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Unioni civili, l'Udc minaccia di uscire dalla maggioranza

Roma –  Si accende il confronto politico sulle unioni civili in vista del voto della prossima settimana in Senato. Fra polemiche e trattative, oggi è l’Udc a prendere posizione minacciando l’uscita dalla maggioranza  se non dovesse essere eliminata, dal ddl Cirinnà, la parte relativa alle adozioni.

“Se ci sarà un asse tra Pd e M5S sulle unioni civili, l’Udc ne prenderà atto. Non ci resterà altro da fare che uscire dalla maggioranza“, avverte il segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa, a margine dei lavori della Direzione nazionale del partito, in corso a Roma.

“Noi chiediamo senza se e senza ma al Pd che venga tolta dalla legge sulle unioni civili la parte relativa alle adozioni – aggiunge – non si ascolta solo chi urla ma bisogna dare voce anche a chi, come i bambini, non riesce a urlare ma ha comunque il diritto di essere tutelato”.

“Se quella norma resta nel testo – ribadisce l’esponente centrista – ci saranno conseguenze molto pesanti, per quello che ci riguarda. Decisioni che assumeremo in direzione nazionale. Noi continuiamo a difendere fino in fondo i valori in cui crediamo”.

Il presidente del gruppo Misto alla Camera, Pino Pisicchio, auspica invece “scelte non laceranti che consentano al provvedimento sulle unioni civili di trovare il consenso di questo parlamento. Dobbiamo, però, ragionare dei diritti dell’infanzia all’interno di un contesto specifico. Occorre mettere all’ordine del giorno la questione della riforma delle adozioni“.

Per Paola Binetti, esponente di Ap, “non serve risvegliare antitesi che spaccano il Paese soprattutto nella sua componente cattolica, moderata e professionalmente onesta e solidale. Al Pd serve Ap e il consenso dei suoi elettori, la voce più motivata e convinta delle famiglie italiane”, avverte. “Senza adozioni e senza mistificazione di simil matrimonio la legge potrebbe passare: un vantaggio per tutti”.

Ma per Vannino Chiti, senatore Pd, la legge è “ineludibile“: “gli opposti estremismi bloccarono nel 2007 la legge per le unioni civili del governo Prodi, che allora si chiamava ‘Dico’. La storia dei diritti in Italia avrebbe avuto un altro corso. Oggi si deve approvare, ormai è ineludibile, una legge che affronti il tema delle garanzie e delle uguaglianze dovute alle coppie di fatto, etero e omosessuali. In questa legge è venuta a collocarsi anche la questione delle adozioni. Si può condividere e magari proporre una diversa, più rigorosa e delimitata formulazione, oppure si può preferire uno stralcio per affrontarla in una complessiva riforma delle adozioni. Si può scegliere che il Parlamento fissi riferimenti precisi approvando una legge delega al governo. Quello che mi appare inaccettabile sono posizioni che annunciano, come fa il senatore Quagliariello, voti contrari a prescindere”.  (AGI)

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