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Uno strano giro di soldi lega una pornostar, l'avvocato di Trump e un oligarca amico di Putin

La guerra tra il legale della pornostar Stormy Daniels e Donald Trump potrebbe accelerare il lavoro di Robert Mueller, il procuratore speciale che indaga sul Russiagate, le interferenze di Mosca nelle presidenziali americane del 2016.

Protagonista assoluto nelle ultime settimane, l’avvocato della Daniels, Michael Avenatti, le cui rivelazioni stanno mettendo nei guai il presidente e il suo avvocato personale, Michael Cohen.

Avenatti l’8 maggio ha pubblicato un rapporto dettagliato sulle transazioni del conto corrente della Essential Consultants, una società creata dal legale del presidente poco tempo prima delle elezioni, dal quale sono usciti i 130 mila dollari con cui Cohen ha comprato il silenzio di Stormy Daniels sulla sua presunta relazione con Trump.

Quei soldi da Novartis e At&t

E’ anche emerso che Cohen ha ricevuto un fiume di denaro da importanti multinazionali: oltre due milioni di dollari per consulenze a società come la casa farmaceutica Novartis e il colosso della telefonia At&t. Ma soprattutto un bonifico di 500 mila dollari dalla Columbus Nova, compagnia di asset management che fa capo a Viktor Vekselberg, miliardario russo vicino al Cremlino. In sostanza, Michael Cohen ‘vendeva’ l’accesso a Donald Trump.

Nonostante il portavoce della Casa Bianca Raj Shah abbia ribadito che il il presidente non ha nulla a che fare con la società di Cohen e non sia mai stato influenzato dal lavoro e dai consigli del suo legale personale, Mueller ha già puntato i fari sui soldi incassati da Cohen.

Denaro russo per Stormy

Nel mirino, ovviamente, i 500 mila dollari versati dall’oligarca russo, possibile prova di una collusione tra il Cremlino e lo staff della campagna elettorale di Trump. E proprio i ‘fondi russi’, ha twittato Avenatti, sarebbero stati utilizzati per pagare i 130.000 dollari a Stormy Daniels.

E’ difficile capire come Avenatti sia potuto entrare in possesso di tutte queste informazioni bancarie. Intervistato ormai quotidianamente da tutti i media americani, il legale della pornostar con cui Trump avrebbe avuto una relazione tra il 2006 e il 2007 ha detto di essere in possesso di altre prove che complicherebbero ulteriormente la già precaria posizione di Cohen, sotto inchiesta penale. “Non abbiano ancora scalfito nemmeno la superficie, con le informazioni che ho fornito questa settimana. Abbiamo ricevuto email, messaggi, dati finanziari. Le persone dovrebbero stare attente alle dichiarazioni che fanno”, è stato il monito di Avenatti.

Avvocati nei guai

L’Ispettore generale del dipartimento del Tesoro Usa ha per questo aperto un’inchiesta. Michael Avenatti ha negato di essere finanziato dagli oppositori politici del presidente Donald Trump. “Nessun partito politico o Pac (comitati di azione politica) stanno finanziando questo impegno. Dietro non vi è alcun gruppo cospirazionista di sinistra” ha dichiarato, respingendo gli attacchi in questo senso.

Chi invece ha fatto un profondo “mea culpa” è At&t, che ha sostenuto di aver pagato Cohen per “informazioni da insider sulla nuova amministrazione”; ma anche, come scrive il Washington Post, sul mega piano di fusione con Time Warner che è in attesa del via libera dell’Antitrust Usa. In tutto sembra sono stati versati 600 mila dollari. Assumere il legale personale del presidente Donald Trump è stata un “grosso errore” ha dichiarato in una nota ai dipendenti, il Ceo di At&t, Randall Stephenson.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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