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La diciassettesima legislatura è stata tra le più prolifiche sul fronte dei diritti. Molte le leggi approvate in via definitiva che allargano sia le tutele che la sfera di nuovi diritti riconosciuti ai cittadini. Si va dalla recentissima approvazione delle leggi sul testamento biologico e a tutela degli orfani di vittime di crimini domestici e femminicidio, alla tanto discussa legge sulle unioni civili, fino al divorzio breve e al provvedimento sul ‘Dopo di noi’.

Testamento biologico

La legge che introduce le Disposizioni anticipate di trattamento ha subito un iter lungo e travagliato. È stata approvata in via definitiva dal Senato il 14 dicembre, con una forte maggioranza trasversale: hanno infatti votato sì il Pd e i 5 stelle, le forze della sinistra ma anche diversi parlamentari del centrodestra. Forza Italia e Alternativa popolare, pur non condividendo appieno la riforma, hanno lasciato libertà di coscienza ai loro senatori. I voti a favore sono stati 180 a fronte di soli 71 voti contrari.

A 10 anni di distanza dalla morte di Piergiorgio Welby e a 8 anni dalla scomparsa di Eluana Englaro, anche in Italia sarà ora possibile sottoscrivere le Dat, ovvero le Disposizioni anticipate di trattamento, con la previsione di poter rinunciare anche all’idratazione e alla nutrizione artificiale, in quanto equiparate a veri e propri trattamenti sanitari ai quali il paziente può rinunciare. Tra i pilastri del provvedimento, il divieto di accanimento terapeutico, il riconoscimento del diritto del paziente all’abbandono terapeutico e viene espressamente garantita la terapia del dolore fino alla sedazione profonda continuata. 

Unioni civili

Altro provvedimento dall’iter complicato. Inizialmente appoggiato dai 5 Stelle che poi si sono sfilati, fortemente voluto dal Pd, e contrastato invece da Alternativa popolare, assieme alle forze di centrodestra, è riuscito a vedere la luce al Senato grazie all’intervento del governo che ha dovuto porre la fiducia. Al centro dello scontro le norme relative alla stepchild adoption, ovvero la possibilità riconosciuta ai partner dell’unione civile di adottare il figlio dell’altro partner. Il Pd, alla fine, ha ceduto alle pressioni, anche interne allo stesso partito di largo del Nazareno,e ha stralciato dal testo le norme sull’adozione.

La legge è stata approvata in via definitiva dalla Camera nel maggio del 2016 con 372 si’ 51 no e 99 astenuti. Il testo, orfano delle norme sulla stepchild adoption ha incassato il via libera di tutta la maggioranza, compresi i centristi di Alfano e Scelta civica (partito che ai tempi sosteneva il governo). I 5 stelle hanno invece scelto l’astensione, mentre il centrodestra compatto ha votato contro. La legge dispone che le coppie omosessuali, qualificate come “specifiche formazioni sociali”, potranno usufruire di un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico denominato unione civile.

Le norme, che equiparano per alcuni aspetti l’unione di una coppia omosessuale al matrimonio, si applicano, anche se in maniera più limitata, anche a partner eterosessuali. Tra i principali diritti riconosciuti, la reciproca assistenza, anche sanitaria, il subentro nel contratto d’affitto, la reversibilità della pensione, il diritto all’eredità.

Femminicidio

È una delle leggi sui diritti di iniziativa del governo. Il decreto legge è stato convertito in legge in via definitiva l’11 ottobre del 2013 da parte del Senato. 143 i voti favorevoli, 3 i contrari e nessun astenuto. Al voto non hanno partecipato Lega, Sel e Movimento 5 stelle. Durante l’iter alla Camera è stata forte l’opposizione di alcuni partiti, con la presentazione di molti emendamenti. Al Senato, invece, il testo, modificato durante l’esame a Montecitorio, non ha subito ulteriori interventi.

