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Unioni civili e omofobia (posizioni critiche nel pd)

Intervista a Michela Marzano di Carlo Lania (manifesto 26.2.16) “«Delusa da Renzi, lascio il Pd» «Questa legge crea nuove discriminazioni e per di più tratta quello tra persone omosessuali come un amore minore» / e articolo di Luigi Manconi (manifesto 26.2.16) “Perché non ho votato una legge monca”

“”«Aspetterò la fine dell’iter di questa legge, dopo di che lascerò il Pd». Michela Marzano, deputata Pd, una cattedra di filosofia morale a Parigi e autrice di «Papà, mamma e gender», è delusa dal modo in cui il suo partito ha condotto la partita sulle unioni civili. «Sono molto delusa e anche arrabbiata perché ci ritroviamo con un testo di legge nato con lo scopo di correggere un’ingiustizia, di promuovere l’uguaglianza e che invece umilia le persone omosessuali — spiega -. Quindi non corregge nulla e addirittura secondo me aggiunge una discriminazione ulteriore».
Quale?
Si è talmente insistito sulla differenza che doveva esserci tra le unioni civili e il matrimonio che di fatto si è ricondotto tutto a diritti individuali. Tant’è vero che è scomparso qualunque aggancio all’articolo 29 e sono rimasti solo i riferimenti agli articoli 2 e 3 della Costituzione, che riconoscono appunto i diritti individuali. Ma quello che le persone omosessuali stanno aspettando da trent’anni sono i diritti familiari. Lo stesso statuto riconosciuto e dato alle loro coppie, al loro amore, alla loro vita comune. E non è questo che c’è nella legge. Si insiste sul fatto che si tratta di una speciale formazione sociale, rendendo fra l’altro anche difficile la decisione da parte del giudice nel momento in cui si tratteranno questioni legate alla stepchild. Finora i giudici avevano le mani libere perché, non essendoci nessuno statuto per le coppie omosessuali, potevano applicare le norme previste dall’articolo 44 della legge sulle adozioni.
E non sarà più così?

Io ho qualche dubbio. Resta la legislazione vigente, ma come si applica a una specifica formazione sociale? La legislazione vigente riguarda la famiglia così come è riconosciuta all’interno del matrimonio e ammette delle eccezioni quando si ha a che fare con una persona single oppure nel caso in cui c’è il decesso del padre o della madre. Ma sempre all’interno della famiglia. Qui però si sta parlando di una specifica formazione sociale. Spero che non ci saranno conseguenze peggiori.
Una specifica formazione sociale per la quale non è obbligatorio essere fedeli.
E’ l’esempio di quanto dicevo prima. Si è voluto specificare, attraverso l’assenza di determinati concetti, il fatto che si tratta di coppie di serie B, che l’amore tra due persone dello stesso sesso non è come quello eterosessuale, è un amore minore. Questa legge sancisce che le persone omosessuali sono figlie di un dio minore. Tutto è meno, tutto non è all’altezza, è meno importante, è meno profondo. Si insiste sulla precarietà.
Per il filosofo Gianni Vattimo la fedeltà è un termine etico e non giuridico, quindi non ha senso inserirla in una legge.
Peccato che ci sia già, che sia presente all’interno del quadro e della definizione del matrimonio. Quando ci si sposa ci si promette fedeltà. Poi ci si può interrogare sul suo significato, su cosa vuol dire promettere amore eterno. Però o si fa una riflessione sul significato della promessa in amore, indipendentemente dall’orientamento sessuale delle persone, oppure negarlo alle persone omosessuali è un modo per delegittimare queste relazioni e l’amore omosessuale.
Lei venne chiamata nel Pd da Bersani per seguire le questioni legate ai diritti. Adesso lascerà il partito?
Più che essere io a lasciare il Pd, è il Pd che mi ha lasciata, probabilmente ha smarrito il significato stesso del termine uguaglianza che dovrebbe essere la stella polare della sinistra.
Anche a maggio del 2015 si disse molto delusa dal Pd e dichiarò al sua intenzione di voler uscire dal partito.
Avevo a cuore determinate leggi. Nel frattempo è stata approvata almeno in prima battuta alla Camera la legge sul doppio cognome, quella per l’accesso alle origini da parte dei bambini nati da madri che hanno mantenuto l’anonimato e si è affrontato il tema della continuità affettiva, anche se io ho votato in dissenso perché anche lì si è introdotta una discriminazione. C’era comunque una serie di battaglie che si annunciavano e che pensavo di poter fare meglio e bene all’interno del Pd. Fino ad oggi. In futuro resterò in parlamento, forse nel gruppo misto. Poi quando finirà la legislatura tornerò a tempo pieno con i miei studenti, i miei libri, i miei lettori.
Si aspettava di più da Renzi?
Molto di più. L’ho appoggiato alle primarie perché pensavo che sarebbe potuto essere una ventata di aria fresca. E’ una persona brillante, intelligente, intuitiva e capace. Si sarebbe potuto fare tanto di più e bene. Oggi penso che sia stata sprecata una grande opportunità.””

