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Unicef, in Italia un bimbo su 4 vive senza riscaldamento

Roma – In Italia piu’ di un quarto (27%) dei bambini vive in case prive di riscaldamento, televisore a colori, lavatrice, riscaldamento e persino senza un pasto proteico al giorno. Il tasso di povertà infantile nel 2013 ha toccato il 17,7%. È questo il quadro che emerge dall’”Innocenti Report Card 13 – Equità per i bambini”, la classifica dell’Unicef sulla disuguaglianza nel benessere dei bambini nei 41 paesi «ricchi» dell’Unione Europea e Ocse

Forti diseguaglianze in termini di reddito, istruzione, salute e soddisfazione nei confronti della vita si rilevano tra i bambini che vivino in 41 Paesi ad alto reddito, quelli dell’Ue e dell’Ocse. Il report “Equità per i bambini” è una classifica della disuguaglianza nel benessere tra i bambini che si trovano nella fascia piu’ bassa della distribuzione e quelli nella fascia media. La Danimarca e’ in cima alla classifica con valore relativo alla diseguaglianza piu’ bassa tra i bambini. Israele e’ invece nella posizione piu’ bassa in tutti gli ambiti analizzati. In 19 paesi su 41 nazioni di cui sono disponibili i dati, oltre il 10% dei bambini vive in famiglie che dispongono di meno del 50% del reddito medio. “Sul divario reddituale relativo, l’Italia e’ al 35esimo posto su 41 paesi UE/OCSE, sul divario nei risultati scolastici e’ al 22esimo posto su 37 paesi, sulla disuguaglianza relativa nell’ambito della salute (autovalutata) e’ al 28esimo posto su 35 paesi, sulla disuguaglianza relativa in termini di soddisfazione nei confronti della vita e’ al 22esimo posto su 35 paesi. La posizione media dell’Italia per tutte le dimensioni relative alla disuguaglianza e’ 32esima su 35 paesi Ue/Ocse”, ha dichiarato il presidente dell’Unicef Italia, Giacomo Guerrera. Mentre la disuguaglianza riportata dai bambini nell’ambito della salute e’ aumentata in quasi tutti i paesi trai il 2002 e il 2014, la disuguaglianza nell’attivita’ fisica e in una scarsa alimentazione e’ diminuita nella maggior parte dei Paesi. La disuguaglianza e’ stata ridotta nella maggior parte dei paesi anche per quanto riguarda il saper leggere.

Anche se nella classifica dei bambini sul livello di soddisfazione nei confronti della vita in una scala tra 1 e 10, il punteggio medio e’ 8; c’e’ molta differenza tra coloro che si trovano ai punteggi piu’ bassi rispetto ai loro coetanei nelle posizioni piu’ alte. In ogni paese, le ragazze tra i 13 e i 15 anni hanno una piu’ bassa soddisfazione dei ragazzi. Nel 2013, il tasso di poverta’ infantile in Italia e’ stato del 17,7%. I dati mostrano che piu’ di un quarto (27%) dei bambini del paese viveva in famiglie ritenute soggette a deprivazione materiale perche’ non potevano permettersi tre o piu’ dei nove beni essenziali, tra cui l’alloggio, il riscaldamento, un pasto proteico al giorno, un televisore a colori, una lavatrice, un’automobile, ecc. Circa i due terzi (65%) dei bambini appartenenti a famiglie con il decile reddituale piu’ basso vivevano in famiglie soggette a queste deprivazioni. Nel periodo 2008-2013 il divario di disuguaglianza reddituale e’ aumentato di 8 punti percentuali in quanto il reddito del 10° percentile e’ diminuito piu’ velocemente di quello della mediana. Tuttavia, c’e’ stata una leggera riduzione del 6% nel divario grazie a prestazioni sociali. Nel 2012, quasi il 12% dei quindicenni in Italia non ha raggiunto il livello 2 di competenza in tutte e tre le materie (lettura, matematica e scienze). Tuttavia, si e’ registrato un miglioramento di 3,3 punti percentuali dal 2006. Sempre in questo periodo, il divario tra il risultato nella lettura degli studenti al 10° percentile e quelli nella mediana si e’ ridotto di oltre 15 punti percentuali, grazie al miglioramento dei punteggi nel 10° percentile. I ragazzi avevano una probabilita’ superiore di 5 punti percentuali di svantaggio didattico (al di sotto del livello di competenza 2 in tutte e tre le materie) rispetto alle ragazze. In comune con gli Stati Uniti, gli studenti provenienti da contesti piu’ svantaggiati avevano 16 punti percentuali in piu’ di avere uno svantaggio didattico rispetto alle ragazze.

Secondo lo studio HBSC del 2013/2014 (sui comportamenti sanitari dei ragazzi in eta’ scolare), il 30,5% degli adolescenti italiani ha riferito di soffrire quotidianamente di uno o piu’ disturbi di salute. Le ragazze avevano una probabilita’ superiore di 17 punti percentuali di restare indietro nell’ambito della salute rispetto ai ragazzi. Il divario relativo nell’ambito dei disturbi quotidiani di salute e l’attivita’ fisica si e’ ampliato nel periodo 2002-2014 rispettivamente di 3,7 e 2,6 punti percentuali. Cio’ e’ dovuto a punteggi in calo nella parte inferiore della classifica piuttosto che nel mezzo. Si sono registrati miglioramenti positivi nella dieta dei bambini nel decile piu’ basso: hanno arricchito la loro alimentazione con maggiore apporto di frutta e verdura e ridotto il consumo di zucchero e bevande analcoliche. Sempre stando allo studio HBSC, l’8% degli adolescenti italiani ha indicato un valore che non ha superato il 4 su una scala di 10, relativamente alla soddisfazione nei confronti della vita. Si evidenzia anche una certa differenza nei punteggi medi per i bambini immigrati e non immigrati, con un calo di 0,39 punti percentuali per la prima generazione, e quindi un aumento di 0,20 punti percentuali per la seconda generazione. Lo status socio-economico e il genere influenzano atteggiamenti di soddisfazione nei confronti della vita: gli adolescenti provenienti da famiglie piu’ povere avevano una probabilita’ superiore di 10 punti percentuali di aver ridotto il punteggio nella soddisfazione nei confronti della vita e le ragazze, in particolare tra 13 e 15 anni, avevano piu’ probabilita’ rispetto ai ragazzi di finire in fondo a questa classifica. (AGI) 

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