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Uno due tre… Rinvio!

Disgustoso l’ennesimo rinvio, il terzo, della discussione in Parlamento della legge sul cosiddetto testamento biologico. L’ennesimo giochino politico, di fronte ai cosiddetti temi etici, che si sta consumando sulla vita, sulla dignità, sul corpo di molti e molti che purtroppo ancora verranno. Come non fossero bastati gli anni di studio in commissione e le valanghe di emendamenti presentati per affossare la legge, il cui stralcio ha richiesto sedute notturne. Dopotutto se siamo rimasti, al solito, praticamente gli ultimi in Europa senza una legge simile non lo si deve certo al “destino” avverso.

Quando con un tratto di penna e sotto le consuete pressioni espresse sull’argomento dai vertici vaticani si allunga ancora la discussione, e la possibilità di concludere l’iter della legge entro questa legislatura sembra sempre più improbabile, viene da chiedersi cosa ricorda la nostra classe politica delle tante, troppe ma mai tutte, vicende strazianti arrivate a una triste ribalta e legate al tema del fine-vita. Englaro, Welby, ma anche le più recenti testimonianze date da Max Fanelli o da Walter Piludu, fino ai reiterati appelli e alla storia straziante di Dj Fabo, che in queste ora si sta sottoponendo alle visite per l’eutanasia in una clinica Svizzera.

Facile per chi vive di calcoli e strategie, impegnarsi sul tema a parole — sempre sotto la migliore inquadratura video — per poi scomparire vigliaccamente quando arriva il momento di passare ai fatti. Più difficile sarà eventualmente sottrarsi al giudizio di tanti cittadini ormai stanchi di clericalismo e di ignavia. Cittadini che a stragrande maggioranza hanno sempre sostenuto un diritto che non si vuole concedere e che a differenza del Parlamento, sono stati sempre e costantemente capaci di riconoscersi nelle persone sofferenti e nelle vicende dolorose che hanno caratterizzato il lungo cammino di questa legge. Al prossimo rinvio, o se volete alla prossima legislatura, siamo certi che tutti questi italiani si ricorderanno del vostro pessimo lavoro.

Paul Manoni

 

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