“”Perché non ho votato una legge monca” di Luigi Manconi

“”Non ho partecipato al voto sulla questione di fiducia, posta dal governo sul disegno di legge Cirinnà. Questo è il motivo. Un provvedimento che aveva come motivo ispiratore il principio di non discriminazione rischia di introdurre, con lo stralcio della norma sulle adozioni, un’illegittima disparità di trattamento. Non tanto e non solo tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali, quanto tra figli adottandi di coppie eterosessuali e di coppie omosessuali.
Ritengo, cioè, che dallo stralcio della norma sulle adozioni derivi una legge monca, tale da neutralizzare il valore profondo dell’unione civile e ridurla a mero sistema di garanzie economiche e sociali: un contratto privato. E ciò in cambio della rinuncia al suo riconoscimento giuridico-morale. Il che risulta confermato dalla cancellazione, nel testo approvato, del «dovere di fedeltà», quasi che venisse esclusa la dimensione affettiva del rapporto.
Una disciplina che riconosca le unioni civili tra persone dello stesso sesso avrebbe dovuto rispondere, appunto, al principio di non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, come chiarito anche dalla Corte europea dei diritti umani. Questo vincolo impone, tra l’altro, di applicare la disciplina prevista per l’adozione del figlio del partner a prescindere dall’orientamento sessuale di quest’ultimo, valutandone esclusivamente l’idoneità a svolgere la funzione genitoriale e la qualità del legame stabilito con il bambino, a tutela del superiore interesse di quest’ultimo. E’ quanto ha riconosciuto la giurisprudenza, negando che il carattere omosessuale della coppia possa di per sé determinare alcun pregiudizio alla qualità delle relazioni instaurate con il minore e, quindi, rappresentare un elemento ostativo all’applicazione della disciplina generale.
Chi abbia instaurato con il minore un legame importante, in virtù della convivenza con l’altro genitore, non può essere considerato, insomma, al pari di qualunque altro estraneo, solo perché omosessuale. La norma stralciata del disegno di legge si limitava a rendere diritto positivo quanto la giurisprudenza prevalente ha già riconosciuto. Espungerla dal testo ha significato demandare ancora una volta alla mutevolezza degli orientamenti giurisprudenziali il riconoscimento del diritto del minore a veder legittimato un rapporto essenziale per la sua crescita, sottraendolo al limbo giuridico che altrimenti lo caratterizzerebbe.
Si è trattato, in altre parole, di una scelta conservatrice, che ha subordinato il superiore interesse del bambino a una presunzione, indimostrata e discriminatoria, di inidoneità della persona omosessuale a crescere un figlio. E non è nemmeno ragionevole ipotizzare che, negando l’adozione coparentale, si ottenga il risultato non voluto di disincentivare la surrogazione per altri. Anche a non distinguere i casi, tutti particolari, della surrogazione per mera gestazione (in cui gli ovuli della madre sono impiantati nell’utero altrui, così da mantenere il legame genetico) e della surrogazione altruistica (che esclude ogni possibile sfruttamento della gestante), si può davvero negare al bimbo già nato da gestazione per altri il diritto al riconoscimento del rapporto con il genitore “sociale”?
Queste alcune delle questioni che la normativa approvata ignora o liquida sbrigativamente e negativamente. Ed è la ragione per la quale che non ho sostenuto il disegno di legge Cirinnà nella sua nuova versione e non ho votato la fiducia. Si aggiunga ciò che in apparenza può sembrare un dettaglio: dal testo, come ho anticipato, è stato espunto il riferimento all’«obbligo di fedeltà» perché, si è detto, assimilerebbe le unioni civili all’istituto del matrimonio.
Qui davvero lo spirito vacilla. È chiaro che emerge un rimosso particolarmente cupo e ingombrante. Un conto sarebbe stato eliminare l’obbligo di fedeltà per qualunque vincolo di coppia, un conto ben diverso è cancellarlo per le sole coppie omosessuali. Comunque la si metta, e qualunque affinità col matrimonio possa paventarsi, dietro c’è un pregiudizio grande come una casa: l’omosessuale è considerato, per natura e vocazione, persona dissoluta («tan’è vero che è omosessuale»), incapace di impegno reciproco, monogamia e, dunque, fedeltà. Un porcellone, insomma (due o più porcelloni) cui attribuire alcune garanzie economiche e sociali, ma non certamente il riconoscimento giuridico-morale di un’unione civile, dotata di pienezza di diritti e di pari dignità.
Non si avverte, in ciò, l’eco di una irriducibile omofobia?””

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