso – «noi due siamo una cosa sola, se li ami, gli animali ti sentono i pensieri».

 

Se venite da queste parti, tra aprile e ottobre non sarà difficile trovare una azienda agricola amish aperta ai visitatori, lungo la strada asfaltata noterete i cartelli in legno che indicano le farm houses e le loro specialità.

 

Di solito vi accoglierà un nutrito negozio di marmellate e conserve fatte in casa, pane, biscotti della nonna, bambole di stoffa e coperte variopinte in cotone intrecciato a mano, oggetti in ferro battuto e fiori a profusione.

 

 

Se volete capire appieno questo mondo, sbirciate anche la selezione di libri sugli scaffali in legno: i titoli vanno dal come produrre in casa burro, formaggi e latticini al bricolage di tutti i livelli. Ma il vero plus è immergersi nella vita di una casa amish, o attraverso le visite guidate, o se siete fortunati, trovando qualcuno che vi ospita per due o tre giorni (anche se questa, a primo impatto potrebbe essere una esperienza un po’ radicale).

 

Scoprirete che, ben lungi dall’essere degli ottusi retrogradi, gli amish non rifiutano del tutto la tecnologia, perlomeno non nei casi di necessità. Qui si viaggia col carretto, lentamente e facendosi cullare dal passo del cavallo, per scelta di vita. Ma quando serve una corsa in ospedale, si chiama il taxi. Ci si alza al mattino col sole che sorge e illumina le campagne, ma non di corsa come facciamo noi, allarmati da una sveglia, bensì con calma e riportati allo stato di coscienza dal canto degli uccellini e da un raggio di luce che s’insinua negli occhi. E si va a dormire dopo una giornata di lavoro fisico, con il buio. Niente luci artificiali: se serve, nelle ore di buio, ci sono le candele e le lampade a olio. Perché così la luce è dolce e sommessa e ti ricorda che quelle sono le ore in cui il tuo corpo è predisposto da madre natura per abbassare il metabolismo e ritemprarsi. Certo però quando le ore del parto si allungano nella notte, la lampadina che serve appare come per magia.

 

 

Gli uomini dalle lunghe barbe e compostamente vestiti di scuro, col perenne cappello nero, e le donne con le loro cuffiette hanno scelto questa vita.

Credono che le nostre comodità, l’elettricità e l’acqua corrente, i computer e i telefoni, il nostro modo di vivere, ci abbiano tolto dal flusso delle cose e resi stressati e nevrotici, perennemente alla rincorsa del tempo che non è mai abbastanza. E dopo esser stati qui e aver cambiato ritmo, forse lo crederete anche voi.

 

In ogni caso, è una scelta. A diciotto anni, volenti o nolenti vengono mandati in una grande città, a vivere per un anno o due la vita normale. Perché possano decidere con cognizione di causa cosa fare del proprio futuro. Molti tornano, altri no. Qualcuno non sa aspettare i diciotto anni e nel pieno dell’impeto adolescenziale scappa a sedici per non dare più notizie di sè a lungo: vedrete le loro foto nelle bacheche all’entrata dei supermercati, con inviti a fornire informazioni alla famiglia se sapete qualcosa di loro.

 

E a proposito di fotografie, molti amish vedono di buon occhio il flusso di turisti e il denaro che porta, un po’ anche nell’idea che offra l’opportunità di mostrarvi un’alternativa di vita, ma non per questo vengono meno alle proprie convinzioni. Puntare l’obiettivo di una macchina fotografica su qualcuno in particolare, qui, sembra essere piuttosto scortese, un po’ come invadere un campo privato, una linea immaginaria di rispetto che è bene non travalicare. Per questo è raro trovare immagini in cui i ritratti non siano di spalle: anche se le vesti delle ragazze sono di una grazia assoluta, spesso per un fotografo l’unico modo delicato di ritrarle è a loro insaputa.

 

Un po’ di notizie pratiche: l’Amish Country comprende le contee di Wayne e Holmes, situate tra le cittadine di Cleveland e Columbus. I turisti qui sono quasi solo americani, e non è strano, perché arrivarci non è agevole: niente mezzi pubblici, se pensate di raggiungere la zona, vi conviene noleggiare un’auto. In compenso avrete l’opportunità di visitare l’area che ospita la più alta concentrazione di amish degli Stati Uniti, seguita da alcune zone della Pennsylvania e dell’Indiana.

 

Il miglior modo per pernottare, se vi va d’immergervi del tutto nell’atmosfera, è scegliere lo storico hotel del villaggio di Millersburg. Niente paura, non dovrete fare a meno di luce e acqua corrente in camera, ma tutto il resto è rimasto al 1800: dall’ottimo cibo, a lampade, letti e scale di legno. Forse un po’ anche i proprietari. Quando ci siamo stati noi, alla reception non avevano mai visto un passaporto.

 

 

Visitate l’Amish and Mennonite Heritage Center e perdetevi tra i negozietti di attrezzature per giardino, scritte allegre e fiorite per la casa e utensili che funzionano senza energia elettrica. E non dimenticate di provare una fetta di torta fatta in casa o una “pagnotta amish al prosciutto” al Boyd & Wurthmann Restaurant, il locale più pittoresco di Berlin, che offre anche una più ampia scelta di piatti della cucina casalinga tipica.

 

http://www.lastampa.it/2016/05/30/societa/viaggi/mondo/unaltra-america-fra-gli-amish-senza-hitech-rrekjV6vmX9uPoI16s6LBO/pagina.html

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