TwitterFacebookGoogle+

Unioni tra persone omosessuali: il Sinodo e la Corte costituzionale

Roma. Il palazzo della Consulta(©Ansa) Roma. Il palazzo della Consulta.

Stefano Ceccanti* –

Le aperture emerse ieri dalla relazione dopo la discussione del Sinodo dei vescovi contribuiscono a deideologizzare ulteriormente la questione. Peraltro finiscono per convergere in modo abbastanza agevole con quanto indicato nel corso degli anni dalla nostra Corte costituzionale.

 

Prima delle due sentenze dedicate alle unioni omosessuali (138/2010 e 17/2014) vi era stato il riconoscimento delle convivenze stabili tra coppie eterosessuali su cui la Corte era intervenuta direttamente in qualche caso specifico, valutando appunto caso per caso la ragionevolezza dell’equiparazione alla famiglia sulla base delle funzioni effettivamente svolte da tale tipo di convivenze e invitando il legislatore a procedere in modo analogo. In altri termini dettando una disciplina leggera di diritti e doveri che tenesse conto per un verso della volontà della gran parte di tali coppie di non passare per la scelta del matrimonio (eccetto quelle necessitate per i tempi lunghi di separazione e divorzio), ma, per altro verso, dell’impostazione solidaristica della Costituzione che, da una circostanza di fatto della stabile convivenza, non può non far scaturire anche alcune conseguenze di diritto, specie a favore del partner più debole della coppia.

 

La 138/2010 legittima invece per la prima volta le unioni omosessuali come tali dentro le formazioni sociali di cui all’art. 2 della Costituzione e, pur escludendo l’accesso al matrimonio sulla base di una certa lettura dell’art. 29 della Carta spinge verso una regolazione specifica delle unioni omosessuali distinta da quella delle stabili convivenze perché, pur non assumendo il nomen di matrimonio (evitando quindi una ottura simbolica) le persone omosessuali solo così potrebbero assumere un tipo di impegno deliberatamente scelto e potrebbero anch’esse avere a disposizione la doppia scelta tra un impegno più forte (l’unione) ed uno più debole (la stabile convivenza).

 

Questa chiave di lettura è ancora più marcatamente affermata dalla più recente 17/2014, tanto che, se il Parlamento non si svegliasse, finirebbe col rischiare interventi di supplenza da parte della Corte, analogamente alla legge elettorale.

 

Al di là delle diversità di nomen, la distinzione ragionevole tra matrimonio e unione dovrebbe/potrebbe derivare dalla “naturale” mancanza – nell’unione omosessuale – di un progetto procreativo comune: quindi, impossibilità di ricorrere all’adozione come coppia, inapplicabilità dell’art. 31 della Costituzione («La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi»).

 

A ben vedere i giudici costituzionali distinguendo tra un bene massimo da tutelare (il matrimonio ex art. 29) e altri beni minori da riconoscere e valorizzare per una funzione sociale analoga anche se non identica (le convivenze e le unioni ex art. 2) hanno in fondo seguito un itinerario simile a quello seguito ieri dalla relazione Erdo (non a caso un brillante canonista) sulla distinzione nel paragrafo 18 tra la pienezza del matrimonio e la positività parziale delle forme imperfette distinte dal matrimonio.

Non è del resto la prima volta che i modi di ragionare si avvicinano e si contaminano: senza l’impostazione giuridico costituzionale di matrice anglosassone Padre Murray sarebbe stata impossibile al Concilio la stesura della Costituzione Dignitatis Humanae. Esempi di un buon uso del diritto per risolvere problemi anziché per erigere muri.

 

* docente di diritto pubblico comparato all’Università di Roma La Sapienza

Fonte

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.