TwitterFacebookGoogle+

Unioni civili e le polemiche dei cardinali: argomenti poveri e luoghi comuni

di Rosaria Iardino –

Qualche giorno fa Papa Francesco invitata i vescovi a perseguire la via della povertà. Chiedo al Pontefice… Lo imploro… di indicare ai suoi massimi prelati anche una via della “povertà della parola”; o almeno della parsimonia di argomenti, quando si vuole affrontare un tema di grande importanza, che riguarda cristiani e non solo, come le unioni tra omosessuali. Del resto le osservazioni di certi porporati questo rivelano: povertà! Povertà di argomentazioni; povertà nella critica; povertà nelle osservazioni ed estrema… estrema povertà nei sillogismi, nei collegamenti, nei parallelismi. E così per loro è facile passare dalle unioni civili – da quello strumento finalmente varato anche nel nostro Paese e che dà costrutto legale all’amore sbocciato tra due persone dello stesso sesso – all’utero in affitto, compiendo un volo pindarico che, permettetemi, non porta da nessuna parte.

Oggi è la volta del cardinale Camillo Ruini, che ricordavo persona pacata e dalle analisi oculate ma evidentemente mi sbagliavo… che bolla le unioni civili come provvedimento rischioso che può portare a “derive” pericolose. Qualche giorno prima fu il sempiterno (nelle critiche alla comunità omosessuale, intendo) cardinal Bertone a voler dire la sua, osservando appunto che il passaggio dalla legge Cirinnà alla madre surrogata sarebbe stato solo questione di tempo. Insomma un infilarsi di bordate non-sense della Chiesa contro una legge dello Stato che davvero lascia sgomenti. Ma dalle unioni civili – un provvedimento che a livello internazionale da più parti ci domandavano – è stato tolto l’obbligo di fedeltà, sono state stralciate le adozioni speciali dei figli del partner… Cos’altro bisognava pare per non dar adito all’equivoco che si sta parlando di matrimoni ma semplicemente di un unione tra due persone legalmente riconosciuta?

La Chiesa, evidentemente, vede minare il proprio monopolio nella celebrazione e nella gestione del “business” dei matrimoni e così passa al contrattacco; ma davvero sta prendendo “fischi per fiaschi”. A noi coppie omosessuali interessa sancire con diritti e doveri che ci riguardino, la nostra famiglia di fronte alla legge. Di altri fronzoli ne facciamo davvero a meno. Oddio, almeno per il momento. Detto questo sono lieta che a Milano molto presto le unioni civili potranno essere celebrate con tutti gli onori del caso all’interno del prestigiosissimo Salone degli specchi a Palazzo Reale, luogo in cui si svolgono tradizionalmente i matrimoni civili di fronte a un ufficiale del Comune.

È comunque capziosa l’operazione di una certa parte della Chiesa. Ovvero, sventolare lo spauracchio del “matrimonio”, dell’apertura alle pratiche di inseminazione artificiale, per minare il provvedimento Cirinnà. Ma dirò di più: è un atto vile! Un’iniziativa che si beffa della tante migliaia di omosessuali italiani – tra i quali molti cattolici – che attendevano questa legge da decenni.
C’è davvero bisogno di povertà nella Chiesa romana. Come c’è bisogno disperatamente di una maggior ricchezza di vedute; ripropongo quindi a Papa Francesco l’invito fatto all’esordio di questo intervento, di invitare i suoi prelati ad essere più parchi… Osservassero la regola del silenzio. Tenessero la loro illustre e porporata mente sulle sacre scritture. Non si facessero tentare da cose tanto terrene quanto le unioni gay e si occupassero d’altro!

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/19/unioni-civili-e-le-polemiche-dei-cardinali-argomenti-poveri-e-luoghi-comuni/2744850/

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.