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Uno dei figli di Woody Allen lo difende dall'accusa di molestie

Il figlio adottivo di Woody Allen, Moses Farrow, scende in campo per difendere il padre e contestare le accuse di abusi sessuali della sorella Dylan contro il regista e lo fa in un lungo post sul suo blog, in cui racconta la sua difficile infanzia con la madre e il contesto famigliare in cui è cresciuto, fra maltrattamenti, suicidi, intimidazioni e paure. 

I’ve written this piece about my family, my childhood and the truth about my mother… and I wanted to share it with you. #truthislouder https://t.co/PGzskJ2jyS pic.twitter.com/pLb8htRwgn

— Moses Farrow (@MosesFarrow) 23 maggio 2018

Moses risponde alle accuse di molestie che la sorella Dylan, anche lei adottata dalla coppia, aveva lanciato al regista nel gennaio 2018 durante un’intervista alla CBS. Il fatto sarebbe accaduto nell’agosto del 1992, nella casa di campagna di famiglia in Connecticut. Le dichiarazioni sono arrivate nel pieno dello scandalo legato Weinstein – riporta il Rolling Stone –  messo in luce proprio dal fratello Ronan Farrow sul New Yorker. Moses aveva già dato la sua versione dei fatti nel libro di Eric Lax “Woody Allen dall’inizio alla fine”, ma adesso che il clima attorno alla spinosa questione degli abusi in quel di Holywood e dintorni, non è più così infuocato, torna a parlare in difesa del padre.

Quel giorno – scrive nella lettera aperta – in casa con Woody Allen erano presenti, tre persone, due bambinaie e un guardiano, che erano stati tutti avvertiti di non lasciare il regista da solo con i bambini perché l’attrice aveva scoperto la sua relazione con l’altra figlia adottiva, Soon-Yi.  “Come figlio più grande a casa in quel giorno d’estate presi le indicazioni di Mia molto seriamente – spiega – Pensai che il mio compito era di sostenere mia madre e desideravo disperatamente la sua approvazione, come tutti i suoi figli”.

E nel ribadire l’estraneità del padre alla vicenda, conferma che le sue dichiarazioni seguivano il copione scritto dalla madre per provare la sua lealtà alla famiglia. Proprio sul piano di una presunta lealtà famigliare si muovono le accuse che il fratello Ronan ha mosso a Moses nel corso degli anni, definendolo “traditore” per non confermare la versione di Mia Farrow dei fatti.

Moses mette anche in dubbio che ci sia stata l’aggressione in soffitta. “Dylan Farrow ha raccontato che cercava di giocare con un trenino elettrico quando Woody Allen la raggiunse e l’aggredì. Ma la soffitta era stretta, piena di vestiti vecchi, con chiodi sporgenti e soprattutto non c’era alcun trenino elettrico”, sostiene Moses, che osserva anche: “Dylan era rimasta da sola con Woody nel suo appartamento innumerevoli volte nel corso degli anni, senza il minimo cenno di scorrettezza”.

Nell’ arringa Moses illustra anche il quadro familiare “disagiato” di Mia Farrow, che tanto avrebbe influito sui suoi comportamenti: il padre, John era un “noto alcolista e donnaiolo”, uno dei fratelli era in carcere con l’accusa di pedofilia e un altro, Patrick, era morto suicida nel 2009

Il post – si legge su Repubblica.it – si chiude con il 40enne che si rivolge a coloro che sono “convinti della colpevolezza del padre” ricordando loro che “in questi tempi di #MeToo quando molti personaggi importanti hanno ricevuto dozzine di accuse, mio padre è stato accusato una volta sola da un’ex compagna furiosa durante una battaglia per la custodia dei figli” e agli attori che hanno lavorato con lui e che hanno avuto fretta di unirsi al coro di condanne nei suoi confronti per paura di non essere dall parte giusta del movimento sociale, dice “Considerate che io ero là in quella casa, in quella stanza”.

Poi si rivolge alla sorella Dylan dicendole: “Come te credo nel potere della parola. Ho rotto il silenzio sugli abusi inflitti da nostra madre. La mia guarigione è cominciata solo allontanandomi da lei e ciò che ti ha fatto è riprovevole”.
In chiusura si rivolge alla madre: “Una cosa che hai sempre apprezzato di me è stato il mio sapere ascoltare. Ti ho ascoltato per anni e ho ritenuto la tua verità al di sopra di tutto. Una volta hai detto che no è sano e bello vivere nel rancore. Adesso a 26 anni di distanza eccoci qui. So che dopo questa lettera inizierai una campagna di discredito nei miei confronti, è un fardello che posso sopportare…è ora che questo castigo finisca”.

Immediata la risposta su Twitter dei fratelli Ronan e Dylan Farrow “Come già detto tempo fa questo è un tentativo di mettere in dubbio la credibilità di una donna adulta contro mia madre che è sempre stata di sostegno a me e ai miei fratelli. Mio fratello è una persona problematica, mi spiace faccia così”.

All I have to say with regard to the latest regarding my brother. pic.twitter.com/8WVAXOMKZV

— Dylan Farrow (@RealDylanFarrow) 23 maggio 2018

Ronan poi è tornato a difesa della sorella contro Moses ribadendo la difesa che ha sempre sostenuto delle posizioni della sorella e che lui crede alla sua versione. Ronan Farrow  ha vinto quest’anno il premio Pulitzer per la sua inchiesta sulle donne molestate dal potente produttore di Hollywood, Harvey Weinstein e dalla sua inchiesta è nato il movimento #MeToo; e ha raccontato di recente che proprio la difesa della sorella Dylan è stata la molla che lo ha spinto a raccontare le sofferenze di altre donne molestate. 

All I’m going to say about efforts to deflect from my sister‘s allegations: pic.twitter.com/IRrj5fzMqV

— Ronan Farrow (@RonanFarrow) 24 maggio 2018

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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