Le nuove norme contro il femminicidio introducono innanzitutto un inasprimento delle pene e delle misure cautelari. È stato introdotto inoltre l’arresto in flagranza obbligatorio per i reati di maltrattamenti in famiglia e stalking. La polizia giudiziaria potrà, su autorizzazione del pm, disporre l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare e il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Gli aggressori allontanati dalla casa familiare potranno essere controllati attraverso un braccialetto elettronico e dispositivi simili, e in caso di stalking potranno essere disposte anche le intercettazioni telefoniche. Rispetto al decreto legge, il nuovo testo prevede l’inasprimento delle pene quando la violenza è commessa contro una persona con cui si ha una relazione, e non soltanto se si convive o si ha un vincolo di matrimonio. Le aggravanti sono previste anche quando i maltrattamenti avvengono in presenza di minori e contro le donne incinte. Infine, la querela non è più revocabile per le minacce più gravi, tra cui quelle in cui sono coinvolte le armi, mentre potrà essere revocata nei casi di stalking più leggeri.

Tutele degli orfani di crimini domestici e femminicidio

Era da oltre un anno che il provvedimento attendeva di vedere la luce. Presentato a maggio del 2016, ha incassato lo scorso marzo il via libera della Camera che ha votato quasi all’unanimità, con 376 sì e nessun voto contrario, per poi finire in un binario morto al Senato, fino al 21 dicembre, quando, quasi a sorpresa e con un esame sprint, l’Aula ha approvato in via definitiva la legge, con 165 voti a favore, 5 voti contrari e un solo astenuto.

Di traverso, infatti, si erano messi Forza Italia, Lega e Gal, che in commissione Giustizia di palazzo Madama avevano bocciato la proposta di discussione in sede deliberante, iter più rapido in quanto non prevede il passaggio per l’Aula, che avrebbe consentito di accelerare i tempi. Alla fine, anche Forza Italia ha votato a favore, con due distinguo, assieme a maggioranza e forze di sinistra. Si stima che in Italia siano più di 1.600 i figli rimasti orfani di madre a causa di un femminicidio.

Ed è proprio a loro che si rivolgono le nuove norme. Il testo dispone l’assistenza legale con accesso gratuito al patrocinio a spese dello Stato per gli orfani di crimini domestici, anche se maggiorenni a prescindere dal reddito; la pensione di reversibilità ai figli delle vittime; l’istituzione di un Fondo di solidarietà per borse di studio e assistenza medico-psicologica. Infine, pene più severe, fino all’ergastolo, per il coniuge o convivente che ha commesso il delitto. 

Reato di tortura

A 12 anni di stanza dai tristemente noti ‘fatti di Genova’, durante il G8 del 2001, la legge è stata approvata in via definitiva il 5 luglio del 2013 da parte della Camera, dopo quattro anni di discussioni e rinvii, e la forte opposizione dei partiti di centrodestra. Il testo ha subito diverse modifiche durante l’iter parlamentare, che ne hanno attenuato i contenuti, soprattutto per quel che riguarda le forze dell’ordine. 198 i voti favorevoli, 35 i contrari e 104 gli astenuti. Il provvedimento è di iniziativa parlamentare a prima firma del senatore Luigi Manconi del Partito Democratico.

Prevede per i responsabili dai 4 ai 10 anni di carcere, che salgono a un massimo di 12 se a commettere il reato è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri. La legge è stata sostenuta dal Pd e da Alternativa Popolare, mentre hanno votato contro Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia; si sono astenuti il Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Scelta civica e Articolo 1. Viene introdotto l’articolo 613-bis nel codice penale, che recita: “Chiunque con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.”

Nello specifico, la legge prevede per i responsabili di tortura dai 4 ai 10 anni di carcere, che salgono a un massimo di 12 se a commettere il reato è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri. Il dibattito sul reato di tortura ha subito un’accelerazione nell’aprile 2015, quando la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per la condotta tenuta dalle forze dell’ordine durante l’irruzione alla scuola Diaz al G8 di Genova del 2001, dove secondo i giudici le azioni della polizia ebbero “finalità punitive” con una vera e propria “rappresaglia, per provare l’umiliazione e la sofferenza fisica e morale delle vittime”.

