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Unioni civili, sarà la volta buona?

Chiarito il punto più spinoso, si avvicina l’accordo tra favorevoli e contrari al ddl Cirinnà. Non esiste più un testo blindato di Palazzo Chigi, ora il premier lascia la palla al Senato.

Favorevoli e contrari nel Pd potrebbero aver fatto un passo avanti per un’intesa sul ddl sulle unioni civili.

01/07/2015 –
giacomo galeazzi –
ROMA –

Unioni civili tra persone dello stesso sesso e niente nozze gay. Al Senato la legge sembra incamminata verso un compromesso. In realtà, mentre il premier Matteo Renzi promette un’accelerazione, si annuncia un percorso parlamentare accidentato. «A settembre la riforma verrà approvata», assicurano a Palazzo Chigi. Sulla carta l’accordo tra favorevoli e contrari al ddl Cirinnà pare più vicino dopo la riformulazione dell’articolo 1 della norma da parte della senatrice Pd che ne è relatrice. Adesso è stato messo nero su bianco il punto più controverso. E’ stato chiarito, infatti, come quello delle unioni civili tra persone dello stesso sesso sia un istituto giuridico del tutto nuovo e non abbia nulla a che fare con il matrimonio.

 

Fronti trasversali

Non esiste più un testo blindato, quindi. Il governo ha deciso di non esprimersi: l’esecutivo in pratica, non dà un parere, si rimette alla commissione Giustizia di Palazzo Madama, cioè al libero gioco delle posizioni politiche nei gruppi (in particolare nel Pd, dove la componente cattolica preme per alcune modifiche) e tra i gruppi, sia di maggioranza sia di opposizione. Una svolta.

 

Questa posizione del governo, se a prima vista può sembrare che indebolisca il consenso, in realtà favorisce la convergenza di 5 Stelle e di una parte di Forza Italia. Renzi non può spingersi fino a emarginare Ncd, la componente più sensibile alle critiche, ma ha comunque almeno due serbatoi aggiuntivi di consenso. Improbabile che si faccia in tempo entro l’inizio di agosto a votare la montagna di emendamenti e sub-emendamenti depositati in commissione, trecento dei quali a sola firma del teocon Carlo Giovanardi. Quasi sicuramente non si riuscirà prima della pausa estiva a licenziare il testo per l’aula e a dedicare sedute alla discussione. E a settembre, dopo la piazza gremita di San Giovanni, tornerà a riunirsi il Family Day. Adesso il terreno dello scontro è la commissione Giustizia del Senato. Sulle unioni civili si fronteggiano sensibilità diverse all’interno delle forze di maggioranza.

 

Pioggia di emendamenti

Gli emendamenti al testo, oltre quattromila, sono stati di fatto quasi dimezzati dopo il vaglio di ammissibilità, ma ancora non si è entrati nella fase di votazione. Se nella maggioranza non trovano l’accordo il testo non riuscirà ad uscire dalla commissione. O potrebbe andare in aula senza relatore. Una ferita.

Il problema sembra però più di tempi che non di numeri, anche perché il fronte dei contrari, se si irrigidisce, potrebbe in realtà aprire la strada al matrimonio omosessuale, magari con qualche intervento giudiziario. Anche con cambiamenti di giurisprudenza da parte della Corte costituzionale visto anche il contesto internazionale, a cominciare dalla storica sentenza della Corte Suprema con cui sono stati legalizzati i matrimoni gay in tutti gli Stati Uniti. Alcuni tra i contrari hanno consapevolezza. Resta la spaccatura.

 

Reversibilità e adozione

In discussione l’estensione (per le unioni gay dell’adozione del bambino già riconosciuto come figlio di uno solo dei due. Il capogruppo di Area Popolare, Maurizio Lupi ritiene «molto difficile» un voto prima dell’autunno. No all’adozione da parte del partner e all’estensione della reversibilità («creata come sostegno alla famiglia in cui il soggetto più debole era la donna che si occupava dei figli»). Ok a regolamentare i diritti individuali delle persone anche dello stesso sesso, ma no all’equiparazione con il matrimonio tra un uomo e una donna. Compromesso non impossibile.

http://www.lastampa.it/2015/07/01/italia/politica/unioni-civili-sar-la-volta-buona-Gp6wOJmLv4xZF5G5HLEckK/pagina.html

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