Dopo di noi

La legge che introduce norme a tutela dei figli con disabilità è stata approvata in via definitiva dalla Camera il 14 giugno del 2016. I voti favorevoli sono stati 312, 64 quelli contrari e 26 gli astenuti. Hanno votato a favore quasi tutte le forze politiche, tra cui anche alcune del centrodestra, come Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre Sinistra italiana si è astenuta e il Movimento 5 Stelle ha votato contro giudicando la legge un “provvedimento farlocco”. L’obiettivo del provvedimento è “garantire benessere, inclusione sociale e autonomia alle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento” e prive di sostegno familiare “in quanto mancanti dei genitori o perchè gli stessi non sono in grado di fornire l’adeguato sostegno”.

Tra le nuove norme, il riconoscimento di prestazioni da garantire in tutto il territorio nazionale per assicurare l’adeguata assistenza sociale. La legge, poi, istituisce un fondo ad hoc con una dotazione di 184,4 milioni in tre anni destinandoli, in particolare, a programmi di intervento volti a favorire percorsi di deistituzionalizzazione. Si punta, infatti, a favorire la possibilità di residenza a domicilio. Dal punto di vista fiscale, prevede agevolazioni per polizze assicurative, trust e costituzione di fondi speciali, ma anche esenzioni d’imposta, successioni e donazioni per trasferimenti di beni e diritti reali, se destinati alla tutela delle persone con disabilità grave. A questo scopo sono previsti 86 milioni in tre anni. 

Divorzio breve

La legge è stata approvata dalla Camera in via definitiva il 22 aprile del 2015 a larga maggioranza: i sì sono stati 398, 28 i no e 6 gli astenuti. Ha votato a favore la stragrande maggioranza delle forze politiche, mentre Ap e FI hanno lasciato libertà di coscienza, così come la Lega anche se molti deputati hanno votato contro.

Il provvedimento attua una rivoluzione sul fronte dello scioglimento del matrimonio, riducendone drasticamente i tempi: in sintesi, si passa da tre anni a sei mesi per dirsi addio. Il momento tra la separazione e la richiesta per ottenere il divorzio, infatti, viene ridotto dagli attuali tre anni a dodici mesi in caso di “separazione giudiziale” (quando cioè il divorzio viene chiesto da uno dei due coniugi) e a sei mesi quando la separazione è invece consensuale e anticipa il momento dello scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi: prima si realizzava solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, ora la comunione “si scioglie nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati”. 

Figli naturali

È un’altra delle leggi in materia di diritti di iniziativa del governo, che ha attuato la delega che gli era stata conferita dopo l’entrata in vigore della legge del 2012 che superava ogni ulteriore residua distinzione tra figli legittimi e figli naturali. Il decreto legislativo del governo, varato nel 2013, interviene sia sul codice civile quanto sulle leggi speciali e attua il principio di unicità dello stato di figlio. Adesso, quindi, i figli, sia nati in costanza di matrimonio, che figli naturali e adottati sono uguali e hanno uguali diritti, sia sul fronte dei vincoli di parentela che ai fini ereditari.

Autismo

La legge è stata approvata in via definitiva il 5 agosto del 2015. Il provvedimento ha ottenuto una ‘corsia preferenziale’. E’ stato infatti bypassato l’esame da parte dell’Aula, assegnando il testo alla commissione Sanità di palazzo Madama in via deliberante. Pressoché unanime il via libera, con la sola astensione del Movimento 5 stelle. Obiettivi principali della legge promuovere l’inclusione sociale, l’omogeneità di diagnosi e terapia nei confronti delle persone affette da disturbi dello spettro autistico. Tra le novità, l’inserimento della malattia nei livelli essenziali di assistenza e l’aggiornamento triennale delle linee guida per prevenzione, diagnosi e cura, oltre a maggior impegno nella ricerca sul tema. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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